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Villa Prota, una comune esperienza di vita

Torre del Greco: "Sicut flumen" raccolta di pensieri di Piero Colangelo


Torre del Greco: 'Sicut flumen' raccolta di pensieri di Piero Colangelo
19/06/2010, 18:06

 “Se un giorno andrai nel Sud/ fermati fra Torre del Greco/ e Torre Annunziata e segui/ quella strada tutta polverosa/ dove crescono liete le ginestre/ in mezzo al rumore dei frantoi/ e al vocio dei cavatori/ che ardono al sole./Arriverai su una piccola/ spiaggia assolata/ ai piedi della Torre Scassata/ e a destra dei vecchi cantieri/ mentre il profumo del mare/ ti riempie i polmoni, riposati/ che su quella spiaggia di sassi roventi/ si consumò breve/ la mia infanzia di navigatore”.
Questi intensi versi racchiudono l’animo di Piero Colangelo che ha vissuto la sua gioventù negli anni in cui Torre del Greco appariva diversa.
 Un tempo, poco meno di mezzo secolo fa, Torre del Greco, che sorge tra il Vesuvio ed il mare in un territorio di straordinaria suggestione, rappresentava un forte attrattore per chi viaggiava e visitava queste zone e, ancor più, per chi viveva questa realtà.
     Il tempo è passato e questa città, sostituendo alle ampie distese di campi e ai paesaggi mozzafiato colate di grigio cemento, si è allineata al continuum edilizio della cosiddetta “conurbazione napoletana”.
    Ma i ricordi di quel tempo felice non si assopiscono in chi ha trascorso la propria giovinezza, la primavera della vita, in luoghi incantati che, ancor oggi, nella mente affiorano come in un sogno rivestito di magia.
    Questo sogno, Piero Colangelo – docente di lettere – e appassionato scrittore di pensieri legati alla sua “Leopardi”, contrada di Torre del Greco – ha voluto riversarlo qualche anno fa in un libro al quale l’Autore ha dato il titolo “Sicut flumen”, impaginazione e grafica di Enzo Amura, un titolo che sostanzia il contenuto che “come un fiume” – potremo dire – nello scorrere impetuoso della vita - rimembra la sua giovinezza trascorsa nella grande casa di Villa Prota.
    Villa Prota, angolo via Campanariello, è situata in contrada Leopardi a Torre del Greco. La contrada prende il nome dal poeta di Recanati, Giacomo Leopardi, che soggiornò in zona nell’ultimo anno della sua vita. L’amenità di questi luoghi ispirò il Poeta che scrisse due odi di inusitata bellezza: “La Ginestra” e Il tramonto della luna”. E’ una casa costruita agli inizi del XX secolo, con il soffitto a volta e alte pareti. Le stanze, d’inverno, erano particolarmente fredde, e a riscaldarle c’era una vecchia stufa a legna, dove Piero ricorda il suo anziano papà, che  trascorreva il proprio tempo.
    L’Autore ripercorre, attraverso i sentieri della memoria, la sua vita. Racconta, con l’affollarsi di tanti pensieri, i nostalgici momenti di quando, lontano dalla sua terra, in un’altra terra del Sud del mondo, il Venezuela, viveva un’altra vita. Il suo carattere si è forgiato tra i sentimenti di nobile sensibilità a quelli di grande forza interiore e di amore per la vita. Costante in lui il legame alla sua Leopardi, a quel fazzoletto di terra che asconde la ormai lontana gioventù, le radici profonde, le amate ombre, i paesaggi d’incanto, gli appunti riportati su sparsi fogli di carta.
   Quel giorno, quando Piero mi regalò il suo volume, cominciai a leggerlo ma, poi dovetti smettere. Anch’io ho vissuto a villa Prota. Le parole di Piero, ricordo, entravano nel cuore e presto, un nodo alla gola soffocò il mio respiro e dagli occhi, intrattenibili, cominciarono a sgorgare lacrime di cocente tristezza per i tempi andati, di quando la spensieratezza, l’allegria e l’effervescenza della vita ancora non avevano ceduto il passo alla consapevolezza dell’inesorabile trascorrere del tempo e della vita stessa.
     Ricordo quando morì suo padre. Ognuno dei fratelli di Piero portò via qualcosa per ricordarlo. A Piero restò solo il profumo dei suoi gerani che serba memoria ancora con tutta l’intensità di quel momento.
Piero ha vissuto gli anni del collegio che in alcun versi definisce benedetto. Ma, subito dopo, quel collegio diventa maledetto, perché impadronendosi della sua gioventù lo rese un uomo duro.
     Nel nostro tempo, tracce di quella durezza d’animo non ci sono più nel cuore di Piero. Nei suoi scritti emerge la sensibilità di un genitore affettuoso, ma anche di profondo affetto filiale per i propri genitori.
     Oggi, la villa è soltanto un rudere abbandonato. Qui non vi saranno più innamorati che al chiarore dei raggi di luna si scambieranno ardenti baci d’amore. Non si sentirà il cane abbaiare e il gatto miagolare. Né gli uccelli con il loro canto divertiranno i bimbi che giocano nel bosco. Lì, ora, è tutto abbandonato.
Su quella casa, spaziosa e luminosa, ora sembrano aleggiare minacciosi l’indifferenza e il degrado. Ma i sogni di gioventù, le speranze e le storie individuali di chi ha vissuto a villa Prota la stagione dell’infanzia e della giovinezza, rimarranno per sempre, indelebili, custodite tra quelle mura e, soprattutto, nei nostri cuori.
         
 
 
 
 
 

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di Rossella Saluzzo
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