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Il naufragio che ha suscitato ipotesi da film "giallo"

Torre del Greco: Vincenzo Speranza ricorda la tragedia del Titanic


Torre del Greco: Vincenzo Speranza ricorda la tragedia del Titanic
24/05/2010, 11:05

Vincenzo Speranza, dell’Associazione “Gli Amici del Crogiolo” di Torre del Greco, il 20 maggio scorso, presso la sala della libreria Alfabeta, ha raccontato la storia del transatlantico Titanic e del suo drammatico naufragio. Dalla relazione è emerso un dubbio che fa del caso Titanic un vero e proprio giallo! 
Il Titanic  ha acceso, più di ogni altro disastro avvenuto in mare, la fantasia di molti. Gli Oceani nascondono tesori, relitti di ogni epoca, eppure, proprio su questo transatlantico, i romanzieri hanno scritto fiumi d’inchiostro.
A dare sostegno alla fervida fantasia di romanzieri e registi cinematografici fu la costruzione di due navi gemelle: l’Olympic e il Britannic. Il Titanic, in pratica, faceva parte di un trio di transatlantici, progettati per offrire un collegamento settimanale con l’America e garantire il dominio delle rotte oceaniche alla White Star Line, la Compagnia navale inglese proprietaria delle tre navi.
Alla ricostruzione dei fatti fanno eco le leggende, le maledizioni, le profezie di narratori e perfino le congetture spirituali del mondo ecclesiale.
Una teoria molto controversa viene portata avanti da Robin Gardiner, nel suo libro “I due Titanic: L’enigma di un disastro voluto e di una truffa colossale. Il vero Titanic non è mai partito!” - Casale Monferrato, Piemme, 1997). Attingendo ad una notevole serie di eventi e coincidenze, l’autore deduce che il naufragio non fu altro che una colossale frode assicurativa.
Nel 1898, quattordici anni prima della tragedia, fu pubblicato il romanzo dal titolo “Futility, or the Wreck of the Titan” ovvero “Futilità, o il relitto del Titano”.
L’autore, Morgan Robertson, scrisse la storia di un transatlantico, il Titan, considerato inaffondabile, che, però, finì in rotta di collisione con un iceberg nel Nord Atlantico, affondando in poche ore in aprile, stesso mese della tragedia del Titanic.
Il vero Titanic, secondo Robertson, non sarebbe mai partito, ma avrebbe continuato i suoi viaggi per ben altri 25 anni. Ad affondare, invece, fu la nave gemella “Olympic”, dopo essere stata speronata. L’imbarcazione non godeva, al momento del disastro, di alcuna polizza assicurativa.
Sui drammatici e tragici eventi del Titanic, anche la Chiesa cattolica teorizzò un’ipotesi che contribuì a rinsaldare la tesi della maledizione. Il Clero riferiva, secondo Speranza, che un errato numero di immatricolazione della nave 39094, letto al contrario, cioè osservandolo allo specchio, rivelasse la frase “No Pope” ossia “Senza Papa”. All’epoca questa frase era il motto usato dalle sette protestanti estremiste irlandesi.
Stranamente, e questo lascia pensare che tutto quanto non sia vero, il numero di immatricolazione del Titanic era 401.
Oltre alla maledizione e alla storia romanzata, tradotta poi nel film di James Camerun del 1998, il disastro del Titanic è la summa di una serie di errori. L’equipaggio era convinto di viaggiare a bordo di un transatlantico inaffondabile.
La nave partì per il suo primo e unico viaggio, il 10 aprile 1912, da Southampton (Regno Unito) per New York via Cherbourg e Queenstown, comandata dal capitano Edward J. Smith. Per Smith il viaggio del nuovo transatlantico costituiva l’ultimo comando prima del pensionamento. Una sorta di coronamento ad una lunga e brillante carriera di oltre 40 anni.
A quattro giorni dalla partenza, domenica 14 aprile alle 13.30, arrivò il primo marconigramma dal vapore Baltic al Titanic che segnalava la presenza di ghiaccio a 400 km di distanza.
Il direttore della White Star ritenne sufficiente far spostare la rotta del transatlantico. Alle 13.45 arrivò il secondo  messaggio dal piroscafo Amerika che, stranamente, non giunse mai al ponte di comando. Nel pomeriggio il terzo avviso, questa volta giunto dal Mesaba, non fu consegnato. Un quarto marconigramma giunse infine dal Californian che sostava, bloccato dai ghiacci, a poca distanza del Titanic. Anche quel messaggio segnalava la presenza di un enorme campo di iceberg. Nessuno volle prendere in considerazione gli avvisi di pericolo. Intorno alle 21,00 il capitano lasciò il salone ristorante e salì in plancia. Il mare quella sera era eccezionalmente calmo. Il comandante tornò in cabina per riposare.
Alle 23.35 le vedette Fredrick Fleet e Reginald Lee avvistarono un iceberg davanti alla nave. La montagna di ghiaccio era visibile ad occhio nudo e, peraltro, pare che a bordo non vi fosse la disponibilità di binocoli. Una distrazione fatale. Impensabile, considerato che il Titanic era dotato dei più confortevoli alloggi e di lussi superflui, ma sprovvisto di tali strumenti che, nel 1912, già erano ritenuti indispensabili alla navigazione.
Durante la notte, la sostenuta velocità della nave che raggiungeva i 23 nodi, evidentemente non consentì di rallentare in  tempo per evitare il catastrofico impatto.
Molti segnali di pericolo vennero sottostimati, forse  per presunzione, forse per imperizia. Viveva nell’equipaggio e negli ufficiali di bordo la certezza che il Titanic fosse dotato di una sorta di invulnerabilità tecnologica, tale da sfidare ogni avversità del mare.
I titoli dei giornali di tutto il mondo consegnarono  alla storia il disastro del Titanic. Quella stessa sciagura che consentì alla comunità marittima internazionale di dotarsi del Radio Act che regolamentava l’uso delle comunicazioni radio, specialmente durante le emergenze. L’evento portò alla riunione della prima Convenzione Internazionale sulla Sicurezza della Vita in Mare a Londra il 12 novembre 1913.
L’immaginario collettivo ricorda soprattutto le immagini del Titanic che illuminato sparisce nei fondali marini.
La tragedia, dopo le vicissitudini giudiziarie e quelle romanzate, finisce nelle sale cinematografiche ove, accanto alla disgrazia umana, si racconta la storia dell’amore spezzato  tra Jack e Rose.
Quella raccontata da Vincenzo Speranza  è una storia che ancora oggi appare per molti versi oscura. Proprio per questo, forse, Speranza spinto dalla curiosità, ha ricercato tra le fonti disponibili, le ipotesi di quanto accadde quella tragica notte del naufragio del Titanic, regalando agli “Amici del Crogiolo” una serata ricca di “suspense” tra le onde risorgenti di un oceano chiamato “cultura”.   
 

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di Rossella Saluzzo
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