Cultura e tempo libero / Teatro

Commenta Stampa

Roberto azzurro e le mamme della nuova drammaturgia

Un quartetto d’eccezione omaggia Annibale Ruccello alla Sala Assoli di Napoli

Quattro mamme scelte " a caso"

Un quartetto d’eccezione omaggia Annibale Ruccello alla Sala Assoli di Napoli
16/12/2011, 18:12

Se davvero fosse stata la casualità la “madre” della scelta che ha condotto il regista dello spettacolo a portare sulla scena il meraviglioso parterre di attrici napoletane che dallo scorso 8 dicembre incanta i suoi astanti col talento e la maestria di cui è provvisto, potremmo dire, a ragion veduta, che mai casualità fu più felice e prodiga di esaltanti risultati. Da un’idea di Massimiliano Palmese nasce Quattro mamme scelte “a caso”, uno spettacolo sapientemente diretto da Roberto Azzurro e prodotto da Nuovo Teatro Nuovo e Medea.net, che attraverso la drammaturgia contemporanea si propone di onorare la memoria di Annibale Ruccello che, trent’anni or sono, scrisse “Mamma – Piccole tragedie minimali” ( a cui lo spettacolo è liberamente ispirato) e che, cercando di restituire la stessa eccezionalità dei personaggi femminili del drammaturgo stabiese, va ben al di là del proposito di fare un remake dell’originale, ma intende piuttosto indagare in merito all’influenza che la drammaturgia di Ruccello ancora esercita sulle nuove generazioni. Quasi come un atto di riverenza nei confronti di Annibale Ruccello, che lo stesso regista fa assurgere a “nume tutelare” di questo riuscito spettacolo, le quattro attrici guadagnano la scena in punta di piedi, in maniera sobria, composta. Ad un inquietante e quasi minacciosa ninna nanna intonata dalle corde di un mandolino, quello di Marco Sgamato, cui spetta il merito di tutte le gradevoli incursioni nell’arco dello spettacolo, e dalle stesse protagoniste, è affidata l’ouverture: traspaiono in nuce, sui volti di ciascuna, i segni degli affanni, delle delusioni, dell’amarezza per ciò che sarebbe potuto essere e che non è stato, i segni del fallimento. Quattro voci, quattro storie diverse, che pur ascrivendosi alla dimensione contemporanea percorrono sentimenti che storicamente si legano alla sfera della maternità. Sentimenti che nel loro percorso di “neo-mamme” le quattro attrici hanno saputo meravigliosamente far propri in un approccio che avrà avuto tutti i requisiti dell’inedito e del “virginale”. Rosaria de Cicco, ne “Il fatto più bello” di Massimiliano Virgilio, passando abilmente da un registro comico- grottesco ad uno più intenso e drammatico, è la prima delle madri che si trova a dover risolvere un problema “antico”: una figlia sedicenne da far abortire. Stella è una donna vinta dall’imprevisto :<< E ’a vita, o ssaje, che t’o dico a ffà?, è na cosa imprevedibile…e anzi, cierti vvote è propeto ‘na chiavica. Però chello che s’adda fa’ s’adda fa>>. Luna deve restare la stella più grande e luminosa di tutto il suo firmamento e un cuore di mamma non può non affannarsi perché il gelo del proprio fallimento non si rifletta anche nel destino della sua bambina, perché quell’imprevisto non conduca anche lei verso un inevitabile disincanto. Antonella Romano in “ 70 mi dà tanto” scritto da Luigi Romolo Carrino, è una mamma/nonna padrona che, fiera sostenitrice delle tecnologie d’avanguardia, è abbrutita dalla solitudine, dall’indifferenza mostrata dai suoi familiari rispetto alla sua condizione di disabilità. Una figlia telefonicamente sempre irraggiungibile (e non solo al telefono) e un nipote, Filippo, che è troppo occupato a << …guardare dalla mattina alla sera quella travestita di Maria de Filippi […]invece di dare retta alla nonna sua, che sta sopra a questa sedia tutta stroppiata e dolorante>>. Chat e forum sono i meri riempitivi del tragico vuoto esistenziale di una donna non più giovane che - desolante scorcio del nostro tempo - trova nel virtuale l’unica via di fuga da un mondo reale che trabocca di lacerante solitudine. Gea Martire in “Sciore Arancia”di Alessio Arena, offre una generosa interpretazione del delirio di una donna che vive nello spazio di un’unica esistenza un vasto ventaglio di esperienze traumatiche: il tradimento, l’abbandono, la follia, la cattività del carcere e l’essere defraudata del bene più prezioso: l’amore di suo figlio. Viene in mente la locuzione latina “Nomen omen” mentre si assiste, come sotto ipnosi e in un crescendo emotivo molto intenso, alla sua prova. Un martirio. Il martirio della terra. Gea è la terra, è la madre, è il ventre sicuro in cui l’albero su cui Sciore Arancia ha sublimato il suo amore, ha piantato le sue radici. E su quell’albero, che diventa il frutto del suo grembo, la donna resta abbarbicata nel disperato tentativo di impedire che venga abbattuto. E a chiudere << La Pocalisse >> il monologo del fantasma di una madre-bambina scritto da Massimiliano Palmese. Imma Villa interpreta con grande leggerezza il ruolo della messaggera dell’Apocalisse, una giovanissima e bellissima madre suicida che catalizza il pubblico con la forza e l’efficacia di una sua genuina espressività. Avvalendosi di un linguaggio antico, che sembra amplificare la gravità dei suoi moniti, Vincenzina di Marechiaro appare in sogno a suo figlio per esortarlo a lasciare il paese: …<< e a questa granda convenscion il Grande Fratello ha pigliato la parola e ha detto a tutti i santi del Calendario: Uagliù, mo basta! Mo m’aggio scucciato! […]Figlio mio fujtenne, fujtenne ll’Italia!>> Puntuale, irriverente, dissacrante e non senza una travolgente verve comica, arriva l’annuncio di un’imminente punizione per un’Italia in rapida ascesa verso la corruzione e lo sfacelo. Grasse risate di fronte allo scempio di un Paese che dovrebbe, a buon diritto, indurre forse al pianto ma chissà che le coscienze, fossero anche quelle più asservite al proprio torpore, non abbiano subito un sussulto! I quattro testi di Quattro mamme scelte a caso sono raccolti in un libro che ha, recentemente, inaugurato la collana teatrale delle nuove edizioni Caracò. In replica fino a domenica 18.

Commenta Stampa
di Rosa Vetrone
Riproduzione riservata ©