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UN VENTENNIO DI MANIFESTI AFFISSO A FORLI'


UN VENTENNIO DI MANIFESTI AFFISSO A FORLI'
19/09/2008, 17:09

A Forlì, negli ampi e solenni ambienti dei Musei San Domenico, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì propone la più ampia esposizione sino ad oggi allestita riguardante un momento assolutamente fatidico della storia della comunicazione italiana, quello che intercorre tra gli anni venti e il 1940. Sono gli anni dell'ascesa al potere del Fascismo, della crescita dell' industrializzazione, della creazione e sviluppo dei nuovi miti, primo fra tutti quello di una Italia grande e moderna.
La scelta di questo tema non è casuale: Forlì fu infatti oggetto di importanti interventi urbanistici ed architettonici durante il Ventennio, come testimoniano alcuni importanti edifici pubblici che si affacciano sulle principali arterie cittadine: la Stazione ferroviaria, la Casa del Balilla (v.le della Stazione), il Collegio aeronautico "Bruno Mussolini" (p.le della Vittoria), il Palazzo delle Poste (p.zza Saffi), la Casa del Mutilato (v. Maroncelli), oggi integrati e rifunzionalizzati nell'attuale tessuto urbano.
La mostra diventa quindi occasione per riflettere su un momento storico che, urbanisticamente, connotò la città e di cui rimangono testimonianze importanti.

Il materiale esposto proviene dal Massimo & Sonia Cirulli Archive (con sedi a New York e Bologna), la più importante e più ampia collezione privata di manifesti storici oggi esistente in Italia.
Anche se il soggetto principale dell'esposizione è rappresentato dai manifesti, protagonisti indiscussi, la mostra si propone di approfondire altri ambiti e temi della comunicazione proponendo opere di scultura e pittura, bozzetti originali, modelli legati alla produzione industriale e alla celebrazione patria e diversa documentazione di grande interesse, come la raccolta di 27 figurazioni grafiche di Bruno Munari per "il Cantastorie di Campari" o i disegni di Adolfo Wildt per l'Opera nazionale Orfani di Guerra.

Cinque le ricche sezioni in cui si articola la mostra (quasi 200 le opere esposte e oltre sessanta gli autori).
Si prende avvio da quella intitolata "Richiami classici e nuovi modelli, la donna e l'uomo moderni" con opere di Cambellotti, Cappiello, Dudovich, e di altri protagonisti del cartellonismo nazionale. La "meccanizzazione e il gioco della figura umana" sono indagate attraverso una spettacolare sequenza di opere tra cui spiccano i manifesti di Boccasile, Fortunato Depero, Federico Seneca, Atla. Un tema su cui si giocò l'immagine del Paese fu quello della "Velocità" con manifesti che celebravano le gradi imprese automobilistiche e aeronautiche; tra gli autori, Carla Albani, rara cartellonista donna, e Lucio Fontana. Direttamente collegato al precedente, è il tema del "Volo", con modellini originali di aereo, un arazzo di Balla dedicato agli aereomobili, manifesti di Umberto Di Lazzaro e Luigi Martinati. Due sezioni di approfondimento sono riservate alle pubblicazioni editoriali celebrative d'epoca e ai bozzetti, questi ultimi non solo di manifesti ma di monumenti e altri materiali destinati a comunicare o tramandare il Regime e le "Italiche Virtù". Tra i molti documenti, opere rare o uniche firmate da Thayaht, Ram, Sepo, Calzavara, Depero, Masoero e Bruno Munari.
La sezione conclusiva è riservata alla "Astrazione della forma" con manifesti e opere di Bertelli (celebre il suo Mussolini in bronzo), Chelini, Carboni, Mondani, Pluto e, ancora, Boccasile, Sironi, Depero, Balla.

Ecco come Anna Villari, curatrice della mostra, introduce alla mostra stessa:
"Tra la fine della prima Guerra Mondiale e l'inizio della seconda, in bilico tra le certezze, le conquiste e gli entusiasmi della modernità e le crisi e gli errori della politica, l'Italia ha conosciuto nel campo delle arti una delle sue più fervide stagioni creative.
Si tratta di due decenni dominati in tutta Europa e in America dalle sperimentazioni delle avanguardie, in una varietà di linguaggi e di soluzioni che per la pria volta vanno incontro alle nuove esigenze della comunicazione di massa, della propaganda, della diffusione del mercato, di una unificazione, insomma, del vivere e del gusto.
Il manifesto assume in questo quadro un ruolo preponderante, divenendo il veicolo principale - e prediletto sia dagli imprenditori che dal pubblico - di una nuova immagine dell'Italia, che si vuole dinamica, veloce, arguta o, nel caso della grafica di propaganda, sicura e assertiva.
Un'Italia comunque "moderna", infatti capace, anche nel confronto con i altri paesi occidentali, di un linguaggio figurativo audace e sperimentale.
Campo di ricerca per i più grandi artisti del nostro Novecento - dai futuristi Balla, Depero, Tato e Prampolini a Sironi, padre del monumentalismo e del muralismo, ad Adolfo Wildt, Duilio Cambellotti, Lucio Fontana - il mondo del manifesto pubblicitario ha visto concentrarsi negli anni '20 e '30 di talenti riconosciuti in tutto il mondo: Leonetto Cappiello, Marcello Dudovich, Diulgheroff, Gino Boccasile, Erberto Carboni, Bruno Munari, Sepo, Seneca, insieme a molti altri, autori di prove grafiche ancora oggi sorprendenti per l'essenzialità del segno, gli arditi accostamenti cromatici, la varietà dei caratteri grafici.
A dialogare con i manifesti, che sono anche testimonianza storica concreta dello sviluppo della grande industria italiana - Fiat, Campari, Olivetti tra le altre - è esposta una sezione di sculture, bozzetti, riviste, fotografie, libri illustrati dell'epoca, grazie ai quali si rende ancora più evidente il continuo trasmigrare di idee e soluzioni da un campo all'altro delle arti, e l'eccezionale forza simbolica, comunicativa e globale del segno novecentesco".

 

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di Redazione
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