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UNA GRANDE MOSTRA DEDICATA A CLEMENTE XIII REZZONICO AL MUSEO DIOCESANO DI PADOVA


UNA GRANDE MOSTRA DEDICATA A CLEMENTE XIII REZZONICO AL MUSEO DIOCESANO DI PADOVA
11/12/2008, 10:12

Esponente di una illustre famiglia veneziana, che in pochi anni conosce fama e prestigio e si autocelebra nel fastoso palazzo sul Canal Grande, Carlo Rezzonico assiste come vescovo di Padova e poi come pontefice ai cambiamenti culturali che attraversano il Settecento, dal diffondersi delle idee illuministiche al mutamento del gusto artistico. Dagli sfarzi del barocco, passando per la preziosità del rococò, l'arte in Italia, e soprattutto a Roma, riscopre l'antico e lo reinventa, fino ad approdare al neoclassicismo. Testimone eccellente di queste vicende, Clemente XIII con la sua famiglia ne diventa protagonista, facendosi committente dei più noti artisti del tempo, da Anton Raphael Mengs a Pompeo Batoni, a Giovanni Battista Piranesi. Dopo la sua morte i nipoti, affidando ad Antonio Canova il monumento funebre dello zio nella basilica di San Pietro, celebreranno la memoria del papa e della famiglia, consacrando così la nuova arte di cui lo scultore di Possagno è tra i più grandi interpreti.

Dopo gli anni di formazione prima a Padova e poi a Roma, Carlo Rezzonico fu vescovo di Padova tra il 1743 e il 1758. Fu spesso impegnato nella consacrazione di chiese edificate o rinnovate in quegli anni, e si dedicò a una capillare visita pastorale nel territorio, sempre attento al decoro e all'arredo interno degli edifici sacri. Si preoccupò inoltre della ridefinizione architettonica del Seminario Maggiore, voluto dal suo predecessore Gregorio Barbarigo (1664-1697), avvalendosi della consulenza dell'ingegnere e matematico Giovanni Poleni e dell'architetto Giorgio Massari, cui i Rezzonico avevano affidato la ristrutturazione del loro palazzo a Venezia.
Il 6 luglio 1758 Carlo Rezzonico fu eletto papa: nel percorso espositivo sono illustrati le fasi del conclave, i riti di insediamento e i festeggiamenti che si svolsero a Padova, Venezia e Roma in seguito all'elezione, con l'esecuzione di concerti e liturgie, e la messa in opera di apparati effimeri e spettacoli pirotecnici, di cui vengono esposte interessanti documentazioni grafiche.
Da pontefice Clemente XIII non dimenticò Padova, anche quando le attività istituzionali e politiche lo allontanarono dalle vicende venete: lo testimoniano i doni elargiti durante il suo pontificato alla Cattedrale e all'Università cittadina, che la mostra presenta sottolineando il vivo legame con la sua terra d'origine.
Nel 1761 Clemente XIII proclamò beato Gregorio Barbarigo, e negli anni immediatamente successivi nella basilica di San Marco a Roma, sede dei veneziani nello Stato Pontificio, i Rezzonico dedicarono al nuovo beato una cappella, dotata di preziosi arredi. L'anno successivo anche nella Cattedrale di Padova venne edificato un altare dedicato al Barbarigo, su progetto di Giorgio Massari. L'evento della beatificazione dunque fu occasione per artisti veneti e romani di cimentarsi, poco dopo la metà del secolo, in opere di scultura, plastica, pittura e oreficeria, alle quali è riservato ampio spazio nel percorso espositivo.
Sul piano culturale il papa veneziano, grazie anche alla personalità del cardinale Alessandro Albani, seppe fare sue le istanze che viveva la Roma settecentesca, crocevia di artisti e letterati, collezionisti e antiquari provenienti da tutta Europa e attratti dalla riscoperta delle radici del passato e del mondo classico che riemergevano attraverso gli scavi archeologici. Sono gli anni della creazione del Museo Profano nei Palazzi Apostolici, primo embrione dei Musei Vaticani, della crescita del Museo Capitolino grazie anche alle generose donazioni del papa, gli anni di Winckelmann, nominato Prefetto delle Antichità di Roma nel 1764, di Mengs e Batoni, pittori del Grand Tour ma anche raffinati ritrattisti del papa, come la mostra illustra attraverso alcuni dei loro capolavori.
Un rapporto privilegiato lega Clemente XIII all'architetto e incisore Giovanni Battista Piranesi, che godette del favore dei Rezzonico a Roma, dedicò al papa alcune delle sue più famose raccolte di incisioni, e progettò gli arredi degli appartamenti del cardinale Giambattista e del senatore Abbondio Rezzonico, nipoti del pontefice. Una selezione di stampe piranesiane racconta il rinnovamento del gusto antiquario nella Roma degli anni sessanta del Settecento, nel quale tanta parte ebbe il mecenatismo dei Rezzonico.
Negli anni ottanta furono ancora i nipoti di Clemente XIII, a distanza di molti anni dalla sua morte, a commissionare ad Antonio Canova il monumento funebre dello zio nella Basilica di San Pietro a Roma: un'apposita sezione della mostra presenta le fasi della progettazione del monumento, attraverso i disegni e i bozzetti in gesso dell'autore.

 

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di Redazione
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