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una commendia sorprendemente divertente

Una notte da leoni


Una notte da leoni
23/06/2009, 09:06

Todd Phillips è lo stesso regista che si occupò della trasposizione cinematografica di Starsky e Hutch con i sempre ottimi Ben Stiller e Owen Wilson. Il film non riuscì male e il lavoro di Phillips fu bastevolmente apprezzato dalla critica. Con questo "Una notte da Leoni", però, il regista americano ha decisamente superato se stesso. Scelta del Casting, intreccio narrativo e gag comiche si amalgamano in un impasto perfetto che conferisce a questo ennesimo film comico/demenziale americano quel tocco di orginalità sorprendente che, in diversi tratti, si tramuta in unicità. La trama è "classica" ma, l'evolversi delle vicende, ha qualcosa di magnetico per la risata.
Doug (Justin Bartha) deve sposarsi e, come addio al celibato, il fratello della moglie Alan (Zach Galifianakis) e i suoi due amici Phil (Bradley Cooper) e Stu (Ed Helms) decidono di regalargli una folle notte nella "città del peccato": Las Vegas. Il mattino seguente la notte brava, Phil, Alan e Stu si risveglieranno in una suite devastata e popolata da galline, una tigre e un bebè tenerissimo.
Di Doug non c'è traccia né nella stanze nè da nessun'altra parte di Las Vegas e i tre, non ricordando assolutamente nulla della nottata precedente, si ritrovano a dover affrontare una serie di peripezie che, definire esilaranti e bastardamente folli, sarebbe riduttivo.
Vera star/rivelazione del film, si dimostra Zach Galifianakis che, con il suo aspetto a metà tra il grande John Belushi e il sempre divertente Jack Black e il suo essere, per dirla con le parole di Stu:"Un bimbo anche se ha la barba", cattura simpatia e attenzione del pubblico fin dai primissimi fotogrammi.
Erano anni che il cinema americano non riusciva a regalare una commedia di questa "levatura comica"; puntando su un cast semisconosciuto (a parte Bradley) ma affiatatissimo e indovinatissimo (con una comparsata strepitosa di Mike Tyson). Phillip sembra infatti conoscere tutti i punti principali da "sfiorare" per generare risate a crepapelle e dolori addominali. Il regista americano prende per mano l'ilarità, la volgarità mai insopportabile, "l'imbranataggine", la follia e l'autoironia e ce le fa conoscere una ad una; garantendoci, con questo vis a vis, 100 minuti di puro divertimento.

Voto: 8

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di Germano Milite
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