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Una Zannata: un primo studio sulla Commedia dell’Arte


Una Zannata: un primo studio sulla Commedia dell’Arte
11/11/2013, 09:47

“Uno dei fenomeni più importanti della storia del teatro moderno, la Commedia dell’Arte, è sorto dall’esigenza di alcuni uomini di mettersi insieme. Erano persone che avevano sempre fatto mestieri giudicati infamanti o “bassi”: buffoni, ciarlatani, saltimbanchi, acrobati e prestigiatori di piazza. Oppure uomini e donne dalla vita sregolata, che cioè infrangevano apertamente le regole dominanti.Questi individui hanno trasformato la loro devianza, la loro “asocialità” riunendosi in un gruppo. Hanno socializzato la loro differenza. Hanno “inventato” una nuova forma di teatro per difendersi. O meglio: il loro modo di difendersi, di conquistare un più dignitoso livello di vita, di imporre all’esterno il diritto di essere rispettati” (E. Barba, La corsa dei contrari, 1979).                                                                                                              
Queste parole di Eugenio Barba il prologo del primo spettacolo teatrale “Una Zannata”, messo in scena nelle  tappe di Crotone, Napoli e Roma dalla compagnia teatrale “Uno più uno uguale tre”, composta da undici giovani attori formatisi presso il Centro Internazionale La Cometa di Roma.
Lo spettacolo, curato dal regista Flavio Albanese, è un primo studio sulla Commedia dell’Arte: non c’è un testo scritto, solo un canovaccio, proprio per questo  ha la peculiarità di essere immediato e fruibile da tutti, dai bambini agli adulti.

La rappresentazione, scarna in scenografia quanto ricca di espressività, mette in scena le maschere dello Zanni (di lì il nome della pièce) la più antica maschera del servo, di origine lombardo-veneta. Nella Commedia dell'Arte assume questo nome il personaggio del simpatico e birbante del servo,connotato da alcuni  attributi:  furbo e imbroglione o sciocco e pasticcione. E’ proprio dalla maschera dello Zanni che originano tutte le altre maschere più conosciute, Pulcinella, Brighella, Arlecchino, Pantalone.
Il cuore della rappresentazione è incentrato su un atto in apparenza facilissimo, ma astruso e complesso per le logiche dei goffi e dispettosi Zanni: spostare una sedia. Senza intellettualizzazioni, senza aulici messaggi dagli echi filosofeggianti, “Una Zannata” arriva dritto allo spettatore, che ne è immediatamente divertito e partecipa insieme agli attori che lo coinvolgono, riuscendo  a sentirsi  parte della commedia.
Oltre all’immediatezza,altro scopo de “Una Zannata” è far conoscere agli spettatori le maschere, vere e proprie opere d’arte. “Proprio nel cuore di Napoli ci sono figure simili agli Zanni”- spiega Riccardo Marotta, attore della Compagnia “Uno più uno uguale tre”- “ Per noi è importante far conoscere  la nascita delle maschere e recuperarne la tradizione che sta morendo, perché il folklore cinquecentesco è ancora attuale ed attualizzabile. Non tutti ad esempio sanno che la amatissima maschera di Pulcinella nasce proprio dallo Zanni….chissà cosa ne penserebbero i napoletani se sapessero che il genitore di Pulcinella è veneto!”
Le maschere, un modo per prendere in giro e raggirare il potere.
Assenza di un testo scritto che permette un interscambio di ruoli interpretati. “Ogni sera il nostro spettacolo, nonostante sia sempre lo stesso, è uno spettacolo diverso “- continua l’attore- “Proprio perché l’assenza di testo e l’interazione col pubblico che cambia ti danno la possibilità di essere libero. E’ come uno spazio tra due punti, e tra questi due punti pui metterci quello che vuoi”.

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di Ilaria Nacciarone
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