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UNO SCIAMANO SULLE PENDICI DEL VESUVIO


UNO SCIAMANO SULLE PENDICI DEL VESUVIO
09/10/2008, 10:10

 

Nell’ambito degli “Incontri Vesuviani 2008”, organizzati dalla Federazione Territoriale Città del Monte, per la direzione di Paola Acampa, la dimora Fiume di Pietra ospita da venerdì 10 a domenica 12 ottobre “Nomad: la danza dello scialle nero”. Per tre giorni, alle pendici del Vesuvio, Nomad ‘Winterhawk’ - sciamano, psicologo, artista, consigliere spirituale Apache dellatribù dei Tumontcoko Na-Chista,  riconosciuto come Road Chief (Capo Cerimoniale) - terrà un incontro/evento sull’antica cerimonia di elaborazione del lutto e della separazione presso i popoli nativo americani. Nomad, premiato a Los Angeles per il suo supporto spirituale alla comunità degli Africani Nativi d’America, ha più volte collaborato con Don Juan e Don Genero, maestri dello scrittore antropologo Carlos Castaneda.
 
Tra i Nativi Americani, la danza dello scialle nero assiste la donna nel difficile cammino dell’elaborazione del dolore. Lo scialle provvede a tenerla calda, al sicuro, soprattutto quando riaffiora qualcosa d’irrisolto. Il tipo di situazioni che richiedono lo scialle nero, sono quelle di “perdita”, che assumono sfumature e connotazioni diverse nella vita di ognuno: la perdita di un figlio o del compagno di vita, la chiusura di una relazione d’amore, di lavoro. La perdita della libertà personale, la perdita della propria verginità, anche quando si sente che la propria anima, il proprio corpo e la propria mente sono stati violati.
In autunno si danza il “cadere” e il “lasciare andare” con lo Scialle Nero. Il dolore smette di essere una nube informe e indifferenziata nel proprio intimo e diventa una danza condivisa per l’elaborazione del lutto, della perdita, della separazione.
Dopo che ci si è dati “il diritto” di soffrire, ci si dà “il diritto” di danzarlo.
Nella comunità dei nativi americani la donna ha un’importanza fondamentale: è colei che dà la vita e colei che ha il potere e l’ultima parola per toglierla, da lei nasce tutto. Se le donne stanno male tutta la comunità sta male, così ci si adopera per creare gli strumenti che possano accoglierla e farla rifiorire in nuova luce: dare vita alla donna che dà la vita, è dare vita alla comunità in cui cresce e matura la vita.

 

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di Redazione
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