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Ha vinto il documentario sul Grande Raccordo Anulare di Roma

Venezia, Leone d'oro a "Sacro Gra" di Gianfranco Rosi


Venezia, Leone d'oro a 'Sacro Gra' di Gianfranco Rosi
08/09/2013, 14:40

VENEZIA - Grande sorpresa a Venezia per l’assegnazione del Leone d’oro della 70esima edizione del Festival a Gianfranco Rosi, premiato per il suo documentario sul Grande Raccordo Anulare di Roma, intitolato “Sacro Gra”. Il documentario, a cui Rosi ha lavorato per ben tre anni, dormendo in camper o bed and breakfast, racconta le vite degli “invisibili”, portando alla luce realtà spesso dimenticate, come i problemi che possono affrontare i personaggi del suo film, dall’operatore del 118 dalla battuta facile, al nobile decaduto, al botanico in lotta con il punteruolo rosso, l’insetto-killer delle palme.

“Voglio fare un film sul Raccordo Anulare”, disse Gianfranco Rosi al Festival di Roma un po’ di anni fa. Nessuno, allora, immaginava che le cose sarebbero andate a finire così. Era da giorni che il nome di Rosi impazzava al Lido nel “totoleoni”, ma nessuno sperava nel Leone d’oro, vinto per l’ultima volta da un italiano, Gianni Amelio, solo nel 1998, con il film “Così ridevano”.

“Grazie, grazie. Non mi aspettavo di arrivare a Venezia e ringrazio Barbera della fiducia. Tantomeno pensavo di vincere un premio così importante. Si è aperta una breccia: il documentario è cinema e d’ora in poi la parola non farà più paura”, ha detto Rosi, commentando il verdetto rivoluzionario della giuria guidata da Bernardo Bertolucci. E’ stato proprio Bertolucci a spiegare le ragioni del verdetto, dicendo: “Il Leone d’Oro è stato dato a Sacro Gra da tutti i giurati con grande entusiasmo. Non ricordo se ci sia stata unanimità al primo voto ma non ricordo nemmeno che qualcuno abbia proposto un altro film. Volevo essere sorpreso e Sacro Gra è senz’altro sorprendente, girato con grande stile. Come suggerisce il titolo, il modo del regista di avvicinare gli spazi e i personaggi ha qualcosa di francescano, una purezza e una forza poetica che hanno incantato la giuria”.

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di Vanessa Ioannou
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