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A dondolo di mare, siamo un secchio in un pozzo di stelle

Verso… Moby Dick, verso un futuro che non arriverà mai


Verso… Moby Dick, verso un futuro che non arriverà mai
31/10/2011, 17:10

Chiamatemi Ismaele. È uno degli incipit più forti e suggestivi della storia della letteratura. È l'incipit del capolavoro di Herman Melville, "Moby Dick". La balena bianca. L'eterna lotta tra la vita e la morte, tra l'ingegno dell'uomo e la forza devastante della natura. Ma quando ad esercitare una forza devastante sul destino dell’uomo non è una “natura matrigna” bensì la mano dell’uomo stesso, si può diventare spettatori sgomenti di una rappresentazione quale quella andata ieri in scena al Teatro Elicantropo di Vico Gerolomini. Uno spettacolo molto suggestivo quello messo in piedi da Carlo Cerciello, in perfetta sintonia con il teatro di impegno civile che da sempre è il centro nodale da cui promanano le attività artistiche dello spazio da lui gestito accanto alla compagna Imma Villa. Dalla trama di una fitta nebbia si leva prorompente la forza espressiva di un linguaggio poetico ed aulico che riprende i versi di autori come Brecht, Majakovsky, De Luca, Pasolini, Baudelaire, Darwish, Block, Withman, efficacemente orchestrati dal regista e che ben sottolinea la disperazione dei popoli che agognano, al di là delle brutture e dei divieti vigenti nei propri paesi d’appartenenza, la possibilità di un futuro che viene loro tristemente negato alla fine di un tormentato ed estenuante viaggio. Sul barcone, insieme alle vite scacciate, in fuga, perseguitate, tormentate, salgono anche i sogni, le speranze, la sia pur soffocata voglia d’amare, il legittimo desiderio di un riscatto e della conquista di un posto nel mondo. E salgono anche gli spettatori che imbelli assistono all’impietoso “naufragio” della coscienza dell’uomo contemporaneo. Come restare indifferenti di fronte alla provvisorietà di queste vite? Come non sentirsi a propria volta migranti? L’intensità delle emozioni si amplifica grazie alle scene costruite da Roberto Crea, ai costumi curati da Gianni Ascione e alla sapiente elaborazione delle musiche originali ad opera di Paolo Coletta. Discreta la prova d’attore offerta dagli interpeti dello spettacolo, tutti ex allievi del Laboratorio Teatrale Permanente: Antonio Agerola, Roberta Caiazzo, Viviana Cangiano, Marina Cavaliere, Giuseppe Cerrone, Antonio D’Alessandro, Roberta di Palma, Marco di Prima, Alessandra D’uonnolo, Stefano Ferraro, Valeria Fralliciardi, Giosella Iannaccone, Marianna Liguori, Cecilia Lupoli, Giampiero Maresca, Giulia Musciacco, Maria Teresa Palumbo, Antonio Piccolo, Cosimo Sinforini, Fabio Terribile, Renato Zagari.
Il sottotitolo “A dondolo di mare, siamo un secchio in un pozzo di stelle” suggerisce l’immagine della varia umanità che a bordo di questo inedito Pequod, si proietta tenacemente verso la sua Moby Dick, una terra, una sirena, un traguardo da tagliare a qualunque costo, verso la speranza bugiarda di un futuro che non arriverà mai, perché Moby Dick è solo morte. Eppure, “Quel viaggio era qualcosa di più", come dice Ismaele. E l’equipaggio di certo non avrebbe avuto intenzione alcuna di ammainare le vele. In scena fino al 6 novembre.
Per info e prenotazioni 081.296640

 

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di Rosa Vetrone
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