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XVII edizione dell'Ethnos Festival


XVII edizione dell'Ethnos Festival
19/09/2011, 13:09

Nato nel 1995 con l’intento di recuperare le arcaiche tradizioni dell’area vesuviana, fondendole coi vari suoni e colori del mondo, favorendo un ideale dialogo interculturale, Etnhos Festival giunge quest’anno alla sua XVII edizione. Nonostante il taglio dei finanziamenti regionali e la crisi del settore culturale, la rassegna ideata e diretta da Gigi Di Luca presenta quattro eventi dall’innegabile fascino artistico. Dal 22 al 25 settembre, in due location d’eccezione come Villa Bruno a San Giorgio a Cremano e il cortile del Maschio Angioino di Napoli, le musiche della tradizione popolare italiana s’intrecciano a echi e sonorità d’India, Argentina e Palestina. Per una gioiosa festa fatta di evocazione e convivenza ritmica.



Apertura affidata alla brigantessa Teresa De Sio che con Corde e voce presenta in anteprima a San Giorgio a Cremano (ore 21, ingresso gratuito) alcuni brani tratti dal nuovo lavoro "Tutto cambia", in uscita il 20 settembre e dedicato all’argentina Mercedes Sosa. Dopo l’avventura di “Sacco e fuoco” e a 4 anni di distanza da “Riddim a Sud”, la De Sio prosegue la sua ricerca celebrando in concerto i suoi maestri: da Matteo Salvatore a Enzo Del Re fino a Fabrizio de André. Ad accompagnarla in questo live intimo e viscerale il violino di Her, le chitarre di Egidio Marchitelli e con voce e percussioni Upapadia. Giovedì 22 dalle 19, nella Biblioteca di Villa Bruno ci sarà pure la tavola rotonda “Le terre del rimorso – la cultura popolare”, con l’intervento della De Sio e di Gigi Di Luca. Modera il giornalista Ciro De Rosa.



Il 23 settembre, sempre a Villa Bruno (ore 21, ingresso gratuito), arrivano i Dhoad gitani del Rajasthan. Musicisti nomadi che con le loro esibizioni conducono lo spettatore lungo i sentieri del nord-ovest dell’India, dove affondano le autentiche radici dei rom. Attraverso danze, musiche, arte e folclore l’ensemble diretto da Rahis Bharti (uno dei primi membri dell’Orchestra di Piazza Vittorio) evoca le radici dell’uomo e il fascino di una terra antica. Il canto spirituale qawwali e la danza sapera invitano a ripercorrere a ritroso le vie carovaniere battute per secoli dai viandanti. Il gruppo è composto da 6 musicisti, un fachiro e una danzatrice sapera: Rahis Barthi (tabla, voce), Sikander Langa (voce), Kutle Khan (kartels, voce, bhapang, jew harp), Barkat (dholak, voce) Gulam Ali (harmonium e voce), Abdul Rasheed (castagnette, voce), Munshi fachiro, acrobata, Leela (danze). In scaletta anche i brani del recente album “Roots Travellers” e del precedente “The Dhoad Gypsies from Rajasthan”.



Sabato 24 settembre al Maschio Angioino di Napoli (ore 21, ingresso 10 euro) è la volta del tango negro di Juan Carlos Caceres. Classe 1934, il pianista e compositore argentino, è unanimemente ritenuto uno dei massimi esponenti della tradizione popolare argentina. Musicista dissidente e ribelle, Caceres si avvale dal vivo della collaborazione di Marcelo Russillo alla batteria e di Carlos “el tero” Buschini al contrabbasso.


Chiusura affidata agli italo-palestinesi Radiodervish domenica 25, sempre a Napoli (ore 21, ingresso 10 euro). La band del palestinese Nabil Salameh (una volta studente di Ingegneria e oggi al canto, sonagli incastrati nelle falangi e chitarra) e del pugliese Michele Lobaccaro (un tempo studente di Filosofia e oggi compositore e chitarrista) - attiva da tre lustri - partendo da matrici world ha moltiplicato le sue esperienze musicali in ogni direzione, lasciando tracce del ricco percorso nel suo albo discografico con 8 titoli: dall’esordio “Lingua contro lingua” prodotto da Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni (1998) al recente “Bandervish” arrangiato dal talento jazz di Livio Minafra (2010), che plana fino al sufi delle terre di Gerusalemme e Beirut, con citazioni ad Ennio Morricone e Oum Kaltoum. In trio con Alessandro Pipino (piano, strumenti elettronici/acustici) eseguiranno brani recenti e classici: da “L’esigenza” e “Centro del mundo” a “Rosa di Turi”, “Habibi”, “Tu si’ ‘na cosa grande”, “Due soli”, “Upupa” e la cover di “Amara terra mia”, il cui videoclip era diretto da Franco Battiato.

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di Redazione
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