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A Napoli maggiori esperti nazionali ed internazionali

Il monito dopo il "Caso Jolie”:No a test on-line"

A Napoli maggiori esperti nazionali ed internazionali
17/06/2013, 09:58

NAPOLI - Portare Napoli al centro dell’attenzione della comunità scientifica internazionale è l’ambizioso traguardo cui ambisce il convegno “Breast Cancer: Progress and Controversies”, alla sua prima edizione, ma che si ripropone di diventare un appuntamento fisso, magari con cadenza biennale, per riunire nella nostra città i maggiori oncologi internazionali.
Due giorni - si conclude domani - con un approccio multidisciplinare in cui sono stati esposti i progressi in materia e dibattuti i casi controversi alla presenza dei maggiori esperti italiani ed alcuni ospiti internazionali come Gunther Von Minckwitz, Presidente del Gruppo tedesco sul tumore al seno, intervenuto oggi. Domani sarà la volta, tra gli altri, di Carlos Arteaga, Direttore del programma sul cancro al seno del centro per i tumori di Nashville, in Tennessee (Stati Uniti) e Fabrice Andrè, attualmente Professore Associato nel Dipartimento di Oncologia Medica dell'Istituto Gustave Roussy in Francia che da tempo conduce ricerche nel campo delle terapie personalizzate con il suo team di 50 persone che lavorano con metodologie bioinformatiche, biotecnologiche e di ricerca clinica.

 

“Il carcinoma della mammella - spiega l’oncologo Michelino De Laurentiis, tra gli organizzatori del congresso -  è, dopo i tumori del polmone, la neoplasia maligna più frequente, costituendo, con quasi 1.400.000 nuovi casi l’anno, circa il 10,9% di tutti i tumori maligni che insorgono nel mondo. Nel sesso femminile è, in assoluto, il principale problema oncologico, costituendo circa un quarto (23%) di tutti i tumori maligni diagnosticati e rappresentando la più frequente causa di morte per tumore nelle donne”. In Italia, con circa 47.000 nuovi casi annui, il carcinoma mammario è la seconda più frequente neoplasia (dopo i tumori del colon-retto) e la prima in assoluto nel sesso femminile, dove rappresenta circa il 29% di tutti i tumori maligni. “L’incidenza è alta - prosegue De Laurentiis - ma le cure e le terapie sono sempre più efficaci con i farmaci a bersaglio molecolare capaci di colpire solo la parte malata. A preoccupare, piuttosto è l’incidenza, ancora troppo alta e, presumibilmente legata agli stili di vita”.

Così come gli altri paesi industrializzati, l’Italia si attesta tra i paesi ad alta incidenza con un tasso standardizzato sulla popolazione mondiale di circa 86,3 per 100mila abitanti (pari ad un tasso standardizzato sulla popolazione europea di circa 118/100.000). L’incidenza non è comunque uniforme sul territorio nazionale, con un chiaro trend crescente da Sud a Nord. La “nostra” Campania fa eccezione, avvicinandosi, purtroppo, alle regioni del nord Italia sia per quanto riguarda l’incidenza che per i casi di mortalità.

“Oggi, però, possiamo tranquillamente affermare che il tumore al seno fa meno paura, spiega il prof. Sabino De Placido oncologo del Policlinico Federico II. Soprattutto se diagnosticato in tempo, infatti, le aspettative di vita tra una donna sana ed una ammalata sono le stesse 9 volte su 10. Quello che bisogna rafforzare è l’attività di screening nella nostra regione che è ancora a macchia di leopardo anche per la fisiologica riorganizzazione delle ASL campane: serve creare delle Breast Unit”

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IL “CASO JOLIE”

Non potevano mancare, ovviamente, commenti sul “caso Jolie” che ha destato molto scalpore per la sua scelta di effettuare una mastectomia preventiva, visto l’alto rischio di contrarre un tumore al seno. Per Michelino De Laurentiis, direttore dell’Oncologia Medica Senologica del Pascale, “bisogna spiegare alle donne che quella della Jolie è una scelta da fare solo in pochi e ben individuati casi. È vero che per quanto riguarda la prevenzioni dei tumori al seno siamo ancora in una fase di ricerca, ma la mastectomia preventiva non è l’unica soluzione praticabile”. Secondo  Adriana Bonifacino, responsabile dell’Unità di senologia del Sant’Andrea di Roma, “quello che ha fatto Angelina Jolie non va visto come un divismo hollywoodiano, ma come la dolorosa scelta di una donna che ha visto perdere la madre per un tumore e che aveva l’87% di possibilità di contrarlo. Quello che però va assolutamente evitata è la corsa all’acquisto on-line di test genetici “fai da te”: in Italia esistono delle precise linee guida e le donne devono rivolgersi a strutture specializzate, possibilmente pubbliche”.

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di Redazione
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