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AIDS: RESOCONTO CONFERENZA MONDIALE DI CITTÀ DEL MESSICO


AIDS: RESOCONTO CONFERENZA MONDIALE DI CITTÀ DEL MESSICO
06/08/2008, 09:08

Se finora profilattici, microbicidi, comportamenti non a rischio sono stati i pilastri della prevenzione dell'Aids, all'elenco si aggiungono oggi anche i farmaci antiretrovirali.

A metà degli anni '90 questi farmaci hanno cambiato il volo dell'epidemia, permettendo alle persone sieropositive di vivere più a lungo e di avere una buona qualità di vita. Adesso, nella conferenza mondiale sull'Aids di Città del Messico, annunciano un altro giro di boa nella lotta all'infezione: per la prima volta diventano strumenti di prevenzione veri e propri. Lo dimostra lo studio presentato e pubblicato sul Journal of Infectious Disease.

La ricerca è stata condotta in Canada, nel Centro di eccellenza per la ricerca sull'Aids dell'università della British Columbia diretto da Julio Montaner, presidente della Società Internazionale per l'Aids (Ias). Sulla base dei successi registrati negli ultimi anni somministrando sempre più precocemente la terapia antiretrovirale altamente aggressiva (Haart), i ricercatori hanno elaborato un modello matematico che descrive che cosa potrebbe accadere se un maggior numero di persone con il virus Hiv al mondo ricevessero i farmaci. Sono risultati così tre scenari, corrispondenti all'aumento della somministrazione dei farmaci dall'attuale 50% al 75%, al 90% e al 100%: le nuove infezioni potrebbero ridursi, rispettivamente, del 30%, 50% e 60% nei prossimi 25 anni con un risparmio in termini di spesa sanitaria compreso fra 110 e 368 dollari canadesi per ciascun paziente. Montaner non ha dubbi che i risultati di questo studio faranno da apripista e potranno avere ripercussioni in tutto il mondo.

Adottata recentemente nella British Columbia, la decisione di estendere il trattamento basato sulla terapia antiretrovirale è, secondo Montaner, "la cosa giusta da fare per offrire benefici effettivi a chi è colpito dal virus Hiv e per ridurre il numero di nuove infezioni. Siamo convinti che questa decisione avrà conseguente importanti per la diffusione della terapia antiretrovirale in tutto il mondo". In sostanza, ha aggiunto, "quante più persone sono trattate e quanto più rapidamente, più grande sarà l'impatto sull'epidemia". Si apre, insomma, una prospettiva assolutamente nuova in una situazione ormai di assoluta emergenza. Una notizia accolta con ottimismo dal punto di vista dei Paesi in via di sviluppo, espresso dal presidente eletto della Ias, l'ugandese Elly Katabira, dell'università di Makerere: "abbiamo ancora milioni di persone che hanno bisogno di cure e solo due anni per realizzare l'accesso globale: questo studio dimostra che, lavorando duramente, l'obiettivo è raggiungibile".

IN NIGERIA DONNE PIU' MALTRATTATE, ITALIA 116/MA SU 130 - Vivono in Nigeria, Ciad e Mali le donne che subiscono il maggior numero di maltrattamenti. E' quanto risulta dalla "classifica" stilata dall'associazione Population Action International, stilata sulla base di un'inchiesta condotta in 130 Paesi e presentata nella conferenza mondiale sull'Aids di Città del Messico. Nella classifica l'Italia è in buona posizione: al 116/mo posto.

Le donne che corrono in assoluto meno rischi vivono in Olanda, Svizzera e Singapore. Sulla base dei risultati della ricerca, le donne dei 130 Paesi considerati sono stati organizzati in cinque fasce di rischio (altissimo, alto,moderato, basso e molto basso) sulla base delle politiche di prevenzione dell'Aids, il numero di gravidanze nelle adolescenti, le morti a causa del parto, assistenza sanitaria durante il parto. Utilizzando questi dati è stato calcolaro un indice del rischio riproduttivo che in Nigeria, dove le donne hanno la vita più difficile, è pari a 78.

Seguono Ciad (75),Mali (68) e Yemen (62). La fascia ad altissimo rischio, chiusa da Haiti (49), comprende esclusivamente paesi Poveri, la maggior parte dei quali si trova nell'Africa Subsahariana. Numerosi Paesi africani so trovano anche nella fascia ad alto rischio (dal 48 dell'Eritrea al 30 della Namibia). Molti Paesi sudamericani si trovano invece nella fascia di rischio moderato,compresa fra Panama (29) e Uruguay (18). Il numero dei Paesi in via di sviluppo si riduce solo a quattro nella fascia a basso riscio (dall'indice 17 della Colombia all'8 dell'Ucraina). La fascia a basso rischio comprende l'Italia, con un indice pari a tre. La classifica è aperta dalla Spagna (che ha sette, il rischio più alto in Europa) e la chiudono, con un rischio pari a uno, Olanda, Svizzera e Singapore.

AIDS: AFRICA, L'EPIDEMIA E' AL FEMMINILE
dell'inviata Enrica Battifoglia
CITTA' DEL MESSICO - La chiamano un'epidemia dimenticata, quella che nell' Africa Subsahariana sta aggredendo soprattutto donne e giovanissime, al punto che le donne sono ormai il 60% delle persone colpite dal virus HIv. Viene definita così nella conferenza mondiale sull'Aids in corso a Città del Messico, nella quale le donne di tutto il mondo sono numerose e sono una presenza decisamente attiva, tanto nel mondo della ricerca che in quello delle associazioni e dell'attivismo. "E' tempo di promuovere la leadership delle donne", ha detto il direttore esecutivo del Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite (Unfra), Thoraya Obaid .

 "Per invertire la progressione della diffusione del virus Hiv - ha aggiunto - dobbiamo mettere fine alle disuguaglianze di genere che alimentano la malattia". In questo congresso nel quale, con una convinzione senza precedenti, la lotta contro l'Aids si sovrappone alle battaglie per i diritti umani, c'é una chiara percezione che il rispetto dei diritti delle donne sia il modo migliore per prevenire nuove infezioni nelle donne e per migliorare la qualità di vita nelle donne colpite dal virus Hiv. "In primo luogo è necessario che le giovani donne imparino a conoscere e a far rispettare i loro diritti", ha osservato Ines Alberdi, direttore esecutivo del Fondo delle Nazioni Unite per le donne (Unifem). "Agire subito" è una delle frasi più ricorrenti in questa conferenza mondiale ed è già stata pronunciata, anche gridata, già molte volte in questi giorni. I dati sul volto femminile dell'Aids, d'altro canto, non lasciano spazio a esitazioni o ritardi. Basti pensare che nel mondo le donne sono il 50% delle persone con il virus Hiv e le donne più giovani (fra 15 e 24 anni) corrono un rischio di infezione due volte e mezzo maggiori rispetto a quello che corre un uomo. Nel 2007 15,5 milioni di donne nel mondo viveva con il virus Hiv (nel 2001 erano 14,1 milioni) e la tendenza registrata finora prevede che i casi nelle donne continueranno ad aumentare ovunque. Eppure le ragioni che rendono le donne così fragili davanti al virus sono note: scarsa conoscenza dell'Aids, insufficiente accesso ai servizi di prevenzione, incapacità o impossibilità di praticare sesso sicuro, assenza di metodi di prevenzione femminili.

NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO PIU' COLPITE LE DONNE SPOSATE

Nei Paesi in via di sviluppo sono le donne sposate e monogame le più colpite dal virus Hiv. Secondo il rapporto presentato dall'associazione Population Action International nella conferenza mondiale sull'Aids di Città del Messico, "il matrimonio viene spesso percepito come un fattore di protezione, ma non lo è". Lo testimonia il fatto che anche i Paesi in cui il numero di nuove infezioni si è ridotto, la maggior parte di esse avviene adesso tra le donne sposate e monogame". Accade per esempio in Cambogia, dove quella da marito a moglie è la principale modalità di trasmissione del virus Hiv, responsabile di due quinti delle nuove infezioni. Il problema, rileva l'indagine, è che "l'uso del condom continua ad essere molto poco diffuso nelle coppie sposate e con i partner fissi", mentre "resta associato a infedeltà o prostituzione. E un recente studio del programma sull'Aids delle Nazioni Unite (Unaids) ha calcolato che il 90% delle donne sieropositive sono state infettate dal marito". Nei Paesi più poveri le conseguenze di questi comportamenti trasformano il sesso non protetto nel secondo fattore di rischio per la salute delle donne e la quinta causa di morte. Una situazione tanto più grave considerando che, sempre nei Paesi in via di sviluppo, si calcola che nei prossimi dieci anni ben cento milioni di giovani si sposeranno prima di compiere 18 anni.

CLINTON: CURE A TUTTI, IL PIU' PRESTO POSSIBILE
Farmaci anti-Aids per tutti "il più rapidamente possibile": per Bill Clinton la corsa contro il tempo è decisiva per avere ragione dell'epidemia. L'ex presidente degli Stati Uniti lo ha detto oggi, nella prima giornata di lavoro della conferenza mondiale sull'Aids a Città del Messico, mentre davanti a lui sfilava pacificamente un gruppo di attivisti. Rendere disponibili prevenzione e farmaci in tutti i Paesi entro il 2010 è una promessa, ma "adesso - ha detto il padre della Fondazione Clinton - dobbiamo trovare urgentemente le strategie più efficaci per mantenerla. La ricerca è una priorità e va finanziata, ma da sola non basta". Parallelamente, ha aggiunto, vanno ricostruiti i sistemi sanitari, rivisti i sistemi di assicurazioni sulla salute e i costi. "Finora, grazie all'impegno della Fondazione Clinton, della Fondazione Bill e Melinda Gates e del Fondo Globale contro turbercolosi, Aids e malaria siamo riusciti a portare i farmaci a tre milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo", ha detto l'ex presidente, ma le nuove infezioni continuano ad aumentare ovunque. "I nuovi casi sono 50 volte più numerosi nei Paesi in via di sviluppo che nel Nord del mondo", ma anche i Paesi industrializzati devono affrontare nuove sfide. Una di queste, ha aggiunto, "é il riemergere delle infezioni da Hiv negli Stati Uniti". Per Clinton è chiaro che nel Nord come nel Sud del mondo si devono mettere in atto tutti i diversi approcci disponibili per garantire la prevenzione e, parallelamente, vanno riorganizzati i sistemi sanitari.

MALAY, A 11 ANNI DIVENTATA VITTIMA DI GUERRA E HIV

Aveva 11 anni quando i suoi genitori vennero uccisi da truppe ribelli in Liberia e lei venne catturata, violentata e costretta a uccidere e punire gli altri prigionieri. Oggi Malay ha 18 anni e racconta un incubo al quale si è aggiunto quello dell'Aids e che tormenta, con lei, migliaia di adolescenti in Africa. Nella conferenza mondiale sull'Aids di Città del Messico il tema dei bambini vittime di Hiv, guerra e povertà si perde quasi sotto la pressione di dover rispettare l'impegno di portare le cure a tutti entro il 2010. Quello dei bambini, però, è un dramma nel dramma, tanto che dei circa due milioni di bambini colpiti dal virus o rimasti orfani a causa di esso, moltissimi pensano al suicidio. Soprattutto in realtà come quella cui è costretta Malay.

Finita la guerra e completamente sola al mondo, oggi riesce a pagarsi cibo e casa prostituendosi e, combattendo ogni momento contro lo stigma, cerca di studiare. "I soldati ribelli che mi avevano catturato mi volevano tutti come loro moglie, ci spostavamo da un luogo all'altro e dopo ogni attacco doivevamo bruciare e seppellire i corpi. Mi drogavano perché io continuassi a obberdire", racconta la ragazza in una testimonianza raccolta dall'associazione Plan. Quando, dopo 13 mesi, Malay cadde nelle mani delle truppi governative la situazione non migliorò: "Sono stata costretta a vivere con loro, usata come divertimento per il sesso e a lavorare per loro lavando e cucinando". Finalmente è arrivata la libertà, ma l'incubo non è ancora finito.

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di Redazione
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