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Grande risultato dopo 4 anni di lavoro e 40.000 test

Aids, scoperto l'enzima che diffonde il virus


Aids, scoperto l'enzima che diffonde il virus
01/02/2010, 18:02

LONDRA - Importantissimi progressi raggiunti nella lotta all'Aids. Grazie alla continua ricerca condotta dal dottor Peter Cherepanov e portata avanti dell'Imperial College di Londra e dall'Università di Harvard, si è riusciti infatti ad individuare e decifrare l'enzima integrasi; responsabile della propagazione del virus Hiv all'interno dell'organismo infetto e del legame di quest'ultimo con le diverse cellule.
Il lavoro è durato 4 anni ed ha visto la sperimentazione portata avanti tramite oltre 40.000 test effettuati su un enzima quasi del tutto identico a quello dell'integrasi dell'immuodeficienza acquisita.
In laboratorio gli scienziati hanno utilizzato un tipo di cristallo per ogni modalità d'azione dell'integrasi (in tutto 7) riuscendo a studiarne le struttura in maniera dettagliata grazie all'utilizzo di una macchina di luce di sincrotrone messa a disposizione presso il Diamond Light Source. Subito dopo i ricercatori hanno immerso i diversi cristalli in due soluzioni all'interno delle quali erano inseriti due diversi inibitori dell'integrasi disponibili già sul mercato. Per la prima volta si è avuta l'opportunità di osservare in maniera precisa il modo in cui tali inibitori svolgono la loro funzione legandosi all'enzima e bloccandolo e dove, invece, non riescono ad annichilire il "nemico".
Come gli esperti fanno notare, difatti, i farmaci antiretrovirali erano già disponibili per gli ammalati di Hiv ma non avevano un'efficacia garantita proprio perchè si conosceva troppo poco della struttura dell'integrasi. Grazie ai nuovi studi portati avanti con le nuove tecniche appena descritte e con l'utilizzo della macchina di luce di sincrotrone, i medici sono riusciti a comprendere in maniera più precisa come agisce l'enzima responsabile della diffusione del virus. Tutte le medicine anti-Hiv prodotte da oggi, dunque, potranno prevedere l'utilizzo di inibitori ancora più "dedicati" e quindi molto più utili al blocco totale della malattia.
In parole povere, Cherepanov e i suoi colleghi, hanno utilizzato una "lente di ingrandimento" per capire meglio le modalità d'azione dell'enzima integrasi e ne hanno individuato i punti deboli; riuscendo a garantire rimedi di sicura validità per gli ancora numerosissimi sieropositivi che oramai si concentrano specialmente nelle zone più povere del mondo.

Riferimento alla ricerca (in inglese)

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di Germano Milite
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