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Mancano però stutture di accoglienza per i visitatori

Alla riscoperta del Parco Nazionale del Vesuvio


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Alla riscoperta del Parco Nazionale del Vesuvio
22/09/2009, 15:09

 Il Parco nazionale del Vesuvio è dotato di una rete di 15 sentieri, di cui nove già messi in sicurezza e allestiti, più alcuni stradelli cosiddetti di avvicinamento, che permettono al visitatore di vivere le bellezze e le peculiarità offerte dall'intero complesso vulcanico Somma-Vesuvio e garantiscono ai meno come ai piú esperti di godere del contatto profondo con la magia del paesaggio vesuviano. Ci sono sentieri natura pensati circolari con mete individuate a seconda del grado di difficoltà e del tempo di percorrenza, sentieri panoramici di ascesa al cratere del Gran Cono, un sentiero educativo e un sentiero agricolo. I sentieri sono stati allestiti con una segnaletica che li rende facilmente fruibili e con una cartellonistica che offre informazioni sulle caratteristiche del percorso, sulle valenze geologiche e naturalistiche e sulle emergenze storiche. Per la messa in sicurezza si sono applicate le tecniche e i metodi a basso impatto ambientale dell'ingegneria naturalistica.
Il Parco Nazionale del Vesuvio ha attivato due percorsi ciclabili: il primo che attraversa la Riserva forestale Tirone - Alto Vesuvio e costeggia il versante vesuviano, il secondo che da questo penetra nei boschi cedui di castagno del Monte Somma.
1° Percorso
Il primo percorso ciclabile si sviluppa all'interno della Riserva Forestale Tirone Alto Vesuvio lungo lo stradello che parte dalla Strada Provinciale Vesuvio ad Ercolano e giunge fino alla antica risalita al Vesuvio dal lato di Trecase, la Strada Matrone.
Il tracciato attraversa un area a tutela integrale ricalcando, in parte, il Sentiero natura pedonale n. 4 "Attraverso la Riserva Tirone" già allestito dal Parco Nazionale del Vesuvio nel 1999.
2° Percorso
Il secondo percorso inizia sulla strada Osservatorio ad Ercolano e prosegue lungo il fianco del Monte Somma con ampie anse panoramiche sui territori comunali tra S. Anastasia e Somma Vesuviana.
Si snoda lungo uno dei versanti maggiormente rinaturalizzati del complesso Somma - Vesuvio, grazie ai vincoli già da tempo esistenti sul taglio dei boschi cedui di castagno, che dominano la flora locale. E' già da tempo noto anche come sentiero n° 3 del Parco nazionale del Vesuvio, denominato "Il Monte Somma", uno dei più interessanti per i suoi aspetti paesaggistici ed ambientali e per la presenza di numerose opere di sistemazione di versante eseguite con tecniche sperimentali di ingegneria naturalistica.
Il complesso vulcanico Somma-Vesuvio è stato da sempre frequentato dall'uomo che, nel tempo, vi ha disegnato una fitta rete di sentieri. Alcuni di questi purtroppo sono stati sepolti da "colate" di asfalto, altri sono stati abbandonati e se ne sono perse le tracce, altri ancora, invece, si conservano e il Parco li sta recuperando e attrezzando per la visita. Sulla cartina sono segnati solo i principali, alcuni dei quali chiusi da sbarre di accesso. Per due di questi, quello che parte dalIa provinciale di Ercolano e si addentra nella Riserva "Alto Vesuvio - Tirone" e quello che dalla vecchia Strada Matrone, che sale da Trecase, conduce al Cratere, occorre chiedere l'autorizzazione all'Azienda di Stato per le Foreste Demaniali. Per il sentiero che sale dal Castello Mediceo di Ottaviano la sbarra all'accesso vieta l'ingresso alle automobili e alle moto, ma non ai pedoni e alle mountain bike. Questo sentiero attraversa un versante molto boscoso del Monte Somma e conduce al panorama sulla Valle dell'Inferno.
Sempre da questo sentiero si può prendere una deviazione che conduce ad un altro splendido panorama sulla Valle dell'Inferno, all'ombra della Punta Nasone. Dalla chiesa di Santa Maria a Castello, nella parte alta di Somma Vesuviana, si sale per un antico sentiero che attraversando il bosco conduce alla vetta del Monte Somma, la Punta Nasone. Il sentiero che conduce aIla passeggiata sull'orlo craterico parte da quota 1.000, è controllato dal Collegio regionale Guide Alpine Vulcanologiche della Campania.

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di Agostino Falco
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