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Allarme del WWF: tra 20 anni occorrerà un altro pianeta


Allarme del WWF: tra 20 anni occorrerà un altro pianeta
13/10/2010, 22:10

Si chiama "Il Living Planet Report" , misura lo stato di salute del pianeta attraverso i trend di quasi 8mila popolazioni di oltre 2.500 specie di vertebrati e, a quanto pare, presenta uno scenario ambientale globale se non apocalittico  molto preoccupante.
Le specie a rischio crescono giornalmente; così come l'influenza maligna degli esseri umani sul pianeta terra. Se non si inverte rotta, entri circa 20 anni, ci occorerà un'altra terra sulla quale poter vivere. Il report biennale, realizzato in collaborazione con la Zoological Society di Londra ed il Global Footprint Network, parla infatti di una "situazione sempre più grave in cui versano i sistemi naturali del pianeta a causa della nostra costante pressione".  Un quadro acologico drammatico che, come dichiara Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia,  "dimostra chiaramente l’insostenibilità dei modelli economici sin qui perseguiti, basati su una crescita materiale e quantitativa continua – dichiara Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia –.
Nella nuova economia eco-sostenibile, il pensiero economico deve comprendere l’attenzione per gli esseri umani e per i sistemi naturali del pianeta, tra di loro indissolubilmente legati".
Come si legge su AdnKronos, i calcoli effettuati dagli esperti confermano che "considerando le aree necessarie a fornire le risorse che utilizziamo, la superficie occupata dalle infrastrutture e quella necessaria ad assorbire i rifiuti che produciamo, comprese le emissioni di CO2, basterebbe che ogni abitante del pianeta si “accontentasse” di 1,8 ettari globali per vivere entro i limiti della capacità del pianeta senza compromettere le generazioni future". 
Peccato che, in particolar modo gli stati più ricchi, arrivano ad occupare una superficie pro-capite in ettari pari a 10 volte quella "consigliata". Tra le dieci nazioni più ad impronta ecologicha più "larga" ci sono nell'ordine Emirati Arabi Uniti, Qatar, Danimarca, Belgio, Stati Uniti, Estonia, Canada, Australia, Kuwait e Irlanda. Fatte le dovute stime, se ogni abitante della terra vivessa come quello medio degli Emirati Arabi, occorererebbero addirittura sei pianeti come il nostro per trovare il giusto spazio ed il giusto quantitativo di risorse. Poco meglio fanno Stati Uniti, Belgio e Danimarca (quattro terre e mezzo); il  Canada e Australia ("solo" quattro).
Anche la nostra penisola, però, si presenta straripante di cittadini che amano stravaccarsi su ben cinque ettari globali (in tutto occorerebbe la capacità produttiva di quasi 3 pianeti). Prima di noi ci sono Germania, Svizzera e Francia e, diverse posizione più in basso, i più coscienzioni Inglesi; seguiti a ruota da nipponici e cinesi. L'unico paese europeo che riesce a rientrare negli 1,8 ettari globali e la non a caso non ricca Repubblica Moldava.
Le impronte meno ingombranti che lasciano spazio a tutte le altre fornite di maggior prepotenza sono quelle di Bangladesh, Afghanistan e Timor-Est. Se il trend iper-consumista continuerà senza subire decrescite felici, senza voler giocare all'ambientalista-allarmista-catastrofista, nel giro di due decadi molte delle risorse oggi ritenute "scontate" potrebbero esaurirsi e, una grossa parte della flora e della fauna globale, rischierebbe il collasso. Cosa fare per evitare il peggio e condurre una vita maggiormente ecosostenibile? Sempre riportando testualmente il dettagliato articolo di AdnKronos, si scopre che "il WWF ha elaborato un decalogo per il futuro sostenibile e la green-economy in cui ognuno ha un suo ruolo, a partire dall’elaborazione di nuovi indicatori di sviluppo all’aumento delle aree protette e della capacità produttiva del pianeta, dagli accordi internazionali per la distribuzione equa delle risorse, fino alle scelte individuali nella dieta e nei consumi di energia". Per suggerire una "una spesa 'a prova di CO2'" il WWF ha così pensato di diffondere due applicazioni interattive reperibili su www.improntawwf.it e su www.wwf.it/imprese; portale dedicato ai  progetti del WWF con le imprese verso un futuro sostenibile.

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di Germano Milite
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