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Pubblicata l’ordinanza per il censimento dei casi in Italia

“Anche additivi chimici mai testati nel silicone delle protesi Pip”


“Anche additivi chimici mai testati nel silicone delle protesi Pip”
04/01/2012, 19:01

ROMA – L’emittente radiofonica francese Rtl è riuscita a procurarsi l’elenco dei materiali utilizzati per la realizzazione delle protesi dell’ormai fallita società Pip - Poly Implant Prothese - di Seyne-sur-Mer, vicino a Marsiglia.
Da quest’elenco è emerso che le difettose protesi mammarie contenevano un gel al silicone cui era stato aggiunto almeno un tipo di additivo impiegato nell'industria petrolchimica, ma mai testato per l'uso nel settore delle protesi mediche.
Tra gli additivi utilizzai dalla Poly Implant Prothese figurano baysilone, silopren e rhodorsil, cioè tutte resine comunemente utilizzate per produzioni diversificate quali quelle di carburanti, gomma, computer ed anche alimenti, ma mai sperimentati, né tanto meno approvati, per uso clinico.
Era già noto che gli impianti messi sotto accusa contenevano  gel al silicone industriale, tra l’altro non omologato dalle autorità competenti. E' questa però la prima volta in cui emerge il ricorso a veri e propri additivi chimici. Per questo, allo scopo di un' ulteriore conferma, tanto l'ambiente medico quanto i legali delle utenti rimaste vittime di problemi fisici chiedono che siano sottoposte ad analisi di laboratorio approfondite le protesi rimosse.
Nel marzo 2010, anno in cui la Pip cessò la sua attività mettendo al bando i prodotti, furono eseguiti dei controlli su alcuni esemplari sequestrati nello stabilimento della compagnia su disposizione dalla 'Afssaps', l'agenzia governativa francese per il controllo sulla sicurezza dei prodotti sanitari. Ora però se ne sollecita l'estensione anche alle protesi vendute all'estero, dal momento che s'ipotizzano variazioni nella miscela degli ingredienti impiegati per la fabbricazione, a seconda del Paese destinatario del prodotto finito.
Sono circa quattrocentomila le donne che si sono fatte impiantare queste protesi. In Francia, circa 30mila donne sono state invitate a rimuovere le protesi Pip, pur precisando che quest’operazione non richiede la massima urgenza, e ribadendo che non esiste un rischio "conclamato" di contrarre il cancro. E' un fatto comunque che ammontano già ad almeno venti in Francia, più uno in Italia, i casi di tumore al seno in donne cui erano state impiantate le protesi all'indice.
Sulla vicenda sta indagando tra le altre la Procura marsigliese, alla quale sono nel frattempo pervenute più di duemila denunce per lesioni personali contro il fondatore della disciolta società, il 72enne Jean-Claude Mas. Anche il governo di Londra, inoltre, attraverso il proprio ministero della salute, ha disposto un'indagine per verificare quante donne britanniche abbiano impiantato le protesi francesi.
Intanto, è stata pubblicata l’ordinanza firmata il 29 dicembre scorso dal ministro della salute Renato Balduzzi che dispone il censimento delle protesi mammarie impiantate in Italia. L'ordinanza 1 - informa il ministero -  impone a tutte le strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche e private, accreditate o autorizzate, di redigere entro 15 giorni un elenco nominativo di tutti i casi riguardanti l'impianto di Pip a partire dal primo gennaio 2001.
La lista resterà segreta, ma le strutture dovranno notificare alle Asl di riferimento (e queste alle competenti autorità regionali) la data di ciascun intervento d'impianto. Le Regioni avranno poi altri 10 giorni di tempo per inviare tutti i dati al ministero. L'ordinanza impone che anche le strutture che non hanno effettuato impianti attestino una dichiarazione di mancata effettuazione di tali trattamenti.

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di Erika Noschese
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