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Aprilia Rsv-4, la moto dei sogni


Aprilia Rsv-4, la moto dei sogni
24/01/2010, 10:01

Non capita tutti i giorni. Avere la possibilità di testare la moto dei sogni in pista per un’intera giornata, al termine della quale, poi, si ha anche il piacere di sentirsi richiedere un giudizio in merito. Ho la fortuna, nonostante i tanti limiti, di essere un giornalista che cerca di raccontare le meraviglie che avvengono nell’universo delle due ruote, e se quello di reporter è spropositato, il ruolo di tester mi vede inappropriato. Nella vita però la ruota della lotteria gira, e così è uscito il mio numero: il tre. Tre proprio come l’icona che da anni accompagna il corsaro delle piste, Max Biaggi, per il quale non nascondo di avere un attaccamento, che sfocia nella malattia chiamata tifosite incurabile. Quando Nando Cuomo (a destra nella foto), titolare a Napoli della concessionaria ufficiale della casa di Noale, mi contatta per propormi un test completo della Rsv-4 Factory, gli rispondo che per quanto mi riguarda babbo natale non esiste da anni….invece altro che finzione: la mille Aprilia mi aspettava sul circuito “International Motor Speedway” di Cellole. La pista casertana, con i suoi 1400 metri, è la più tecnica della Campania, con un andamento godibile, che permette di raggiungere il proprio limite in sicurezza. I dati tecnici della millona veneta, li conoscono tutti a memoria, e il mio articolo vuole essere solo la descrizione delle sensazioni che un motociclista medio prova quando cavalca un’autentica superbike replica. La linea mozza semplicemente il fiato, e l’insieme, oltre ad essere armonico, sprizza fantascienza abbinata al motociclismo. Il Codino è così piccolo, che sembra non esserci; la marmitta pur grande nelle dimensioni, non rovina l’equilibrio; i tre fari sono ben integrati nel cupolino, e regalano un tocco simpatico. Quando il tecnico della Cuomoto mi chiede quale assetto prediligessi, gli ho risposto di non toccare nulla, perché qualsiasi assetto scegliessi, alla fine avrei girato sempre piano. E’ incredibile dove è possibile intervenire per cucirsi addosso la quattro cilindri a V; non solo si può agire sulle sospensioni, ma si può regolare l’angolo del cannotto di sterzo, l’altezza del perno del forcellone, e si può scegliere su tre livelli di mappatura d’erogazione della potenza e della coppia. In sella, parafrasando, sembra di essere un chirurgo che maneggia il suo bisturi, uno strumento inutile al di fuori del suo contesto, ma tremendamente efficace nel suo habitat. La Rsv-4 è come un bisturi: nata esclusivamente per primeggiare nella sua sala operatoria, la pista. Il motore ha un suono gutturale, che non ha nulla dei normali quattro cilindri, e neanche dei bicilindrici; in pista mi ricorda quello che ascoltiamo in tv quando inquadrano la Rcv 212 della Honda. Metto la prima e mi avvio in pista; dopo due giri di riscaldamento, inizio ad alzare il ritmo. Il seconda terza di questa moto è allucinante; il motore sale di giri indiavolato, e nello stesso tempo la velocità sul cruscotto digitale riporta valori da caccia Mig-31. L’erogazione però non mette mai in crisi la ciclistica, che sembra non avere limiti. Più volte sono entrato nel curvone a sinistra dopo il rettilineo con i freni pinzati, ma la moto seguiva fedele la traiettoria, senza scomporsi. La frenata è aggressiva e modulare al tempo stesso; quando freni, rallenti proprio come volevi, e nella giornata di test, l’impianto Brembo non ha mai mostrato segni d’affaticamento. L’inserimento in curva è paragonabile a quello di una 125, e la ruota anteriore sembra invitarti ad osare di più alla successiva staccata. Sono tanti i lati da evidenziare, ma credo che il punto forte della nuova Aprilia sia il contesto, l’insieme. Gli ingredienti di base della Rsv-4 sono di alta cucina; se si aggiunge, poi, che a cuocerli sono stati tecnici che negli ultimi quindici anni hanno vinto tanto nel motomondiale, ecco che la pietanza si presenta come la migliore. Due nei, a dire il vero, li ho trovati. Il primo è nella fase di rilascio dell’acceleratore, quando è avvertibile una piccola inerzia del motore, quasi un on-off. Il secondo è che, nonostante il livello delle finiture sia ottimo, non manca, anche se in minima quantità rispetto al passato, quell’aria plasticosa che accompagna le moto venete. Sono peccati veniali, di un progetto che credo farà parlare tanto di sé negli almanacchi sportivi dei prossimi anni.

 

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di Alfredo Di Costanzo
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