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Aumentano i casi di cristianofobia sui social network


Aumentano i casi di cristianofobia sui social network
10/10/2011, 11:10

Le più importanti piattaforme multimediali e alcune segnalazioni a providers praticano politiche che ostacolano l'evangelizzazione cristiana e censurano la libertà di parola su questioni controverse di attualità come l'aborto e il matrimonio, dichiara un nuovo report. “Le idee cristiane e altri contenuti religiosi si trovano di fronte a un pericolo chiaro e imminente di censura da parte delle piattaforme basate sul Web”, afferma il rapporto del National Religious Broadcasters' dal titolo: “La vera libertà nell'età dei media”. Se il contenuto cristiano viene “censurato” dalle nuove piattaforme mediali come iTunes App Store, Facebbok, Google o i fornitori di accesso a Internet, “la Buona Notizia del Vangelo potrebbe diventare un'altra vittima della discriminazione religiosa istituzionalizzata”, ha dichiarato il presidente dell'organizzazione Frank Wright nella prefazione al rapporto. La National Religious Broadcasters fu fondata nel 1944 per combattere le regole governative e le decisioni di politica aziendale da parte dei maggiori networks radiofonici che ostacolavano la possibilità da parte dei ministri del Vangelo di comprare tempo di trasmissione. Alcune nuove compagnie mediatiche hanno messo al bando i contenuti cristiani, mentre altre hanno delle posizioni pubbliche che rendono la censura “del tutto inevitabile”.Eccetto il servizio di microblogging Twitter, tutte le nuove piattaforme multimediali e i servizi presi in esame hanno politiche “chiaramente contrastanti con i valori della libertà di parola presenti nella Costituzione degli Stati Uniti”, ha affermato il rapporto. Le nuove compagnie mediatiche rispondono a “forze di mercato” e alle domande di “gruppi di pressione” che invocano la “censura” su opinioni altrimenti lecite. Come esempio di “censura anticristiana” il rapporto ha citato la rimozione, da parte dell'App Store di iTunes, dell'app con la Dichiarazione di Manhattan che difendeva il matrimonio tradizionale. Il negozio online ha rimosso anche una app di Exodus International la quale affermava che l'omosessualità è una condotta inappropriata che si può cambiare attraverso una trasformazione spirituale. Il motore di ricerca Google ha rifiutato di accettare una pubblicità pro-vita da parte di un'organizzazione cristiana in Inghilterra e la sua branca cinese ha stilato una lista nera di termini religiosi. Le direttive pubblicitarie dell'azienda mettono esplicitamente al bando la frase “l'aborto è un omicidio” per la ragione che si tratta di linguaggio “truculento”. Il rapporto ha citato anche Facebook e altre piattaforme per una politica che mette al bando le pubblicità “di argomenti religiosi con rilevanza politica”. Frattanto, Facebook è diventato partner dei sostenitori dei diritti dei gay per bloccare i contenuti “anti-omosessuali” e la partecipazione a programmi di coscientizzazione sul problema dell'omosessualità. Questo fa pensare che i contenuti cristiani che criticano l'omosessualità, il “matrimonio gay” o altre pratiche saranno a rischio di censura. Apple, Faceook, MySpace, Google, Comcast, AT&T e Verizon proibiscono tutti “il linguaggio fomentatore di odio” che il rapporto del National Religious Broadcasters definisce un termine “pericolosamente vago e politicamente corretto” che spesso viene applicato per “soffocare” i comunicatori cristiani. “Le attuali convergenze tecnologiche di queste nuove piattaforme multimediali fanno pensare che queste pratiche che impediscono la libertà di parola e politiche tese a rimuovere la coscienza si consolideranno sempre più, a meno che non si intraprendano immediatamente delle azioni correttive”, ha affermato il rapporto. Il rapporto ha suggerito anche che le compagnie dovrebbero seguire “un paradigma basato sulla libertà di parola” guidato dalle regole fondamentali del Primo Emendamento, anche dove non si applichino strettamente alle compagnie private. Ha anche invocato l'adozione di legislazione o di regole a livello federale per proibire “la censura dei punti di vista”. “Quando abbiamo iniziato il nostro progetto John Milton per la libertà di parola religiosa, ho avvertito che si preparava una tempesta perché le compagnie “new media” come Apple, Facebook e Google stavano prendendo in considerazione la possibilità di censurare e di escludere dai loro siti i contenuti cristiani”, ha dichiarato il settembre scorso il senior vice president del National Religious Broadcasters' Craig Parshall. “Ora, poco più di un anno dopo, dopo aver terminato il nostro studio ad ampio raggio, sono convinto che i diritti alla libertà di parola religiosa dovranno affrontare un uragano sul Primo Emendamento se non si agisce immediatamente”.

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di Redazione
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