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Si riaccende il delicato dibattito sulla "Net Neutrality"

Bernabè: i provider ricompensino gli operatori di rete mobile


Bernabè: i provider ricompensino gli operatori di rete mobile
14/02/2011, 21:02

Qualche settimana fa, dall'Agcom, si sollevò l'ancora molto sottovalutata e poco conosciuta questione della cosiddetta "net neutrality" e si palesò il malcontento crescente delle aziende che forniscono le connessioni al web.
In quell'occasione si paventò la possibilità che fosse richiesto agli stessi net surfer di pagare un supplemento al canone mensile per accedere a portali specifici come youtube, facebook, hotmail ecc.
Oggi, in un'intervista rilasciata al "The Financial Times", Franco Bernabè ha ribadito la necessità di garantire dei compensi agli operatori mobili ed ha esortato i colossi americani di Mark Zuckerberg e del duo Larry Page/Sergey Brin ad abituarsi all'idea di cedere parte dei lauti profitti a chi fornisce i servizi di rete. La richiesta appare semplice: tutti i siti web che per essere visualizzati richiedono una certa larghezza della banda, devono essere tassati per permettere agli operatori di sostenere i costi per l'ampliamento ed il miglioramento delle reti di connesione. Se i gestori dei siti non vogliono pagare, allora si riverserà sui consumatori il nuovo obolo.
Il presidente della Gsm association, ha dunque invitato la commissione europea per le comunicazioni a mettere il delicato tema al centro della riunione che si terrà nel mese di marzo.
La pretesa di Bernabè e dei fornitori di servizi è però in netto contrasto con il concetto di neutralità della rete solitamente difeso proprio dall'Ue e soprattutto dagli utenti-consumatori. Tassare i social network ed i portali video come youtube per garantire ulteriori introiti alle compagnie telefoniche appare infatti una richiesta guidata da mera avidità più che da condivisibile necessità di far quadrare i bilanci con un giusto profitto.
Tuttavia, una posizione non del tutto irragionevole, è stata espressa qualche tempo fa dal presidente Asstel Stefano Parisi:"La net neutrality va ridiscussa – osservò infatti Parisi-.Se intendiamo che il gestore della rete non deve discriminare tra contenuti, al netto della normale gestione per garantire il funzionamento, siamo d'accordo. Mi sembra invece improponibile che gli operatori, che investono per aumentare la qualità delle proprie reti, non possano garantire velocità maggiori e certificate ai content provider che, a parità di condizioni, sono disposti a pagare di più per offrire al proprio cliente un servizio migliore".
Ma non solo soltanto gli operatori italiani a voler riscrivere la net neutrality per garantirsi maggiori introiti. Anche i "colleghi" europei ed americani accarezzano da tempo l'idea di poter imporre costi aggiuntivi per l'accesso a portali che oggi sono totalmente gratuiti. Per ora il blocco a tale ipotesi è rappresentato, oltre che dalla Comunità Europea, anche dagli organi di controllo dei vari paesi. A tal riguardo e considerando il nostro paese, è stato chiaro il parere dell'Agcom espresso dal commissario Enrico D'Angelo:Il problema della network neutrality evidenzia un profilo tecnico la cui soluzione è connessa all’individuazione del giusto equilibrio tra la parte di banda da dedicare a servizi che necessitano di una gestione, dalla parte di banda che deve continuare e garantire l’accesso a internet sulla base del principio della migliore disponibilità".

L'INTERNET DEL DOMANI
Eppure, ad osservatori meno miopi ed ossessionati dai guadagni spropositati ed immediati, appare chiaro che il futuro del web dovrebbe muoversi in senso opposto e, cioè, verso il decremento dei costi di connessione. Da un punto di vista meramente commerciale, infatti, è semplice intuire che più tempo si passa collegati, più contenuti si possono consultare, maggiore è quindi la possibilità di sfruttare la pubblicità on-line.
L'interesse dei provider e degli operatori mobili, dunque, dovrebbe essere quello di rendere l'accesso alla rete gratuito e di alta qualità per un numero sempre maggiore di persone. Ciò perchè più sono gli utenti connessi, più sono i potenziali consumatori verso i quali rivolgere spot e campagne di
advertising o di viral marketing. Per rendere più comprensibile il discorso, basterebbe pensare a cosa sarebbe accaduto alla tv commerciale esplosa negli anni 80 se i titolari delle frequenze avessero imposto una "tassa" per la visualizzazione dei canali tradizionali e dei programmi d'intrattenimento "di base". Il numero dei telespettatori non sarebbe cresciuto esponenzialmente e le aziende non avrebbero investito miliardi di lire per la pubblicità.
Il parallelismo di sicuro anche abbasta forzato, ovviamente, va preso in considerazione anche guardando alla filosofia internettiana che, fin dalla sua nascita, si fonda sulla libera fruizione dei contenuti e sul free sharing. Quando l'80-90% della popolazione dei paesi occidentali potrà avere accesso ad internet veloce, il volume di affari sul web crescere in maniera considerevole e si apriranne strade, o meglio, autostrade commerciali che oggi nemmeno si immaginano. Ci pensi Bernabè: magari conviene investire (e molto) per migliorare la qualità delle connessioni e non tartassare i sempre più poveri utenti-consumatori.

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di Germano Milite
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