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Card. Sepe, l’omelia della Domenica delle Palme


Card. Sepe, l’omelia della Domenica delle Palme
02/04/2012, 14:04

“ Cari fratelli e sorelle,
Abbiamo appena ascoltato il racconto della Passione, che è stato preceduto dalla processione degli ulivi e delle palme che ho benedetto nella vicina Chiesa di Sant’Agrippino e con esse abbiamo formato un corteo festoso che, imitando le folle di Gerusalemme, accompagnerà il Signore verso la sua Passione e Morte. Gesù certamente è consapevole che questo viaggio, tanto solenne quanto struggente, lo condurrà verso un destino cruento di sofferenza, ma egli è altrettanto consapevole che dall’albero della Croce spunterà una vita nuova, non più soggetta alla morte. Attraverso le ferite di Cristo, corpo spezzato per amore degli uomini, noi siamo stati generati.
Le letture bibliche che abbiamo ascoltato e il racconto della Passione del Signore ci introducono in questo mistero di amore infinito di Dio per noi. Il Cristo, Verbo di Dio si è incarnato e si è abbassato fino a diventare uomo dei dolori e si è lasciato crocifiggere perché noi, per i suoi meriti, venissimo divinizzati.
Il pensiero che Gesù ha accettato di morire in croce per dimostrarci il suo amore, deve accompagnarci a vivere con sincera spiritualità la Settimana Santa che oggi inizia; è la grande settimana, la più grande e santa settimana di tutto l’anno, perché siamo chiamati a partecipare al più grande mistero della vita e della storia di ciascuno di noi. Siamo, infatti, sollecitati a porci la domanda: Chi è questo Gesù che muore sulla croce? E la nostra risposta di fede è quella stessa del Centurione che affermava: “Davvero quest’uomo era figlio di Dio”.
Se anche noi ci mettiamo sotto la croce di Cristo, facciamo un’esperienza unica e fondamentale: impariamo a vivere! A vivere con serenità anche i momenti più duri della nostra vita; impariamo ad amare anche gli uomini e le donne che continuamente vengono crocifissi dall’egoismo violento di alcuni che sfigurano bambini e ragazzi e li costringono ad un lavoro disumano; impariamo ad amare anche i giovani incatenati dalla droga e dalla violenza, o gli anziani e malati che si sentono abbandonati da tutti e sono stanchi di vivere.
Metterci sotto la crocce di Cristo vuol dire pregare anche per chi, direttamente o indirettamente, con il suo comportamento ha offeso e offende il volto santo di Cristo e della sua Chiesa.
Il sangue versato da Gesù sulla croce è l’olio balsamico che guarisce le ferite e ci dona la speranza che, come Lui, anche noi possiamo risorgere a nuova vita.
Chiediamo a Maria Santissima, che ha accompagnato il suo Figlio al Calvario e ha partecipato alla sua morte redentrice, di diventare anche nostra Madre e guidarci fino alla risurrezione. “.

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di Redazione
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