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Lo dichiara il presidente Peduto

Caso Atrani, geologi Campani: "Istituzioni ci ignorano"


Caso Atrani, geologi Campani: 'Istituzioni ci ignorano'
04/01/2010, 15:01

NAPOLI - “Ad Atrani c’è stata l’ennesima frana e l’ennesima vittima del dissesto idrogeologico in Campania e puntualmente è iniziato lo scaricabarile delle responsabilità, ma le istituzioni e i nostri politici, passat’a nuttata, se ne dimenticano e ciò avviene puntualmente da oltre un secolo”. Lo ha dichiarato Francesco Peduto, vicepresidente dell’Ordine dei Geologi della Campania.
“La fragilità del territorio campano, difatti, non è una novità dell’ultimo decennio – ha proseguito Peduto - conosciuta solo per le mappe del rischio delle autorità di bacino, visto che ben 210 comuni su 551 (circa il 40%) erano già stati classificati da “trasferire e/o consolidare” ai sensi del Regio Decreto 445 del 1908, integrato poi negli anni, ma di contro, da anni ad ogni finanziaria vengono contemporaneamente ridotti o tagliati i fondi per il dissesto idrogeologico e per la protezione civile, sia a livello nazionale che regionale.
Insomma, diciamola tutta: il nostro paese, nel campo del dissesto idrogeologico, oscilla tra arretratezza culturale ed inerzia delle pubbliche amministrazioni. A livello nazionale e regionale il quadro normativo nel settore non è ancora coerente con gli obiettivi di una moderna politica di salvaguardia e tutela dal dissesto idrogeologico e la Regione Campania ancora non si è dotata di una legge di riparto delle competenze - tra regione, province e comuni - sulla difesa del suolo e sulle acque, sebbene prevista sin dal lontano 1998 dal D.Lgs. 112/98”.
“A nulla sono serviti i continui gridi di allarme dei geologi e le nostre proposte a vari livelli istituzionali e politici sono rimaste inascoltate – ha continuato Peduto - con il risultato che da noi di dissesto idrogeologico si continua a morire.
A nulla sono valse le norme emanate dopo Sarno, che dovevano prevedere il passaggio ad una cultura di previsione e prevenzione, con l’adozione di interventi ed azioni anche di tipo non strutturali, finalizzati alla mitigazione del rischio; con Sarno in Campania ci siamo inventati il presidio territoriale quale efficace forma di controllo e di prevenzione sul territorio ma mentre tale positiva esperienza viene copiata e riproposta in Calabria, in Sicilia ed anche all’estero, da noi il presidio territoriale, unico vero strumento di prevenzione, viene completamente smantellato e l’Arcadis, la nuova struttura regionale per la difesa del suolo che è subentrata alla struttura commissariale mi risulta che non lo prevede.
Nei cassetti della Regione Campania giacciono proposte e disegni di legge, come quello su “Funzione e delega in materia di difesa del territorio dal rischio sismico”, che sanava le incongruenze e gli jatus tra la vecchia ed obsoleta L.R. 9/83 e i nuovi strumenti di pianificazione in materia di rischio idrogeologico, approvato di concerto con gli ordini professionali e i soggetti portatori di interesse.
Come è rimasta inascoltata la proposta fatta all’allora Assessore Regionale all’Ambiente on. Nocera di una legge a costo zero per la regione, di un solo articolo, che prevedesse la sospensione dei finanziamenti per quei comuni che non aggiornavano i propri strumenti urbanistici per la delocalizzazione nelle aree a rischio molto elevato e che non predisponevano ed aggiornavano i Piani di Protezione Civile Comunale, prevedendo anche i piani di emergenza per le zone a maggior rischio; il risultato è che, ancora oggi, la stragrande maggioranza di tali piani o non esistono, o sono puramente virtuali, per cui ci si ritrova puntualmente impreparati di fronte alle emergenze”.
“I geologi ormai da qualche anno hanno fatto una scelta “culturale” di qualificazione della categoria – ha concluso Peduto - ed in linea con le più recenti direttive europee, con l’aggiornamento professionale continuo, che richiede sforzi e sacrifici per chi deve organizzarlo e per chi deve sostenerlo e sono pronti a fare il “medico condotto” del territorio, ma mi chiedo quanto valgono ed a cosa servono questi sforzi, se poi puntualmente ci scontriamo con l’inettitudine dei politici e delle istituzioni ed assistiamo al perpetrarsi di tragedie come quella di Atrani.
E pensare che proprio in relazione alle frane da crollo ed alla caduta massi, che per la velocità dell’evento sono tra i dissesti più pericolosi e che maggiormente possono causare anche la perdita di vite umane, mentre in Campania ci confrontiamo con l’assenza delle istituzioni, o al massimo litighiamo sulle competenze tra diverse professionalità, in Trentino Alto Adige persone molto più illuminate di noi hanno da tempo definito un protocollo d’intesa con relativo disciplinare operativo, che tra l’altro prevede che su queste tematiche bisogna intervenire sempre in modo interdisciplinare, stilato tra Ordine degli ingegneri, dei geologi e Province autonome di Trento e Bolzano.
Ma il confronto con altre realtà non esiste, se pensiamo che ad oggi non è stato completamente risanato nemmeno il piccolo costone roccioso che incombe sul Borgo Marinari di Conca dei Marini, dal quale partì una frana nel 1996, cioè 14 anni fa, che travolse una casa, un ristorante ed invase la spiaggetta del borgo!”

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di Redazione
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