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COME CAMBIA IL WEB E INSIEME LO STILE DI VITA


COME CAMBIA IL WEB E INSIEME LO STILE DI VITA
03/01/2008, 14:01

Privacy, musica e informazione gratis, nuovi protagonisti, nuovi servizi: Internet ha accresciuto la sua audience e la sua influenza suscitando animati dibattiti di natura etica, culturale ed economica. Impossibile tornare su tutti gli eventi del 2007, alcuni però meritano di essere rivisti: possono rivelare molto sul futuro del pianeta Web, in continuo movimento. 

Privacy in vendita
Niente sfugge ai giganti del Web, che bombardano gli utenti di messaggi pubblicitari legati alla loro navigazione sulla rete: hobby, film preferiti, gusti sessuali, piani di viaggio… Ma questo è il meno! Pudding Media, una start-up con sede a San Josè (California), ha lanciato nel settembre del 2007 un servizio telefonico particolarmente intrusivo. Come succede con Skype, la voce è veicolata attraverso Internet. Solo che Pudding Media offre un servizio interamente gratuito. Eccone il motivo: ogni volta che una parola chiave spunta nella conversazione (“basket”, “rap”, “pizza”…), una pubblicità “mirata” appare sullo schermo di chi parla. Insinuarsi in questo modo nella vita dei propri clienti poteva essere un boomerang. Così, nel 2007, i grandi del Web hanno messo in atto una ritirata strategica. Per esempio, Google ha reso noto che non conserverà per più di 18 mesi i dati personali di ogni navigatore (ovvero: la data e l’ora di connessione, l’indirizzo del computer connesso e il tipo di richiesta formulata). Gli altri motori di ricerca lo seguono a ruota. Questo non vuol dire che la privacy degli internauti è salva. Malgrado le proteste di gruppi di pressione come l’Electronic Privacy Information Center, Google ha ricevuto a metà dicembre il via libera delle autorità americane per la concorrenza all’acquisto di Double Click Inc. Grazie a dei software-spia (i cookies), DoubleClick sorveglia i siti frequentati dall’80% dei navigatori con lo scopo di inviare a ciascuno pubblicità su misura. Google + DoubleClick: la “ragnatela” si stringe attorno agli utenti. Come sfuggire al Grande Fratello? Obbligare Google & Co . a distruggere in tempo reale i dati personali degli internauti significherebbe distruggere il loro modello economico basato su queste pubblicità contestuali. Vogliamo farli fallire? Ma fino a che punto è lecito spingersi?

Il ritorno della bolla?
Nel cyberspazio le offerte si evolvono continuamente. Nel 2007 Microsoft ha deciso di comprare per 240 milioni di dollari (164 milioni di euro) l’1,6% del social network FaceBook (55 milioni di iscritti, un milione e mezzo di nuovi utenti al mese); 240 milioni di dollari sono all’incirca cento volte tanto il volume di affari di FaceBook nel 2007. Una follia? Nel 2006 Google non aveva esitato a comprare YouTube, il sito video-condivisione, per 1,65 miliardi di dollari… Google non se la passa poi così male. Nell’ottobre del 2007 il titolo dell’azienda di Mountain View (California) ha superato il tetto dei 600 dollari con un utile del 30% dall’inizio dell’anno. E secondo gli analisti non si fermerà qui. Alcuni osservatori temono una nuova bolla speculativa, come quella scoppiata nel 2000, che aveva lasciato il settore completamente a terra. Al contrario, i guru della Silicon Valley scommettono sul fatto che la pubblicità on line continuerà a espandersi in modo sorprendente. In particolare puntano sull’ingresso della pubblicità nel mercato dei telefonini intelligenti che permettono di seguire passo passo gli utenti, consentendo di raggiungerne sempre di nuovi. Un mercato molto promettente, a giudicare dall’appetito che suscitano già questi nuovi apparecchi. Un miliardo e mezzo di internauti nel 2007. Quanti nel 2010? L’estensione esponenziale della rete giustificherà gli acquisti a caro prezzo di Microsoft o di Google, forti dell’essersi assicurati il dominio sui loro mercati. Ma questo non è sicuro. Google per esempio assorbe il 60% delle richieste indirizzate nel mondo ad un motore di ricerca. La sua quota di traffico si avvicina all’80% in Europa Occidentale ma crolla al 2% in Corea del Sud, dove Internet regna sovrano. E soprattutto: Google non raccoglie che il 17% delle ricerche in Cina, il mercato emergente per eccellenza per il World Wide Web e la pubblicità on line.

Il Nytimes.com passa al gratuito
Dopo il 19 settembre 2007 l’accesso all’edizione on line del New York Times e ai suoi archivi è gratuito. Due anni fa il più importante quotidiano della stampa americana aveva limitato l’accesso al suo sito web. Per consultare le edizioni successive al 1987 e gli articoli dei suoi editorialisti, gli utenti dovevano pagare 49,95 dollari all’anno o 7,95 dollari al mese. Un’esperienza fallimentare. Il quotidiano on line più consultato al mondo (13 milioni di visitatori unici al mese) affronta ora una nuova scommessa: quello che perderà in abbonamenti (10 milioni di dollari all’anno), lo recupererà in volume di affari pubblicitario, generato da una significativa crescita delle connessioni. Rupert Murdoch è tentato di fare altrettanto. Il patron australiano-americano del gigante News Corp. ha comprato nel 2007 il Wall Street Journal e si interroga sul suo business model. Il sito Wsj.com può contare su un milione di abbonati paganti per 60 milioni di dollari di entrate annuali, ma il suo nuovo proprietario sta considerando di rendere l’accesso gratuito. Anche Murdoch punta sul boom della pubblicità on line e su una lievitazione dell’audience generata dalla gratuità, in particolare in Europa, dove la versione cartacea del Wall Street Journal è difficile da trovare.

Radiohead: sfida all’industria musicale
Consentendo ai loro fans di scaricare da Internet il nuovo album, In Rainbows, il gruppo rock inglese ha suscitato il malumore delle majors. Impossibile sapere con precisione quanti navigatori l’hanno acquistato gratuitamente, quanti l’hanno pagato e quanto (i Radiohead non hanno imposto alcun prezzo). Non si sa nemmeno se l’operazione abbia portato guadagni: non è in alcun modo possibile misurare la redditività di questa bella operazione di marketing. L’album uscirà presto in cd nei negozi confondendo ulteriormente le acque. Ma la questione è un’altra. Si tratta di sapere se il lancio di In Rainbows è un’operazione isolata o se prefigura una rivoluzione in rete dell’industria musicale.

Più Internet, meno tv
Nel 2007, per la prima volta, gli europei tra i 16 e 24 anni hanno passato più tempo davanti al loro computer che davanti alla televisione. Lo stesso anno le azioni di TF1 (Télévision Française 1, la più importante rete generalista francese, grosso modo paragonabile a RaiUno, N.d.T) hanno perso un terzo del loro valore. Accostare questi due dati significa constatare che nel 2007 il sistema dei mass-media francese ha cominciato a mostrare le prime crepe.

(fonte: LaStampa.it)

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di Redazione
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