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L'Australian National University sfata la "leggenda"

Confermato: la gravidanza non rovina il cervello delle donne


Confermato: la gravidanza non rovina il cervello delle donne
03/02/2010, 18:02

LONDRA - Ci sono vox populi così antiche e ben radicate da assumere un manto di scientificità. Tra queste, c'era quella che dava per certa una lenta ma inesorabile degenerazione cerebrale sofferta dalle donne in gravidanza. In estrema sintesi: più figli = meno cervello.
A sfatare il pericoloso mito è stata una ricerca svolta nella Australian National University, coordinata dalla dottoressa Helen Christensen e pubblicata anche sul "British Journal of Psychiatry".
I ricercatori guidati dalla Christensen, hanno tentato con successo di smentire una teoria che in maniera quasi incredibile veniva riportata anche su diversi libri di testo. Secondo tale "credenza", le donne incinte soffrirebbero di vuoti di memoria, distrazioni e di tutta una serie di disfunzioni mnemoniche direttamente riconducibili alla gestazione ed alla maternità.
La ricerca ha coinvolto 1241 donne di età compresa tra i 20 e i 24 anni che sono state monitorate per ben 4 anni. Di queste ne sono state selezionate 76 che si trovavavano in periodo di gravidanza. Oltre a seguirle per nove mesi, si sono poi effettuati anche test sulla memoria circa 190 giorni dopo il parto.
Confrontando poi i dati raccolti dalle analisi effettuate sulle donne non incinte, su quelle con il pancione e sulle neomamme, non si sono assolutamente notate variazioni significative. La conclusione dell'esperimento ha dunque dimostrato come nè la gravidanza né la maternità provochino effetti negativi sul cervello delle donne.
In alcuni casi, come spiega la dottoressa Christensen, può capitare che si verifichi uno spostamento dell'attenzione dall'esterno ai bimbi che si trovano ancora in grembo o che sono appena. Questo perchè "le donne incinte probabilmente spostano la loro attenzione dalle questioni di lavoro alla nascita del bambino, mentre le neomamme si concentrano solo sul nascituro". Ma tale aspetto, ovviamente, rappresenta un comportamento adattivo momentaneo che non ha nulla a che vedere con le a questo punto "leggendarie" nefaste conseguenze procurate all'organo cerebrale dai bimbi non ancora nati e da quelli appena venuti al mondo.

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di Germano Milite
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