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Un gruppo su Facebook e molte persone che lo ricordano

Cresce la mobilitazione sulla Rete per il professore suicida


Cresce la mobilitazione sulla Rete per il professore suicida
08/09/2012, 16:02

VENEZIA - E' una triste storia, quella di Leonardo Pasqualetto, giovane insegnante di un liceo del veneziano. Una storia che inizia il 10 novembre 2011, quando - come tutti i giorni - entra a scuola. Ma quando va in classe trova schierata l'intera classe con la vicepreside in piedi e, isolata, una ragazza di 16 anni, con cui Leonardo era accusato di avere una relazione da un paio di mesi. La ragazza si era confidata con una amica della sua relazione, la voce si era diffusa rapidamente nella scuola e la preside aveva preso una decisione drastica: cacciare l'insegnante. Leonardo a quel punto è tornato a casa e si è suicidato, impiccandosi nella scuderia, vicino ai cavalli che tanto amava. 
Da quel momento i genitori e i parenti più stretti hanno cominciato una battaglia per ottenere che esca fuori quello che loro sostengono ci sia dietro. In particolare, l'ostilità di un gruppo di ragazzi, che non amavano quel professore capace, sempre disponibile ad aiutare, ma che voleva che i suoi studenti stessero sui libri per imparare. E i ragazzi avrebbero costituito le false accuse contro l'insegnante. Ma anche un certo malumore di alcuni colleghi insegnanti che hanno spinto la preside a fare una sorta di processo pubblico contro Leonardo, anzichè trattare la cosa con riservatezza. 
Sono state inviate cinque querele in Procura dal padre dell'insegnante e dal suo avvocato - tre per istigazione al suicidio, una contro il consiglio di istituto convocato apposta contro di lui e una per il furto di un cartello, messo dal padre Pierluigi davanti alla scuola con l'immagine dell'insegnante suicida - ed è stata ottenuta una inchiesta disposa dal Ministro Profumo dopo l'invio di una lettera in cui gli si narrava l'accaduto. 
Ma non basta: ci sono anche iniziative non ufficiali, come la creazione di un gruppo apposito su Facebook,  per mantenere viva la memoria, dato che i genitori temono che si voglia silenziare ed insabbiare la vicenda. Perchè secondo loro, è stata tutta una trappola di quella parte degli studenti che non volevano studiare con un professore considerato esigente e quindi hanno creato la trappola, raccontando menzogne alla preside. 

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di Antonio Rispoli
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