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Al via corsi di formazione per operatori sanitari

Cuore, la chirurgia fa meno paura grazie alle tecniche mini invasive


Cuore, la chirurgia fa meno paura grazie alle tecniche mini invasive
13/12/2010, 09:12

Chi non tremerebbe all'idea di dover subire un intervento al cuore? Da sempre, fra tutte le branche della chirurgia, la cardiotoracica è caratterizzata da procedure complesse e cruente, soggette a complicanze imprevedibili. Oggi un nuovo approccio sta rivoluzionando il lavoro dei chirurghi e la vita di tanti pazienti operati al cuore: le metodologie mini invasive, approdate in Italia ormai vent'anni fa, si stanno affermando anche nel delicato campo della cardiochirurgia. «Con le nuove tecniche si evitano l'arresto cardiaco e l'utilizzo della circolazione extracorporea, e si riduce la dimensione dell'incisione chirurgica -spiega Massimo Lemma, direttore dell'Unità di Cardiochirurgia mini invasiva dell'Ospedale Sacco di Milano-. Ciò significa meno dolore per il paziente, meno traumi, meno complicanze postoperatorie e un recupero più rapido. Tutte necessità quando, come avviene sempre più spesso, ci si trova a operare pazienti anziani, e quindi più deboli e con molteplici patologie associate». Sia che si tratti dell'applicazione di un bypass coronarico, sia che si abbandoni la sternotomia a favore della ricerca di mini accessi alla gabbia toracica, queste sono procedure non completamente standardizzate e tecnicamente difficili. I chirurghi che le eseguono devono avere alle spalle un lungo training teorico e pratico e una grande dimestichezza con gli strumenti endoscopici. Metodi da anni insegnati all'Ospedale Sacco di Milano a un numero sempre maggiore di chirurghi, ma che non sono ancora del tutto noti ai medici meno specializzati e ai pazienti. «Spesso gli operatori sanitari non sono sufficientemente informati sui vantaggi della cardiochirurgia mini invasiva -continua Massimo Lemma-. Per questo non sanno indirizzare le persone alle strutture che la praticano. È necessario studiare percorsi di formazione non solo per i cardiochirurghi, ma anche per quegli specialisti che dialogano con i pazienti prima che questi arrivino sul tavolo operatorio, e che li seguiranno durante il periodo di convalescenza». Per promuovere la diffusione dei metodi di cardiochirurgia mini invasiva, Massimo Lemma segue un programma di divulgazione scientifica in collaborazione con Cerifos - Centro di ricerca e formazione scientifica di Milano. In partenza a fine gennaio 2011, i primi corsi saranno aperti a cardiologi e medici di base. Illustreranno tempi di degenza e ripresa postoperatoria, metodi di riabilitazione, gestione del dolore e degli aspetti psicologici dopo l'intervento. Oltre a seminari monotematici saranno organizzati "wet-lab" con modelli a bassa fedeltà ma ad alta riproducibilità che simulano il torace del paziente. I corsi saranno validi per l'acquisizione di crediti ECM.

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di redazione
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