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Il farmaco RU486 a breve negli ospedali italiani

Dall'Aifa l'ok alla pillola sull'aborto


Dall'Aifa l'ok alla pillola sull'aborto
30/09/2009, 20:09

Via libera alla pillola sull'aborto.
Il consiglio di amministrazione dell'agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato il lasciapassare definitivo per l'uso negli ospedali italiani della pillola abortiva Ru486.
Quest’oggi  l' Aifa ha approvato tecnicamente il verbale della scorsa riunione del 30 luglio dove era stata decisa, tra le altre, l'autorizzazione all'immissione in commercio della pillola abortiva Mifegyne.
L'Aifa ha poi fatto sapere che il Consiglio di Amministrazione si è riconvocato, anche in considerazione delle richieste formulate dal Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, per il giorno 19 ottobre.
Motivo dell'incontro sarà il procedere alla formulazione del mandato al Direttore Generale per gli adempimenti successivi.
La pillola abortiva Ru486 è già in uso in vari paesi e dal 2005 è inserita nella lista dei farmaci dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms).
Il farmaco ha un verificato effetto abortivo. A base di mifepristone, è in grado di interrompere la gravidanza già iniziata con l'attecchimento dell'ovulo fecondato. L'aborto farmacologico tramite Ru486 prevede l'assunzione di due farmaci: la Ru486 appunto (che interrompe lo sviluppo della gravidanza) in abbinamento a una prostaglandina che provoca le contrazioni uterine e l'espulsione dei tessuti embrionali.
Ogni Paese in cui la pillola abortiva è commercializzata ha delle regole e delle scadenze precise: la pillola può infatti essere assunta entro un certo periodo di tempo, calcolato in settimane.
Quindici giorni dopo l'espulsione, che avviene nel 98,5% dei casi, la paziente viene sottoposta a valutazione ecografica e ad una visita di controllo.
Cosa diversa è, invece la cosiddetta 'pillola del giorno dopo' Norlevo, con la quale la RU486 è spesso confusa: In questo caso si tratta di un anticoncezionale e non provoca, secondo gli esperti, l'interruzione di una gravidanza, ma impedisce l'eventuale annidamento nell'utero dell'ovulo che potrebbe essere fecondato.

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di Salvatore Formisano
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