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1 su 4 è malato, le donne sono più a rischio

Depressione: scoperti farmaci di ultima generazione


Depressione: scoperti farmaci di ultima generazione
23/09/2010, 17:09

ROMA – Sono in continuo aumento casi di pazienti affetti da depressione. In Europa sono circa 60 milioni, di cui più della metà soffre di una forma grave e invalidante. In Italia, un adulto su quattro è colpito da un episodio di depressione, le donne più degli uomini (12,8% contro il 5,9%).
La malattia, secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), rappresenterà, nel 2020, la seconda causa di disabilità nel mondo, dopo le patologie cardiache. Una patologia seria che coinvolge famiglie e mondo del lavoro e non è di facile soluzione: una persona depressa su 3 lo è ancora dopo un anno, una su 10 deve continuare la terapia dopo 5 dal primo episodio, oltre la metà avrà una ricaduta nell’arco della sua esistenza. La convergenza di altre malattie croniche, di cui: ipertensione, diabete e cancro, peggiora la qualità di vita.
«Le terapie finora a disposizione - precisa il professor Giovanni Biggio, presidente della Società italiana di Neuro-psicofarmacologia (Sinpf) e del presidente del Congresso di Cagliari - non alleviano immediatamente i sintomi depressivi: il malato avverte per prima gli effetti collaterali dei farmaci, come quelli gastrointestinali e sul sonno, ma anche disturbi della sfera sessuale e aumento di peso che spesso portano all’interruzione del trattamento».
In merito a ciò, la ricerca è proiettata alla scoperta di nuovi farmaci, che riescano a garantire una risposta più rapida e più ampia.
«I bisogni di questi pazienti sono ancora lontani dall’essere soddisfatti - illustra il professor Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze, A.O. Fatebenefratelli-Oftalmico-Melloni di Milano -. Basti pensare che i giorni lavorativi persi da un depresso sono 7 volte superiori rispetto a chi non lo è. Inoltre, una recente indagine condotta dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) ha messo in evidenza la scarsa fiducia delle donne verso i trattamenti della depressione: ben il 54% ritiene che la depressione sia addirittura più difficilmente curabile del tumore al seno».
«Tra le novità dal Congresso di Cagliari - specifica il professor Biggio - la disponibilità anche nel nostro paese di una molecola, agomelatina, capostipite di una nuova classe di antidepressivi». «La battaglia per combattere la depressione deve continuare - chiude il professor Eugenio Aguglia, presidente eletto della Società italiana di Psichiatria (Sip) - la disponibilità anche in Italia di una nuova molecola è positiva e importante per il clinico, anche se attualmente non rimborsabile dal sistema sanitario nazionale. Crediamo che vada fatto ogni sforzo comune perchè tutti i pazienti depressi abbiano uguale possibilità di accesso alle cure migliori».
La crescita della malattia in questione, insieme ad altri disturbi come gli attacchi di panico e le psicosi, rappresentano uno dei problemi con cui gli esperti si confrontano periodicamente. Al congresso di Neuropsicofarmacologia l’interazione gene-ambiente è uno dei principali argomenti: oggi è scientificamente affermato che la patologia mentale può essere determinata già nella vita intrauterina.
«Sappiamo con certezza - continua il professor Biggio - che se una donna durante la gravidanza abusa di alcol o di sostanze, viene maltrattata o subisce forti stress, il feto riceve segnali che modificano i geni coinvolti nello sviluppo del cervello: per questo nel nostro congresso parliamo di ’fenomeni epigenetici, cioè come i geni dell’individuo vengano modificati non nella struttura ma nella funzione da input ambientali. Oggi finalmente abbiamo prove biologiche che l’ambiente esterno è in grado di modificare i geni».
Maggiormente a rischio sono i giovani, che a seconda dei comportamenti, delle abitudini e della facilità con cui consumano droghe e alcol, risultano più vulnerabili ai disturbi mentali. Secondo i dati delle prescrizioni mediche, sono circa 4,2 milioni gli italiani in terapia farmacologica - precisa il professor Aguglia - ma di questi solo il 40% riceve benefici sul tono dell’umore, sul sonno, l’appetito, l’interesse per la vita sociale.
“Uno dei motivi principali dell’insoddisfazione dei pazienti - prosegue Aguglia - è il ritardo dell’efficacia delle terapie finora disponibili, che si avverte solo a 3-6 settimane di trattamento. Effetti collaterali come aumento di peso e problemi alla sfera sessuale possono indurre ad abbandonare le cure. I farmaci antidepressivi tradizionali infatti, agiscono aumentando la disponibilità di monoamine (noradrenalina e serotonina) nel cervello”.
Di recente i ricercatori hanno scoperto una nuova classe di farmaci efficaci negli episodi di depressione, più rapidi, meglio tollerati e che inducono anche una re-sincronizzazione di questi ritmi. L’agomelatina è il capostipite di questi farmaci denominati melatoninergici, che ha un meccanismo d’azione totalmente diverso dai farmaci tradizionali. I vantaggi, osservabili rispetto ai limiti delle attuali cure antidepressive, sono: efficacia più rapida, con sollievo di alcuni sintomi fin dalla prima settimana di trattamento, migliore risposta rispetto ai farmaci e assenza degli effetti collaterali e della sindrome da interruzione.

 

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di Caterina Cannone
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