Cyber, scienza e gossip / Gossip

Commenta Stampa

Per il gup di Milano “il fatto non sussiste”

Dolce e Gabbana prosciolti dall’accusa di evasione per 1 mld


Dolce e Gabbana prosciolti dall’accusa di evasione per 1 mld
02/04/2011, 10:04

Rischiavano il processo per quella che l’accusa aveva definito una “estero vestizione”, parola che non ha nulla a che vedere con gli abiti, più o meno griffati. Gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana dovevano rispondere di truffa ai danni dello Stato e dichiarazione infedele dei redditi per circa un miliardo di euro, perchè - sosteneva la Procura - avrebbero creato una società in Lussemburgo per non pagare le tasse in Italia sullo sfruttamento dei loro marchi “D&G”. Il gup di Milano, Simone Luerti, però, li ha prosciolti da entrambe le contestazioni, perché “il fatto non sussiste”. Il gup ha prosciolto anche gli altri cinque imputati, tra cui il fratello di Domenico Dolce, Alfonso, e alcuni manager e amministratori e il consulente fiscale del gruppo di moda. Depositerà le motivazioni del provvedimento entro trenta giorni, ma, da quanto si è saputo, il giudice ha ritenuto che ciò che è stato documentato nell’indagine non ha travalicato il confine del rilievo penale. E al giudice del procedimento penale non spetta occuparsi degli eventuali profili tributari. “Non è che ci aspettavamo il proscioglimento, lo pretendevamo”, ha commentato con soddisfazione il legale di Dolce e Gabbana, l’avvocato Massimo Dinoia. Il difensore aveva presentato al giudice una memoria difensiva di 150 pagine per spiegare, tra le altre cose, che non sussisteva la truffa, perchè non c’erano “nè l’artifizio né il raggiro” ai danni dello Stato. L’inchiesta penale era nata nel 2007, a seguito di una verifica fiscale, e il pm Pedio contestava ai due creatori di moda di aver costituito nel 2004, assieme agli altri manager,una società fittizia, la “Gado”, alla quale sarebbero stati ceduti due marchi per 360 milioni di euro, quando il prezzo di mercato stimato era di quasi 1,2 miliardi.

Commenta Stampa
di AnFo
Riproduzione riservata ©