Cyber, scienza e gossip / Scienza

Commenta Stampa

Montalcini: "Commossa per la sua perdita"

Dulbecco, lo scienziato gentiluomo che lottava per i giovani


Dulbecco, lo scienziato gentiluomo che lottava per i giovani
21/02/2012, 16:02

Se n’è andato in silenzio suscitando però un enorme clamore subito dopo l’annuncio della sua morte. Forse non è un caso che Renato Dulbecco, il Premio Nobel per la Medicina, scomparso ieri all’età di 97 anni (ne avrebbe compiuti 98 domani), se ne sia andato all’indomani della fine del Festival di Sanremo. Forse avrà voluto seguire questa 62° edizione prima di andarsene ricordando di quando su quel palco, per cinque sere, c’era stato anche lui. Accanto a Fabio Fazio e Laetitia Casta in un’indimenticabile Sanremo targato 1999 devolvendo il compenso a favore del rientro in Italia di cervelli fuggiti all'estero. Un'iniziativa simbolica che ancora oggi prosegue nel Progetto Carriere Dulbecco promosso da Telethon. Che cosa ha unito un Premio Nobel, pioniere delle ricerche sulla genetica del cancro, ad un evento frivolo come il Festival di Sanremo? Il pubblico. La gente che lo ha subito applaudito e che, da allora, ha conosciuto la persona grazie alla quale sapevano che i tumori sono malattie dai mille volti e che il primo bersaglio per aggredirli è il loro Dna.  In pochi decenni la lotta ai tumori ha imparato a parlare un linguaggio completamente nuovo grazie alle sue ricerche. Ma non è solo grazie a Sanremo che lo scienziato gentiluomo è stato conosciuto dal grande pubblico. Il suo volto gentile sponsorizzò anche i Referendum abrogativi del 2005, quelli in cui si discuteva sulla procreazione medicalmente assistita. Nato a Catanzaro il 22 febbraio 1914, Dulbecco si avvicina alla scienza spinto dalla passione per la fisica e arriva alla medicina dopo avere “assaporato” anche chimica e matematica. A 16 anni si iscrive alla facoltà di Medicina dell'università di Torino e segue i corsi dell'anatomista Giuseppe Levi insieme a Rita Levi Montalcini e Salvador Luria. Si laurea con lode nel 1934. Proprio la Montalcini lo ha ricordato con queste parole: “Uno dei più grandi protagonisti nella storia della medicina moderna del '900 del nostro Paese e a livello internazionale”. Durante la seconda guerra mondiale è ufficiale medico sul fronte francese e poi su quello russo dove, nel 1942, rischia di morire. Rientrato in Italia, nel dopoguerra torna a Torino. Nel 1947 la grande decisione di trasferirsi negli Stati Uniti per raggiungere Luria, che lavorava lì già dal 1940. Un viaggio che cominciò con una sorpresa: “Senza saperlo, ci ritrovammo sulla stessa nave”, raccontava mezzo secolo più tardi ancora divertito, ripensando all'incontro inatteso con Rita Levi Montalcini. “Facevamo lunghe passeggiate sul ponte parlando del futuro, delle cose che volevamo fare: lei alle sue idee sullo sviluppo embrionale e io alle cellule in vitro per fare un mucchio di cose in fisiologia e medicina”. Sono le strade che entrambi seguono negli Usa e che portano Dulbecco nel California Institute of Technology (CalTech), dove ha una cattedra e comincia ad occuparsi di tumori. Nel 1960 fa la scoperta che nel 1975 lo porterà al Nobel: osserva che i tumori sono indotti da una famiglia di virus che in seguito chiamerà “oncogeni”. Nel 1972 lascia gli Usa per Londra, come vicedirettore dell' Imperial Cancer Research Fund. Dopo il Nobel, condiviso con David Baltimore e Howard Temin, ritorna all'Istituto Salk per studiare i meccanismi genetici responsabili di alcuni tumori, in primo luogo quello del seno. Il suo rientro in Italia, nel 1987, coincide con l'avvio del Progetto internazionale Genoma Umano, del quale Dulbecco diventa coordinatore del ramo italiano. Un'esperienza che si arena nel 1995 per mancanza di fondi e che lo riporta negli Stati Uniti.

Commenta Stampa
di Veronica Riefolo
Riproduzione riservata ©