CYBER, SCIENZA E GOSSIP - Internet
E' polemica su RapeLay, il gioco dello stupro
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07/05/2009, ore 12:52 - La Yokohama Illusion nel 2006 lanciò un gioco "hentai" (termine giapponese che significa "maniaco" e con il quale si etichettano fumetti, cartoni animati e giochi elettronici giapponesi a sfondo sessuale, ndr) intitolato RapeLay, cioè "stupro-scopata". E' un gioco dove si incontra una ragazza giovane, bella e formosa sul binario di una stazione del treno in Giappone e il gioco consiste nel far eccitare la ragazza, palpandola prima e poi svestendola e stuprandola, senza che questo attiri troppo l'attenzione. Dopo di che, da una parte la si "convincerà" a fare sesso anche con altre persone; dall'altra parte il gioco si sposta progressivamente a casa della ragazza, dove bisognerà fare lo stesso con le due sorelle e poi con la madre. La caratteristica di questo gioco è di essere molto realistico nelle immagini e nei suoni. E molto esplicito.
Questo ha creato problemi con le associazioni che si ergono a tutela dei minori o delle donne, e queste a loro volta hanno fatto pressione sulle autorità, riuscendo a bloccarne la vendita negli USA, in Gran Bretagna e in molti altri Paesi. Ma si sa, oggi su Internet passa tutto. E così anche questo gioco è diventato facilmente scaricabile dalla rete.
Però resta un fatto: per quanto realistico - ed oggi col PC si fanno cartoni che sembrano veri - è pur sempre un gioco, un'opera di fantasia. Ed è un'opera di fantasia - la cui vendita è comunque vietata ai minorenni, in Giappone ed ovunque - fatta nello stile del porno di tutto il mondo: la donna-oggetto, che anche se viene violentata prova piacere, e che in più di una occasione poi cerca il violentatore e ne diventa succube, sessualmente e non. Se uno volesse elencare i libri, i fumetti, i film e i cartoni animati erotici o pornografici in cui questo avviene almeno una volta, dovrebbe elencare la metà delle opere di questo campo. E si sa che è falso, perchè una donna violentata che prova piacere è una tipica fantasia sessuale maschile che non ha alcun riscontro nella realtà.
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