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Ecco come distruggere l'informazione via web


Ecco come distruggere l'informazione via web
12/05/2012, 18:05

Da qualche anno uso Facebook per studiare i comportamenti delle persone: quali link preferiscono, quali immagini, ecc. Negli ultimi anni sto scoprendo una strana tendenza: aumentano i link di "notizie" (il termine è molto tra virgolette, perchè un giornalista serio si vergognerebbe di pubblicarle) false, ma abbastanza verosimili se non si fa un controllo, con titoli veramente ben fatti: molto allarmistici, di quelli che attirano molto l'attenzione.
Ce ne sono di vari tipi: si va alle notizie vere ma scadute, alle notizie completamente inventate, alle notizie fabbricate con arte, dove si dice una cosa falsa usando dati veri.
Spesso nei miei editoriali ho cercato di spiegare perchè fossero notizie false, quando le vedevo ripetute con ossessività dai miei contatti; ma ovviamente, come è prassi nel nostro Paese, se 1000 persone leggono la notizia, è grasso che cola se la smentita la leggono in 10. In più non sono un gran che nello scegliere i titoli e l'impatto è decisamente migliore.
E tuttavia la cosa mi ha dato da pensare: possibile che la gente sia così idiota? Non parlo di chi condivide il link, dando inizio alla catena di Sant'Antonio, perchè molti condividono a caso, senza fare alcun controllo,solo dopo aver letto il titolo. Un atteggiamento sbagliato, ma se uno è superficiale ci si può fare ben poco. Invece parlo di chi questi link li prepara e li crea. Facciamo qualche esempio.
Nel gennaio 2009, quando il ddl detto "pacchetto sicurezza" era allo studio del Senato, il senatore D'Alia, dell'Udc, propose un emendamento - che lamaggioranza approvò, nella quale si imponeva la registrazione presso il Tribunale di qualsiasi blog o profilo Facebook, Twitter, ecc., come se si trattasse di testate giornalistiche; e quindi con la nomina di un direttore iscritto all'Albo dei giornalisti. E' chiaro che questo avrebbe creato di fatto una immediata censura di Internet. La risposta del web fu una mezza rivolta e l'emendamento in aprile venne cancellato. A luglio la legge venne approvata definitivamente ed entrò in vigore senza questo emendamento. Eppure fino al 2011 (cioè per due anni dopo l'approvazione della legge) hanno circolato link che parlavano di questo fatto come una approvazione imminente. E furbescamente era stato messo all'inizio: "Nessun TG ha avuto il permesso di parlare di questo fatto". Verrebbe voglia di rispondere: "Perchè nessun TG vuole fare figure del cavolo, almeno non di questa portata colossale".
Un altro esempio è di questi ultimi mesi: il titolo varia, si va da "Stanno vendendo il nostro oro" a "La Germania vuole rubarci il nostro oro". Tutto nasce da un dato: nel bilancio di Bankitalia, al 31 dicembre 2011, il valore dell'oro conservato come riserva è calato di circa 5 miliardi rispetto al 31 dicembre 2010. Il dato è ufficiale, quindi incontrovertibile. In questi articoli (il cui contenuto è identico a dispetto del titolo) si dice che in sostanza il calo è dovuto al fatto che la Banca d'Italia sta vendendo l'oro all'insaputa di tutti. Ora, a parte che si tratta di cifre che, rispetto al nostro bilancio nazionale, sono cifre che contano poco (sono circa 100 miliardi di euro; ci paghiamo gli interessi per un anno e basta), c'è da considerare che oggi le riserve auree non contano nulla, di fatto. Da oltre 40 anni non c'è più la convertibilità aurea e la circolazione delle banconote è esclusivamente fiduciaria. In parte è una questione di prestigio avere una riserva aurea, in parte può servire a garantire un prestito tra Stati in un momento particolare. Per esempio noi impegnammo una parte del nostro oro come garanzia per un prestito di 4 miliardi di marchi che la Germania ci fece nel 1996; ma si tratta di casi particolari. E allora dove sono finiti quei 5 miliardi? Da nessuna parte, è semplicemente calata la quotazione dell'oro sui mercati internazionali. E quindi è la stessa quantità d'oro, ma il cui valore si è ridotto. Una spiegazione semplice, di quelle a cui chiunque può arrivare facilmente, se solo si ferma 5 secondi a riflettere. Ma ilproblema è proprio questo: si legge il titolo, si condivide e poi buonanotte.
Sinceramente questo fatto mi ha colpito: era solo un caso che i titoli siano sempre ben fatti, spesso anche le foto o le vignette che li accompagnano? Il problema è che seguirli fino alla fonte non sempre è facile. Di solito si finisce in pagine Facebook accessibili solo se si è "amici" di quella persona (ed ovviamente la richiesta di amicizia viene sistematicamente rifiutata) oppure in blog anonimi ma molto ben fatti. Quindi è impossibile risalire alla fonte prima.
Tuttavia un effetto lo stanno ottenendo: ormai i link informativi pubblicati su Facebook possono anche essere condivisi, ma difficilmente vengono creduti. Insomma, si sta distruggendo la possibilità di creare una via alternativa di informazione, che bypassi quella ufficiale. Sia ben chiaro: Internet è un mare sconfinato, dove si può trovare tutto e il contrario di tutto. Quindi, la ricerca di informazioni assomiglia molto al camminare senza rilevatore in un campo minato: le possibilità di acchiappare una mina sono elevate. Per evitarlo, bisogna osservare con molta attenzione, scoprire quei piccolissimi dettagli che indicano che lì può esserci qualcosa di pericoloso. Qualche volta che ho fatto notare questo, mi è stato risposto: "Ma io non sono come te, non posso verificare come puoi fare tu". Il che è vero, a volte: scrivendo notizie, mediamente sono più informato dell'italiano medio. Ma a parte che non sempre è così, resta anche il punto che qualche verifica la possiamo fare tutti. Nel caso dell'oro, si potevano verificare i prezzi, è facile trovare le quotazioni di Borsa nell'anno, sui siti economici. Nel caso dell'emendamento D'Alia, c'è il sito del Senato che è prodigo di informazioni, per chi vuol sapere chi ha fatto questa legge e chi ha presentato quell'emendamento. Come si vede, sono verifiche che sono alla portata di chiunque. Basta solo avere un po' di tempo e di pazienza, e fare qualche semplice ricerca. In questa maniera si possono evitare il 90% dei trabocchetti.
Naturalmente questa è una verifica da fare prima di pubblicare il link. Come ho già detto, nessuno (o quasi) verifica, quando condivide un link. Per cui smentirlo dopo è una perdita di tempo, la smentita non interessa a nessuno.

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di Antonio Rispoli
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