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Epatite C: al via a Salerno la rete di collaborazione

Presentato studio su nuova gestione della malattia

Epatite C: al via a Salerno la rete di collaborazione
20/06/2013, 13:27

SALERNO - Sono 84mila i malati di epatite C in Campania: 43mila a Napoli e provincia, 11mila a Salerno e provincia, 12mila a Caserta e provincia.  L'epatite C  è terza causa di morte in Italia con quasi 200mila malati l'anno. Il rischio è maggiore se l'infezione viene contratta alla nascita, con un 90-95% dei casi, e da soggetti immunodepressi (10%). La prevalenza è dello 0,1% nei Paesi occidentali, mentre in Italia è dell'1%. Si stima che in Italia i malati siano 1,5 milioni anche se, nel Belpaese non esistono dati specifici a causa della mancanza di informazione e di sensibilizzazione. Il numero dei casi denunciati si aggira attorno al 15-20%.

Fermare l’epatite C è una priorità sanitaria che richiede il massimo impegno comune, a partire dalla valutazione delle persone esposte al rischio di trasmissione del virus HCV, come coloro che hanno fatto uso di sostanze stupefacenti. I risultati dello studio condotto dall’Università di Salerno in collaborazione con l’UOC Dipendenze Asl Salerno Ds 65 Battipaglia, recentemente presentato ad Amsterdam al Congresso dell’Associazione Europea per lo Studio del Fegato (EASL), dimostrano i vantaggi per i pazienti della collaborazione sul territorio per individuare l’epatite C e intervenire in tempo, quando è ancora possibile bloccare l’infezione ed evitare le sue conseguenze.

Salerno, 20 giugno 2013 – In Campania si stima che vi siano circa 200.000 persone con il virus dell’epatite C, responsabile di oltre la metà dei casi di malattie epatiche come la cirrosi e il tumore del fegato. L’epatite C è un’epidemia silenziosa, che spesso passa inosservata perché non manifesta sintomi e viene scoperta addirittura dopo molti anni dalla contrazione del virus HCV. Individuare le infezioni e bloccare la trasmissione del virus sono due obiettivi prioritari, che impongono di non trascurare in particolare le persone a rischio di avere contratto l’infezione, come coloro che hanno fatto uso di sostanze stupefacenti. Questo il punto di partenza della collaborazione tra l’Università degli Studi Salerno e l’UOC Dipendenze Asl Salerno Ds 65 Battipaglia, che insieme hanno firmato lo studio recentemente presentato ad Amsterdam, con un abstract esposto al Congresso dell’Associazione Europea per lo Studio del Fegato (EASL).

Università e territorio alleati per contrastare l’evoluzione e la trasmissione del virus, come spiega Marcello Persico, Professore di Medicina Interna Facoltà di Medicina Università di Salerno: “Sappiamo che l’epatite C è una delle malattie più comuni tra coloro che hanno abusato di sostanze stupefacenti, tuttavia ancora oggi c’è la tendenza a non verificare la presenza del virus HCV e a non sottoporre queste persone alle terapie, perché ritenute difficili da trattare. Questo ritardo nella diagnosi e nel trattamento espone al rischio di un aumento della trasmissione del virus e compromette la possibilità di accesso precoce alle terapie disponibili, che oggi se effettuate in tempo permettono di bloccare il virus prima che questo provochi serie conseguenze come cirrosi ed epatocarcinoma. Lo studio che abbiamo realizzato in collaborazione con l’UOC Dipendenze Asl Salerno Ds 65 Battipaglia tra il 2008 e il 2011 ha coinvolto 181 persone con epatite cronica C, di cui 122 avevano abusato di sostanze stupefacenti e i dati raccolti hanno dimostrato che i risultati terapeutici raggiungibili sono molto positivi, perché si tratta spesso di persone giovani, che non hanno sviluppato seri danni epatici come la cirrosi e che in molti casi hanno un genotipo virale 3, che permette di ottenere una buona risposta al trattamento”.

Concorda Antonio De Luna, Direttore UOC Dipendenze Asl Salerno Ds 65 Battipaglia, tra gli autori dello studio: “I risultati raggiunti con questo studio dimostrano che l’epatite C non può essere sottovalutata, perché abbiamo la possibilità di bloccare l’infezione e di evitare le sue conseguenze. Le persone che hanno abusato di sostanze stupefacenti che fanno riferimento alla nostra struttura hanno bisogno di supporto e informazione costanti sull’epatite C. L’ UOC Dipendenze Asl Salerno Ds 65 Battipaglia è attiva da oltre vent’anni sul territorio nella lotta alle epatiti croniche e ha preso parte a vari studi multicentrici con rilevanti risultati. Grazie alla collaborazione con l’Università di Salerno ci è stato possibile affrontare questa vera e propria emergenza sanitaria in modo più sistematico e tangibile. La nostra attività quotidiana sul campo permette di intervenire per individuare la presenza del virus con un semplice test del sangue, e consente quindi diagnosi precoce e trattamento tempestivo, per bloccare l’infezione e in alcuni casi eradicare il virus portando a una completa guarigione. Questi risultati aprono la strada a un nuovo modello di collaborazione tra Università e servizi al territorio per una gestione più attenta ed efficace del problema epatite C”.

Conclude Massimiliano Conforti, Vice Presidente di EpaC Onlus, intervenuto in occasione della presentazione dello studio presso l’Università di Salerno: “Individuare l’infezione e arrivare al trattamento il prima possibile aumentano le possibilità di guarigione per il paziente e sono quindi una necessità e un diritto per i pazienti e per le loro famiglie. I risultati dello studio condotto a Salerno dimostrano che l’epatite C non può essere un problema trascurato perché abbiamo gli strumenti per poter intervenire. Individuare le persone a rischio, come coloro che hanno fatto uso di sostanze stupefacenti anche se in passato e saltuariamente, e verificare la presenza del virus sono obiettivi prioritari per contrastare l’epatite C e per raggiungerli serve la collaborazione di tutti”.

Concludendo il suo intervento,  Marcello Persico ha sottolineato come “l’atto aziendale è la condicio sine qua non per attrezzare una risposta alle tante richieste che vengono dalla provincia. Oggi presso l’ azienda ospedaliera universitaria lavorano 73 professori di medicina che non hanno dignità per lavorare in maniera eccellente.  Esistono molti colleghi ospedalieri che sono disponibili e felici di una integrazione con l’università perché da una sinergia nascono cose positive”. 

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di Redazione
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