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Ma loro protestano: "Colpiti perchè contro il governo"

Facebook e Istagram chiudono decine di account di Casapound e Forza Nuova


Facebook e Istagram chiudono decine di account di Casapound e Forza Nuova
10/09/2019, 10:41

Operazione di repulisti avviata da Facebook e da Istagram: decine di account di esponenti di Forza Nuova e Casapound sono stati cancellati in quanto istigano all'odio. Tra di essi quelli ufficiali dei due partiti (quelli con tanto di spunta blu, per intenderci) e quelli di Gianluca Iannone, Simone Di Stefano e Roberto Fiore. Insieme a tanti altri sconosciuti ai più. La spiegazione di Facebook è stata semplice: "Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram. Candidati e partiti politici, così come tutti gli individui e le organizzazioni presenti su Facebook e Instagram, devono rispettare queste regole, indipendentemente dalla loro ideologia. Gli account che abbiamo rimosso oggi violano questa policy e non potranno più essere presenti su Facebook o Instagram". 

Ma i diretti interessati protestano: "Ci cancellano perché eravamo in piazza contro il governo. Siamo di fronte ad un attacco discriminatorio dal parte dei colossi del web", dice Casapound. Rincara la dose Iannone: "E' un abuso, commesso da una multinazionale privata in spregio alla legge italiana. Uno sputo in faccia alla democrazia. Un abuso commesso in un giorno simbolico. Un segnale chiaro di censura che per ora colpisce noi, ma indirizzato a tutta l'opposizione al governo PD/5Stelle. Questo è solo l'inizio, chissà di cosa saranno capaci". E anche Roberto Fiore: "La Polizia politica di Zuckerberg vuole impedire che ci sia opposizione al governo di estrema sinistra e Bruxelles. Sintomatico che una cosa di questo genere accada il primo giorno di governo: tutto assolutamente pretestuoso, considerato che non c'è alcun casus belli". 

Ed è divertente sentire parlare di democrazia i rappresentanti di due ideologie che prevedono di distruggere la democrazia.

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di Antonio Rispoli
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