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Segnali di indebolimento della "creatura" di Zuckerberg

Facebook: registrato un calo di iscritti senza precedenti

Come e perché il social rischia di sparire

Facebook: registrato un calo di iscritti senza precedenti
13/06/2011, 18:06

Solo pochi minuti fa parlavamo dell'invasione dei fake di nuova generazione e, adesso, ci ritroviamo a dover registrare un calo di iscritti senza precedenti con il quale dovrà fare i conti l'apparentemente invincibile social network made in Usa.
Eppure, il destino che oggi appare come un'ipotesi remota se non addirittura impossibile, già in passato ha colpito ed impietosamente affondato altre corazzate virtuali che parevano destinate a solcare incontrastate i mari del web. Dalle cosiddette "community" come Atlantide, alle chat come Irc e C6; passando per il più recente Myspace, ogni creatura internettiana ha vissuto i fasti della moda contingente ed i nefasti effetti della velocità incontrollabile con la quale mutano la rete e i "capricci" dei suoi utenti.
Da affascinante e promettente futuro ad entusiasmante presente, fino a desolante passato: chiunque operi in ambiente web sa che le novità restano tali per pochissimo tempo e che, quando il fenomeno diviene di massa, crescono esponenzialmente le difficoltà di gestione e controllo ed il rischio di esodo altrettanto massificato.
Ma veniamo ai dati: negli ultimi mesi Facebook è cresciuto del 1,7%; molto meno rispetto al passato e comunque solo ed esclusivamente in paesi dove è approdato da poco. (India, Messico, Brasile, Colombia, Filippine ecc).
Negli altri luoghi dove il social network è presente in maniera endemica da più tempo, si è registrato invece un calo di iscritti senza precedenti. Parliamo di Stati Uniti, Canada ma anche Russia, Inghilterra, Norvegia ed altri paesi europei dove faccialibro ha conosciuto una diffusione che pareva inarrestabile. Negli Usa in particolare, nell'ultimo mese, gli utenti che hanno cancellato il proprio profilo sono addirittura 6 milioni (si è passati da 155,2 a 149,4 milioni). Decremento di utenze anche in Canada (un milione in meno)  e lieve calo (- 100.000) anche in Russia, Gran Bretagna e Norvegia.
I dati, diffusi dal sito specializzato Inside Facebook, potrebbero comunque essere letti come un "fisiologico" calo di popolarità stagionale che potrebbe poi tramutarsi in una ripresa della crescita generale. Eppure, come precedenti esperienze dimostrano (vedi ancora Myspace), quando un social network raggiunge in un paese il 50% della popolazione, è destinato poi ad affrontare una ripida parabola discendente. Altra considerazione: se è vero come è vero che i segnali di innovazione e "moda" tecnologica arrivano praticamente sempre dagli States, allora quel -6 milioni (mai registrato da quando Facebook è diventato popolare), potrebbe suggerire un declino nemmeno troppo lontano del progetto di Zuckerberg.
Del resto, anche se il rapporto nuovi utenti a livello globale fa segnare un +11,8 milioni, c'è da sottolineare che da un anno il social non era mai sceso sotto i 20 milioni di utenti in più al mese. Tra le cause dell'esodo, c'è probabilmente da riscontrare il nuovo regime di gestione delle pagine fan che limita moltissimo le possibilità di crescita delle stesse e l'interazione degli utenti. Un esempio? Mentre fino a qualche mese fa ogni iscritto alla pagina di riferimento poteva invitare tutti i propri contatti a fare lo stesso, da un po' le regole sono cambiate e solo gli amministratori possono inviare inviti a nuovi iscritti.
A questo dettaglio non trascurabile si aggiunge un altro nuovo trend di faccialibro (molto simile all'utilizzo degenerativo che ha "ucciso" Myspace): mentre fino ad un paio d'anni fa i messaggi privati per pubblicizzare eventi, prodotti ed attività di ogni tipo erano in minoranza, ad oggi la maggior parte di messaggi ricevuti in posta sono di tipo promozionale. In altri termini: l'interazione tra utenti si sta diluendo proprio come successe a partire dal 2007-2008 su Myspace; quando oramai gli unici commenti che arrivavano su profilo e posta privata degli iscritti erano quelli riferiti a promozioni di concerti, nuovi album in uscita et similia.
Anche l'esperienza facebook, dunque, conferma una regola base dell'interazione di massa su internet: quando l'autopromozione diviene ossessiva e preponderante, la maggioranza degli utenti della community decide di dirigersi verso "spiagge" meno affollate. Spiagge dove il  narcisismo virtuale o la semplice voglia di chiacchierare possano essere maggiormente appagati da un minor affollamento e da una maggiore interazione "umana".

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di Germano Milite
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