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Flora Beneduce: “Nel mondo della diabetologia si profila una rivoluzione”


Flora Beneduce: “Nel mondo della diabetologia si profila una rivoluzione”
12/11/2011, 09:11

“Nel mondo della diabetologia si profila una rivoluzione”. Così Flora Beneduce, diabetologa e primario di Medicina generale e Pronto soccorso agli ospedali riuniti della Penisola sorrentina, introduce il suo intervento nella Giornata mondiale del diabete. “Nel congresso dell’American Diabetes Assosation di San Diego si sono profilate nuove soluzioni terapeutiche, dall’insulina inalabile alle incretine sottocutanee da somministrarsi una sola volta a settimana”.
Dottoressa, può spiegarci di cosa si tratta?
L’insulina inalabile cambia la percezione della terapia per i pazienti. Infatti, dai questionari somministrati per valutare la preoccupazione riguardo al diabete e al suo trattamento, emerge un grado di soddisfazione maggiore per coloro che sono in terapia con insulina inalabile.
E per quanto riguarda le incretine?
I farmaci incretino-mimetici sono già sul mercato, ma ben presto sarà commercializzata una nuova formulazione di exenatide a rilascio prolungato, che consente la somministrazione settimanale – per questo si chiama once a week - e aumenta notevolmente l’aderenza del paziente alla terapia.
Perché la ricerca in campo medico si concentra tanto sul diabete?
Si sta ormai assistendo ad una vera e propria epidemia mondiale di diabete che nel 2025 si stima coinvolgerà ben 333 milioni di persone in tutto il mondo.
Cos’è il diabete?
Il diabete è innanzitutto un killer silenzioso. Si tratta una malattia cronica caratterizzata da iperglicemia, ovvero dalla presenza di elevate concentrazioni di glucosio nel sangue e causata dall’alterata funzione e/o quantità di insulina. L’iperglicemia cronica del diabete comporta complicanze croniche come la disfunzione e/o l’ insufficienza a lungo termine di organi e tessuti: il diabete determina il 50% delle amputazioni degli arti inferiori; può portare alla cecità, oltre ai danni vascolari e neurologici.
Quali sono le cause?
L’insorgere del diabete deriva da vari fattori come la familiarità, l’età, l’etnia ma è soprattutto collegato all’altrettanto allarmante diffusione dell’obesità: sovrappeso e obesità sono da considerarsi responsabili dell’80% dei casi di diabete. Epidemie patologiche, queste, causate di gran lunga dal delinearsi di uno stile di vita sempre più sedentario e caratterizzato dal consumo di alimenti ad alta densità energetica, ma con scarso potere saziante.
Si può tracciare un profilo del paziente diabetico?
Nel risponderle, mi attengo ai dati dell’Organizzazione mondiale della sanità. Questi attestano una situazione altamente allarmante, soprattutto nelle nostre regioni meridionali e, più in generale, nelle categorie di persone di bassa istruzione e svantaggiate i cui limiti sociali e finanziari rendono difficile l’accesso alle cure e scelte, adeguate sul proprio stile di vita e di alimentazione.
Può darci una cifra sulla diffusione della malattia diabetica?
Attualmente vi sono in Italia almeno 3 milioni di persone diabetiche cui bisogna aggiungere circa un milione di soggetti diabetici, che non ne sono a conoscenza.
Come si potrebbe contrastarlo?
Innanzitutto, migliorando l’ informazione per correggere i comuni errori nell’alimentazione e nelle abitudini di vita e adeguate strategie di educazione di massa volte a modificare abitudini ed atteggiamenti nocivi alla salute di modo da frenare il diffondersi di sovrappeso, obesità e diabete visto che, tra le tante cose, si stima che le risorse umani e finanziarie disponibili per l’assistenza alle persone obese e diabetiche potrebbero ben presto non essere sufficienti a garantire le cure più adeguate.
Perché?
L’obesità è responsabile del 2-8 % dei costi sanitari, cui vanno ad aggiungersi l’assenteismo sul lavoro, la ridotta performance lavorativa, la discriminazione ed i problemi psicosociali, oltre ad una significativa riduzione delle aspettative di vita. Solo nel 2010 il diabete ha determinato il 10-15% dei costi dell’assistenza sanitaria; e della spesa sanitaria per diabete in Italia oltre il 60% è dovuto a costi diretti per l’ospedalizzazione a seguito di complicanze acute e croniche. L’impatto sociale del diabete si avvia quindi ad essere sempre più difficile da sostenere in assenza di un’efficace prevenzione.
In concreto, quali sono i criteri preventivi da adottare?
Il gold standard per la prevenzione del diabete è rappresentato dalla modifica dello stile di vita e dalla combinazione di attività fisica e dieta corretta, da intendersi quest’ultima come terapia medica nutrizionale che riduce il rischio di diabete nelle persone obese e con alterazioni glicemiche, favorisce il raggiungimento di un appropriato controllo metabolico e previene lo sviluppo delle complicanze croniche e che prevede la riduzione dell’apporto totale di grassi e l’aumento di fibre vegetali. Importante, al fine di migliorare il controllo glicemico, di mantenere un peso corporeo ottimale e di ridurre il rischio di complicanze cardiovascolari, è anche l’attività fisica distribuita in almeno tre giorni alla settimana evitando che ci siano più di due giorni consecutivi di inattività. Si consigliano per tanto almeno 150 minuti alla settimana di attività fisica aerobica di intensità moderate e/o almeno 90 minuti alla settimana di esercizio fisico intenso.
La terapia farmacologica è insufficiente?
È più corretto dire che al fine di una migliore e proattiva collaborazione con il medico è fondamentale introdurre nuove forme di responsabilizzazione e di coinvolgimento attivo nel processo di cura: importante è ad esempio, l’automonitoraggio glicemico domiciliare attraverso la misurazione diretta e continua della concentrazione di glucosio nei liquidi che bagnano il tessuto adiposo sottocutaneo. E questa volontà di introdurre sistemi di partecipazione attiva del paziente oltre a migliorare la qualità delle cure ed aiutare i pazienti a gestire più efficacemente le proprie condizioni di salute, ha l’obiettivo di ottimizzare e contenere l’utilizzo delle risorse umane ed economiche. Inoltre si sposa con l’ovvia considerazione che l’unico soggetto in grado di contenere e ridurre i disagi della convivenza con una patologia cronica è il paziente.
Un’ ultima domanda. Come ci si accorge di essere diabetici?
Il diabete è causa scatenante di altre patologie. In primo luogo è necessario rivolgersi al medico di base e, poi, ad un centro di diabetologia. All’ospedale Santa Maria della Misericordia di Sorrento, per esempio, c’è un centro di eccellenza.

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di Redazione
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