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Gli scatti, ritraenti colleghi, diffusi per sbaglio

Foto dei pazienti su Facebook, l'infermiera si scusa tra le lacrime


Foto dei pazienti su Facebook, l'infermiera si scusa tra le lacrime
14/05/2009, 17:05

Accertamenti in corso sull’accaduto e, almeno per il momento, divieto ai dipendenti di utilizzare Facebook. Sono le misure adottate dall’Azienda ospedaliero-universitaria di Udine dopo che una infermiera ha pubblicato alcune fotografie di pazienti ricoverati nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine.

Non usa mezzi termini il direttore della struttura, Carlo Favaretti, che parla di vicenda “di una gravità assoluta”. L’assessore regionale alla Salute, Vladimir Kosic, ha affermato che “l’ospedale ha già aperto un fascicolo d’inchiesta e andrà fino in fondo”. L’inchiesta interna, affidata al responsabile per la rete Intranet e a quello sulla privacy, dovrà accertare le eventuali violazioni della legge sui dati personali, dei regolamenti interni sul comportamento dei dipendenti dell’Azienda ospedaliera e del Codice deontologico dei professionisti sanitari.

Dopo lo scandalo sono arrivate le scuse. La responsabile dell’inserimento delle fotografie, una infermiera di 29 anni, ha fatto mea culpa tra le lacrime cercando di spiegare l’accaduto. Non si trattava di fotografie sistemate per danneggiare i pazienti, ma del proprio album privato che ritraeva i colleghi, alcuni dei quali prossimi alla pensione. Alcuni ricoverati erano visibili, ma non erano riconoscibili. Il problema è nato per le scarse competenze informatiche della ragazza che, unite alla distrazione, hanno causato il ‘fattaccio’: come da lei stesso dichiarato, infatti, l’infermiera intendeva tenere un album privato visionabile soltanto dagli amici, e non si era resa conto che invece, settate in modo errato le impostazioni sulla privacy di Facebook, chiunque poteva accedervi. Le foto sono state comunque inserite dall’abitazione della donna e non sfruttando la rete aziendale.

In particolare, riferendosi alla paziente apparsa sulla prima pagina del Corriere della Sera, la donna ha spiegato che si trattava di una sua collega ed amica e che la foto era stata scattata per festeggiarla dopo un’operazione per la quale aveva avuto molto paura. Nessuna foto ‘rubata’ quindi, nemmeno scatti compromettenti, soltanto una grossa ingenuità.

Sulla vicenda è intervenuto anche Alberto Losacco, responsabile propaganda del Partito democratico. “Facebook, - spiega, - è un sistema utilissimo e moderno, tuttavia non è accettabile che diventi il megafono oggi per la morbosità delle persone, ieri per deliranti proclami a favore di mafiosi. La pubblicazione di foto di malati intubati è una gravissima violazione della privacy dei soggetti interessati e della necessaria discrezione dovuta nei confronti delle altre persone. Spero, quindi, vengano subito rimosse. Essere in un villaggio globale impone le stesse regole di civiltà che regolano i rapporti tra le persone nel mondo reale. Non siamo certo il partito delle censure, soprattutto quando si tratta di comunicazione, tuttavia è necessario fissare un limite. Un limite che gli operatori di Facebook dovrebbero in qualche modo cercare di garantire. L'eccesso e l’assenza di ogni controllo è il rischio più grande per la rete e per la sua importantissima funzione”.

Le dichiarazioni rilasciate dall’esponente del Pd sono sacrosante, ma fanno sorgere altre domande: è possibile dare la colpa a Facebook oppure si deve dare atto al social network che è impossibile monitorare in tempo reale migliaia di foto, e piuttosto che puntare il dito contro la rete non sarebbe più giusto affibbiare le giuste responsabilità a chi, della rete, anche inconsapevolmente, fa un uso sbagliato?

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di Nico Falco
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