CYBER, SCIENZA E GOSSIP - Internet

UNA RIFLESSIONE SUL TESTO.. E SUGLI ATTRIBUTI DEL DOCUMENTO

Gabriella Carlucci e la proposta per regolare internet firmata Univideo

Gabriella Carlucci e la proposta per regolare internet firmata Univideo

12/03/2009, ore 08:32 - 

E’ stata sbandierata come panacea per la pedofilia online, la nuova proposta di legge dell’onorevole Gabriella Carlucci, invece suona tanto come un ennesimo (e inutile) tentativo di imbavagliare internet. Nel testo non si parla mai di pedofilia. Mai.

Esaminiamo brevemente l’articolo 2, che è quello più importante. Nel primo infatti si specifica che la legge è valida per tutti gli apparati, fisicamente collocati in Italia, atti ad accedere ad Internet. Nel terzo invece si parla di un istituendo “Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet”.

Nell’articolo due si dice che è vietato effettuare o agevolare l’immissione in rete di contenuti in maniera anonima. Via l’anonimato da Internet, quindi. E questo vale per qualsiasi cosa, anche per un post su un blog. Si continua dicendo che chi si rende responsabile di violazioni del comma uno è da ritenersi responsabile “di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato”. E non ci sono ulteriori spiegazioni: indi, se su un blog privato un commentatore anonimo pubblica un contenuto in forma anonima, anche il proprietario del blog è ritenuto responsabile. Bella ‘porcata’, direbbe Calderoli.

Comma terzo, l’equiparazione tra un luogo virtuale quale Internet alla Stampa: per i reati di diffamazione le norme sono le stesse. Si equipara quindi un blog amatoriale e privato (usiamo sempre lo stesso esempio) ad una testata giornalistica regolarmente registrata. Scrivere ‘questa legge è una porcata’ (sempre citando Calderoli, in relazione ad una passata legge elettorale) come commento ad un post aperto su un blog equivale quindi a scriverlo su un quotidiano. Interessante sapere se, nell’eventualità che questa legge fosse approvata così com’è, anche i blog privati dovranno avere un direttore responsabile.

Il quarto comma parla delle violazioni “concernenti norme a tutela del Diritto D’Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato”, che non verranno modificate.

Non una volta menzionata la pedofilia online. Certo, impedendo che siano riversati nella rete contenuti anonimi si evita che ci arrivi anche materiale pedo-porno, ma da qui a dire che la legge è fatta per arginare il fenomeno è un passo un po’ forzato.

Ma veniamo alla parte più interessante, ovvero l’autore della legge. Ufficialmente è l’onorevole Gabriella Carlucci. I metadata del documento word, però, dicono tutt’altro. Esaminando gli attributi, infatti, si legge che l’autore del documento (salvo successiva modifica di tale ‘giovanni’) è Davide Rossi, mentre alla voce società si legge Univideo.

Ovvero, il presidente dell’Univideo che in diverse occasioni ha esplicitamente mostrato la sua avversione per la rete. I maligni potrebbero pensare che in realtà sia stato Rossi a scrivere questa proposta di legge, e che lo abbia fatto cucendola addosso all’associazione che rappresenta, che lo abbia fatto per tutelare i propri interessi, che abbia mascherato una sorta di imbavagliamento del web dietro il nobile fine di tutelare i minori vittime di violenza sessuale.

Ma i maligni resteranno delusi nell’apprendere che la stessa Carlucci ha spiegato come sono andate le cose: il suo staff aveva seguito una conferenza presieduta da Rossi e lei stessa, presumibilmente incantata dalle competenze del presidente di Univideo, ha chiesto una piccola collaborazione per stendere la proposta di legge. In via non ufficiale e nelle vesti di avvocato, si intende. Il computer utilizzato sarebbe stato un laptop in uso a Rossi, e questo spiegherebbe come mai quei dati negli attributi. Semplice, no?

E restando nel campo delle citazioni, dopo un ringraziamento a Calderoli, qualcuno potrebbe concludere con una chiosa andreottiana: a pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina.

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