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GIOVANI A RISCHIO: AUMENTANO SIFILIDE, AIDS E CLAMIDIA


GIOVANI A RISCHIO: AUMENTANO SIFILIDE, AIDS E CLAMIDIA
29/05/2008, 13:05

Precoci, disinformati, promiscui. E sempre più a rischio di malattie sessualmente trasmesse. I dermatologi riuniti dal 28 al 31 maggio al 4° Congresso Nazionale Unificato di Dermatologia e Venereologia a Napoli, lanciano l'allarme sugli adolescenti. Sono proprio loro infatti i primi a cadere nella rete di patologie come la clamidia, in aumento del 2% o la sifilide che torna a colpire dopo anni di silenzio,e comunque di tutte quelle malattie che si contraggono proprio perché si fa sempre più sesso con chi e dove capita, facendo registrare una lenta ma incessante recrudescenza del fenomeno.

 
Le vittime ideali? Sono i 'bad guy' all'italiana, cioè i ragazzi alla continua ricerca dell'avventura di una sera, incuranti dei rischi e 'nemici' del profilattico, ma in compenso irrimediabilmente affascinati dal mondo dello sballo. Sesso e droga, un connubio che moltiplica i rischi. "L'uso di sostanze stupefacenti non fa che aggravare le malattie, interferendo anche con l'azione dei farmaci", avverte Mario Aricò, presidente della SIDeMaST (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse), società scientifica che insieme all'ADOI (Associazione dei dermatologi ospedalieri italiani) ha organizzato a Napoli, dal 28 al 31 maggio, il 4° Congresso Nazionale Unificato di Dermatologia e Venereologia.
 
Il fenomeno è ancor più grave se riferito alla sifilide. "In questo caso la droga crea problemi depotenziando gli effetti della penicillina". Con conseguenze per la salute, legate anche al fatto che l'organismo ha più difficoltà a smaltire i farmaci. Gli esperti della SIDeMaST hanno osservato un ritorno di questa malattia dimenticata. La sifilide, che sembrava essersi estinta grazie alla scoperta della penicillina, è oggi una patologia in crescita. Soprattutto fra i giovani. Attualmente in Italia, spiega Aricò, si contano 1.200 nuovi casi. "Dopo l'impennata registrata nel 2001 e nel 2002 - ricorda il dermatologo - c'è stato un rallentamento. Ma la sifilide continua a correre e anche quest'anno i pazienti sono aumentati del 5%". A preoccupare gli esperti sono soprattutto le ragazze incinte che rappresentano il 10% dei pazienti. Una situazione ritenuta ancora più a rischio, dal momento che le mamme possono trasmettere l'infezione al nascituro attraverso la placenta.
 
"In casi come questi - prosegue Aricò - è importante capire quando la giovane ha contratto la malattia per curarla tempestivamente con una terapia adeguata. Se la donna si è ammalata durante il primo o il secondo mese di gravidanza, il rischio di contagio è molto alto. Occorre intervenire al più presto per evitare patologie importanti al bambino: la sifilide congenita ha forme estremamente gravi. Se non la si riconosce può portare all'aborto o causare notevoli malformazioni al feto".
 
Nel mirino della malattia finiscono soprattutto i giovani perché, spiega l'esperto, hanno abbassato la guardia. "Non c'è più attenzione ai campanelli d'allarme. Spesso i segnali fisici vengono ignorati e nel nostro reparto, nella clinica dermatologica dell'università di Palermo - segnala Aricò - arrivano sempre più pazienti con una sifilide allo stadio secondario". Alla diagnosi si arriva con circa 6-8 mesi di ritardo. Lo stesso avviene con le uretriti non gonococciche da clamidia. Infezioni sempre più diffuse nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni. L'aumento che è stato registrato quest'anno è del 2% circa. "Si tratta di patologie che possono dare problemi gravi soprattutto alla donna - avverte - perché impegnano tutto l'organo genitale. Un'infezione pelvica disseminata in soggetti immunodepressi può anche trasformarsi in setticemia". I dermatologi hanno anche problemi a capire quanti adolescenti contraggono la malattia: "I numeri che possiamo raccogliere negli ospedali non sono credibili - osserva Aricò - anche perché c'è una sacca di casi sommersi non indifferente. Spesso i ragazzi preferiscono restare nell'anonimato e si rivolgono ai propri amici, piuttosto che ricorrere all'aiuto di un medico".
 
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di Livio Varriale
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