CYBER, SCIENZA E GOSSIP - Ambiente
RAPPORTO ACTIONAID: "SONO CAUSA DELLA FAME NEL MONDO"
I biocarburanti favoriscono l'inquinamento
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01/04/2010, ore 15:50 -
ROMA - Lo sviluppo del mercato dei biocarburanti, spesso presentati come un'ottima arma nella lotta all'inquinamento, ha un impatto diretto sulla sicurezza alimentare e l'ambiente ed è una delle principali cause della crisi alimentare. Questa la denuncia del nuovo rapporto di ActionAid "Chi paga il prezzo dei biocarburanti" che getta una nuova e inquietante luce sui risvolti negativi che l'impiego dei biocarburanti ha sulle popolazioni del Sud del mondo.
Lo sviluppo del mercato dei biocarburanti - spiega ActionAid - è ritenuto una delle principali cause dell'aggravarsi del problema della fame nel mondo: secondo le stime della Banca Mondiale, infatti, la produzione di biocarburanti sarebbe responsabile per il 75% dell'aumento dei prezzi che ha portato alla crisi alimentare. La corsa a soddisfare le attuali necessità di approvvigionamento attraverso biocarburanti da parte di Stati Uniti, Canada ed Europa ha alterato in modo persistente i mercati dei prodotti alimentari. L'incremento della produzione di biocarburanti non è privo di rischi per le popolazioni locali: spesso, infatti, le multinazionali del settore operano in paesi caratterizzati dalla presenza di regimi non democratici, che per fare spazio alle piantagioni procedono ad espropri di terreni senza consultare le parti in causa e in assenza di adeguati indennizzi. Le imprese che si approvvigionano di prodotti agricoli per fini non alimentari rischiano di causare con i loro investimenti effetti disastrosi sulla sicurezza alimentare delle popolazioni locali, quando i prodotti agricoli destinati al mercato dei biocarburanti entrano in diretta competizione con quelli destinati al consumo alimentare. Inizialmente considerati come parte della soluzione ai cambiamenti climatici, in quanto responsabili di minori emissioni nocive, ora gli effetti dei biocarburanti sono stati rivalutati: se si considera l'energia utilizzata lungo tutta la filiera della produzione, i guadagni in termini di emissioni dell'uso dei biocarburanti nella gran parte dei casi sembrerebbero essere marginali o inesistenti. L'Italia è uno dei principali produttori di biocarburanti con circa il 3% del totale dei combustibili per autotrazione, percentuale destinata ad aumentare. Per raggiungere gli obiettivi europei, nel solo settore trasporti, l'Italia necessiterebbe di 2,2 milioni di ettari di superficie agricola (pressappoco equivalente alla Toscana), contro un potenziale di soli 0,6 milioni di ettari. Ciò significa che difficilmente si potranno produrre biocarburanti senza un massiccio ricorso alle importazioni, il che minaccia di annullare qualsiasi vantaggio ambientale, anche a causa delle emissioni connesse al trasporto dei prodotti agricoli dai luoghi di produzione a quelli di trasformazione. Questo vale anche per il resto d'Europa dove, nella migliore delle ipotesi, si può stimare una copertura al 2010 del 50-55% (9 milioni di ettari sui 17 milioni necessari).
Lo sviluppo del mercato dei biocarburanti - spiega ActionAid - è ritenuto una delle principali cause dell'aggravarsi del problema della fame nel mondo: secondo le stime della Banca Mondiale, infatti, la produzione di biocarburanti sarebbe responsabile per il 75% dell'aumento dei prezzi che ha portato alla crisi alimentare. La corsa a soddisfare le attuali necessità di approvvigionamento attraverso biocarburanti da parte di Stati Uniti, Canada ed Europa ha alterato in modo persistente i mercati dei prodotti alimentari. L'incremento della produzione di biocarburanti non è privo di rischi per le popolazioni locali: spesso, infatti, le multinazionali del settore operano in paesi caratterizzati dalla presenza di regimi non democratici, che per fare spazio alle piantagioni procedono ad espropri di terreni senza consultare le parti in causa e in assenza di adeguati indennizzi. Le imprese che si approvvigionano di prodotti agricoli per fini non alimentari rischiano di causare con i loro investimenti effetti disastrosi sulla sicurezza alimentare delle popolazioni locali, quando i prodotti agricoli destinati al mercato dei biocarburanti entrano in diretta competizione con quelli destinati al consumo alimentare. Inizialmente considerati come parte della soluzione ai cambiamenti climatici, in quanto responsabili di minori emissioni nocive, ora gli effetti dei biocarburanti sono stati rivalutati: se si considera l'energia utilizzata lungo tutta la filiera della produzione, i guadagni in termini di emissioni dell'uso dei biocarburanti nella gran parte dei casi sembrerebbero essere marginali o inesistenti. L'Italia è uno dei principali produttori di biocarburanti con circa il 3% del totale dei combustibili per autotrazione, percentuale destinata ad aumentare. Per raggiungere gli obiettivi europei, nel solo settore trasporti, l'Italia necessiterebbe di 2,2 milioni di ettari di superficie agricola (pressappoco equivalente alla Toscana), contro un potenziale di soli 0,6 milioni di ettari. Ciò significa che difficilmente si potranno produrre biocarburanti senza un massiccio ricorso alle importazioni, il che minaccia di annullare qualsiasi vantaggio ambientale, anche a causa delle emissioni connesse al trasporto dei prodotti agricoli dai luoghi di produzione a quelli di trasformazione. Questo vale anche per il resto d'Europa dove, nella migliore delle ipotesi, si può stimare una copertura al 2010 del 50-55% (9 milioni di ettari sui 17 milioni necessari).
di Redazione
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