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Da Napoli le ricerche di biomonitoraggio ambientale

I Molluschi utilizzati come indicatori ambientali della salute delle acque


I Molluschi utilizzati come indicatori ambientali della salute delle acque
19/02/2010, 14:02

Le ricerche si svolgono presso i laboratori del Dipartimento delle Scienze Biologiche della Facoltà di Scienze MM.FF.NN., della Federico II di Napoli. Gionata De Vico, professore ordinario di Patologia degli organismi acquatici, spiega come le patologie dei molluschi bivalvi e gasteropodi, sia di allevamento che di banchi naturali, rappresentino uno strumento di verifica dell’efficienza di interventi di monitoraggio e riqualificazione ambientale, e come siano un “elemento chiave” per modernizzare le nostre strategie di gestione degli ecosistemi acquatici mettendole al passo con quelle di altri Paesi.
Uno dei modi più efficaci per indagare lo stato di salute di un ecosistema, consiste nell’osservare le sue componenti biologiche. L’inquinamento e le alterazioni fisiche dell’ambiente, infatti, influiscono sulle comunità biotiche sia direttamente sia indirettamente, in modo che è possibile valutare l’entità dei disturbi attraverso la risposta degli organismi.
Negli ultimi decenni, tra i bioindicatori di nuova generazione, i molluschi e le loro patologie sono andati assumendo un crescente interesse per la valutazione della qualità ambientale in differenti ecosistemi acquatici.
Dal 2007 al 2009, il gruppo di ricerca (composto dalle dr.sse Serena Aceto, Olga Mangoni, Francesca Carella e Grazia Villari), con l'ausilio della Polizia Provinciale di Caserta e del Nucleo Carabinieri subacquei di Napoli, effettua un costante monitoraggio dei molluschi della foce del Volturno e delle coste Campane. Nel corso del monitoraggio, di particolare rilievo dal punto di vista ecologico è stato il ritrovamento di un raro caso di tumore maligno delle gonadi (Germinoma) in patelle (Patella coerulea) della foce del fiume Volturno - recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale "Journal of Invertebrate Pathology" insieme ad alte percentuali di lesioni femminilizzanti all'apparato genitale maschile, peraltro rarissime nella specie considerata (dati presentati all' European Congress of Fish Pathology tenutosi a Praga nel Settembre 2009), che confermano come la foce del Volturno rappresenti un'area ad alto rischio ambientale ed ecologico, questo fa riflettere sulla politica di gestione dei nostri territori e sulla necessità, non più procrastinabile, di interventi tempestivi e radicali di bonifica. Essi inoltre stimolano a rivedere l'intero impianto strutturale e normativo sulla tutela sanitaria e sul monitoraggio delle acque, oggi accentrato su poche strutture (ASL, Istituti Zooprofilattici, ARPAC), le cui competenze hanno negli ultimi anni travalicato gli ambiti originariamente loro attribuiti, trascurando la straordinaria “rete” di competenze “storiche”, fortemente strutturate culturalmente, già esistenti sul territorio in ambito di biologia ed ecologia dei sistemi acquatici (pensiamo solo alle Università e ai Centri di Ricerca quali CNR e Stazione Zoologica di Napoli); con il risultato che di fatto un retroterra culturale immenso viene mortificato a scapito del territorio, trovandosi di fronte alla necessità di “inventare” ex novo professionalità già esistenti e funzionanti, con notevoli costi aggiuntivi per la comunità. Va inoltre sottolineata l'inerzia normativa, che non è in grado, per i motivi sopra esposti, di “reggere il passo” con i risultati della ricerca, che specie in campo ambientale, fornisce ogni giorno nuovi modelli e strumenti di monitoraggio che tuttavia non possono avere immediata ricaduta sul territorio, perché non riconosciuti nell'ambito delle normative vigenti. E quindi dotarsi di strumenti legislativi elastici ed “aperti” è un altro importante passo da percorrere vero il risanamento ambientale, elemento essenziale per “l'immagine” e la “sostanza” dei nostri prodotti tipici.
La scelta dello studio dei molluschi è nata dalle risposte che questa specie integrando gli effetti di un’ampia varietà di disturbi ambientali, con risposte a diversi livelli dell’organizzazione biologica, da quello molecolare a quello di comunità, evidenziano relazioni tra le risposte individuali di organismi esposti ad inquinanti e gli effetti a livello di popolazione e possono costituire un sistema di bioindicazione di potenziali rischi per la salute umana e un sistema di verifica dell’efficienza d’interventi di riqualificazione degli ambienti acquatici.
Le popolazioni e comunità di molluschi, sono indicatori nella valutazione del degrado ambientale anche perché integrano gli effetti di fattori di alterazione ambientale sulle altre componenti dell’ecosistema acquatico, in virtù della loro dipendenza da queste per la sopravvivenza, la crescita o la riproduzione. Inoltre, poiché molte specie hanno una vita relativamente lunga, lo studio a livello di popolazioni e comunità può costituire una documentazione a lungo termine dello stato ambientale.
Lo stato di salute dei molluschi è un importante parametro del livello e del tipo di inquinamento. Danni alla salute dei molluschi si manifestano innanzitutto come conseguenza delle alterazioni dei meccanismi omeostatici (risposta da stress) indotte da agenti inquinanti o alterazioni chimico-fisiche ambientali. Numerosi sono gli indicatori di stress che possono essere correlati a situazioni ambientali alterate, che in genere evolvono verso specifiche patologie di interesse ecologico, ed in particolare: tumori e/o altre lesioni dell'apparato genitale (in particolare i cambiamenti patologici di sesso: mascolinizzazioni o femminilizzazioni).
Il significato ecologico di tali lesioni è rappresentato dal fatto che esse sono “end-points” tessutali della esposizione ad innumerevoli molecole ad attività mutagena e/o ormonale (xeno-estrogeni e/o xeno-androgeni) che si ritrovano oggi nell'ambiente quali residui di attività agricole e/o industriali, e che, raggiungendo i corpi idrici superficiali e le coste, mettono in serio pericolo gli equilibri ecologici, potendo spesso trasferire il rischio di analoghe patologie lungo la catena alimentare.

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di Nando Cirella
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