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Tavola rotonda al CNR di Napoli

Il cordone ombelicale: fonte preziosa di cellule staminali


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Il cordone ombelicale: fonte preziosa di cellule staminali
04/12/2009, 17:12

NAPOLI - Da anni sono note le funzionalità terapeutiche delle cellule staminali estratte dal cordone ombelicale, impiegate con successo nella cura di patologie come l'ictus, l'infarto e numerose forme neoplastiche. E' del 1988 il primo caso di trapianto realizzato con questo tipo di cellule su un bambino affetto da anemia di Fanconi, una grave malattia ereditaria: a più di vent'anni dall'intervento, il paziente è in vita e dichiarato ufficialmente guarito.
Sebbene il prelievo delle staminali dal funicolo ombelicale non generi complicazioni dal punto di vista etico, in quanto viene realizzato in seguito alla nascita del feto, esso tuttavia incontra ostacoli di natura economica e legislativa: vi è infatti una disposizione di legge, tuttora in vigore nonostante il successo ormai acclarato di questo metodo terapeutico, che impedisce a una donna che ha partorito e che desideri conservare il cordone per il proprio bambino - la cosiddetta donazione autologa - di farlo in una struttura pubblica. Pertanto, chi volesse assicurarsi la disponibilità in futuro di questa preziosa fonte di cellule staminali, può farlo solo recandosi all'estero o presso alcuni centri specializzati in Italia, sostenendo una spesa superiore ai tremila euro. Sull'argomento si è tenuta una tavola rotonda nella sede napoletana del CNR, nel corso della quale si sono confrontate le opinioni e le proposte di esperti come il genetista Valerio Ventruto, per diffondere la cultura della solidarietà nella raccolta e nell'utilizzo di questa importante risorsa per la nostra salute, precisando che, ai fini dell'impiego nella cura di malattie, il cordone cosiddetto eterologo ha lo stesso valore di quello autologo: di qui la proposta del professor Eugenio Mazzarella di dar vita a una "banca del cordone", una struttura pubblica finanziata dallo Stato per strutturare la raccolta delle cellule staminali.

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di Francesca Pellino
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