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Meno di 40.000 hanno aderito all'appello per lasciare fb

Il flop del "Quit Facebook Day"


Il flop del 'Quit Facebook Day'
01/06/2010, 19:06

Doveva essere un esodo epocale che servisse come protesta decisiva per le poco chiare modalità di gestione della privacy che caratterizzano il social network ideato da Mark Zuckerberg e invece? E invece ad aderire al "Quit Facebook day" sono stati poco più di 30.000 su un totale di iscritti che si appresta a toccare quota 500 milioni.
Eppure le premesse per una grande azione simbolica, con numerosi iscritti infuriati che avrebbero eliminato il proprio account in segno di protesta c'erano tutte: due ragazzi canadesi avevano persino realizzato un portale web interamente dedicato all'evento. All'interno del sito si spiegavano motivazioni e modalità dell'autoeliminazione dal social network più amato e conosciuto del pianeta. Gli organizzatori italiani del Quit Facebook day avevano poi spiegato che, la creatura di Zuckerberg "fornisce delle scelte su come gestire i vostri dati personali, ma non si tratta di scelte eque. Dal nostro punto di vista il lavoro svolto dal sito non è valido sia per quanto concerne le scelte a favore dell'utente, sia per quanto riguarda le intenzioni a monte".
Nonostante l'impegno profuso e la pubblicità ottenuta anche su diversi media, l'intera iniziativa si è pero rivelata un clamoroso buco nell'acqua. In effetti, la percentuale di esuli facebookiani si è attestata tra lo 0,005% e lo 0,007% degli utenti totali; decisamente una pallina di carta con lo sputo gettata contro una carro armato che sembra muoversi inarrestabile.
Del resto, come diversi sondaggi hanno dimostrato, la maggioranza dei frequentatori del sito blu non hanno mai avuto problemi ad iscriversi con la propria identità reale (nomi e cognomi veri e non nickname); caricarando sul social ogni tipo di informazione personale; dallo status sentimentale, al tipo di lavoro, al grado di istruzione fino alle fotografie.
Insomma, come in tanti hanno ragionevolmente notato, facebook non sembra essere stato concepito per permettere agli utenti di nascondersi dietro identità fittizie ma, in via preferenziale, per fare in modo che i membri potessero inserire più informazioni possibili sul loro conto rendendosi così riconoscibili a chiunque. La rivoluzione facebookiana, se ci si riflette, consiste diatti proprio nell'aver spinto tantissimi internauti ad interagire tra loro non utilizzando avatar o pseudonimi ma le loro identità reali. E allora Zuckerberg può star tranquillo: il suo megaportale per ora riesce ancora a fare da calamita per la stragrande maggioranza di net surfer.

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di Germano Milite
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