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Il «Messaggero di sant’Antonio» sull’ipotesi di manovra economica


Il «Messaggero di sant’Antonio» sull’ipotesi di manovra economica
31/08/2011, 10:08

Nel suo editoriale, Ugo Sartorio, direttore del «Messaggero di sant’Antonio», invita ad «aggredire» il problema dell’evasione per non pesare sulle spalle dei soliti «tar-tassati».

Padova, 30 agosto 2011. Scarsa attenzione alle famiglia e alla crescita. Il «Messaggero di sant’Antonio», il mensile, edito dai francescani conventuali di Padova, più diffuso nel mondo (800 mila copie in oltre 160 Paesi, 9 edizioni in 8 lingue e una rivista per ragazzi), non usa mezzi termini per denunciare alcune vistose lacune della manovra economica in discussione in questi giorni in parlamento. Lo fa il direttore della rivista, Ugo Sartorio, nell’editoriale del numero di settembre appena uscito.
Il periodico entra subito nel merito della questione: sacrifici si possono fare e si fanno se è almeno possibile vedere una luce oltre il tunnel. «Gestire una crisi senza offrire prospettive – scrive il direttore – è del tutto demotivante per chi deve poi pagare tasse e balzelli. Ma anche per i giovani, sui quali questa crisi pesa come un macigno: ora la qualità già precaria del loro futuro è, se possibile, ancora più compromessa».

Per il mensile cattolico non ci si trova di fronte a una crisi economica congiunturale ma strutturale, planetaria, soprattutto dell’Occidente che vede sfumare ogni realistica possibilità di ripresa e rilancio in tempi brevi. «Si insegue l’emergenza, si rattoppa al meglio, legati a doppio filo all’altalena di mercati finanziari bizzosi e intransigenti certamente manipolati» aggiunge Sartorio. Sorprende, continua l’editoriale del «Messaggero di sant’Antonio», questa manovra shock ricca di discussioni su tassazioni, prelievi fiscali, età pensionabile, contributi di solidarietà, tagli ai costi della politica (che il mensile si augura più decisi), abolizione di province e comuni. «Eppure la crisi era iniziata fin dal 2008. Prima si è detto che non era grave ma passeggera, anzi “solo psicologica”, poi che non ci riguardava – sottolinea ancora il direttore –, per il fatto che le banche erano state sempre virtuose, e alla fine si è dovuto correre ai ripari, in fretta e furia, incalzati dall’Europa e dallo spettro del default». Mentre la famiglia, prosegue il direttore, aspetta di essere considerata, finalmente, come realtà determinante sulla quale investire: pagare tasse sul reddito non è la stessa cosa se si è single o sposati con due tre figli. Il buon senso dovrebbe prevalere.

Il periodico usa toni forti anche sul tema evasione, spina al fianco del nostro erario. «Occorre “aggredire” il problema – si legge nell’editoriale –, vera strada maestra per non pesare ulteriormente sulle spalle di chi è già stato tassato (tar-tassato), per i soliti noti per i quali il prelievo è alla fonte, preciso come orologio svizzero. L’enorme cifra di 270 miliardi di euro di imponibile che ogni anno vengono sottratti all’erario fa pensare a un’anomalia che sta alla radice del problema: una campagna in tal senso costituirebbe una finanziaria permanente, finalmente pagata da tutti e con equità».
L’impressione, scrive ancora padre Sartorio, è che la vita di noi tutti stia cambiando e non in meglio. Il direttore del «Messaggero di sant’Antonio» ricorda poi quanto scrive il sociologo Marco Revelli, nel saggio «Poveri, noi»: «Negli ultimi anni, in Italia, siamo declinati credendo di crescere. Siamo discesi illudendoci di salire. Viviamo con la testa nel mondo fantasmagorico del consumo opulento; abbiamo aspettative da consumatori ricchi ma poggiamo i piedi, e tutto il corpo, sulla linea di galleggiamento».

«È un realismo – osserva Sartorio – che inquieta e fa paura». E conclude: «Oltre a parlare di soldi, come cristiani dobbiamo cominciare a parlare di stili di vita, non per sottrarre ma per aggiungere qualità e sostenibilità alla vita di tutti».

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di Redazione
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