Cyber, scienza e gossip / Alieni

Commenta Stampa

Il potere analgesico della musica

Il “ritmo” della terapia antidolorifica


Il “ritmo” della terapia antidolorifica
05/01/2012, 12:01

“La melodia ogni dolore si porta via”. Sembrerebbe un motto spiritoso da ripetere a un bambino che cadendo si è fatto la “bua”, ma per quanto l’apparenza possa trarre in inganno, questo “adagio” ha invece la sua veridicità. Non sveliamo niente di sconosciuto, ovvio. Da anni esiste chi pratica la musicoterapia e chi sceglie di alleviare le proprie sofferenze affidandosi al potere della musica. La musica ha la capacità di rilassare il cervello, di “distrarre” la sua attenzione e potarla “altrove”. Come la preghiera per chi ha la fede, lo Yoga per chi ama la meditazione, il disegno per chi ama dipingere. Ma uno studio condotto di recente e poi pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica Journal of Pain, ha analizzato gli effetti analgesici della musica su un campione di 153 persone, stimolate dolorosamente sulle mani ed invitate al contempo ad identificare canzoni e motivetti famosi. I neuroscienziati di un’ èquipe dell’Università dello Utah, hanno “somministrato” musica ai volontari. Su 148 volontari sono stati sistemati degli elettrodi per causare loro diverse tipologie di dolore, più o meno acuto, in vari momenti dell’esperimento. Ad una parte di essi è stata offerta la possibilità ascoltare musica attraverso una cuffia, per l’intera durata del trattamento. I tracciati delle loro reazioni cerebrali hanno mostrato che i pazienti maggiormente focalizzati sulla melodia, hanno avuto una percezione molto più bassa del dolore e sono riusciti a prepararsi mentalmente per superare la fitta che di lì a poco sarebbe stata inferta. Gli effetti positivi sono stati riscontrati per lo più nei soggetti che vivono con molta ansia la propria quotidianità: persone nervose, depresse, ipocondriache. Quelli “sicuri di sé”, che non sono normalmente preda di ansie nella loro vita, hanno avuto più difficoltà ad accettare l’azione della musica sulla propria mente e quindi a lasciarla agire come antidolorifico. Uno studio meno recente, che risale al 2009, in effetti aveva già verificato che la musicoterapia applicata in qualità di analgesico, fosse foriera di grandi risultati, in special modo sui bambini. I piccoli pazienti necessitavano di una quantità inferiore di morfina se dopo un intervento veniva fatta ascoltare loro musica. Di certo occorreranno ulteriori ricerche su larga scala per approfondire il potenziale analgesico della musica, ma nel frattempo, siamo certi che i musicisti tutti, saranno ben orgogliosi di questi risultati e saranno legittimati ancor più ad amare il proprio lavoro!

Commenta Stampa
di Rosa Vetrone
Riproduzione riservata ©