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In Campania 450.000 persone soffrono di stipsi cronica


In Campania 450.000 persone soffrono di stipsi cronica
30/03/2012, 15:03

Napoli, 30 marzo 2012 – Il 10% della popolazione adulta italiana soffre di stipsi cronica, una malattia che presenta un notevole impatto negativo sulla vita sociale e professionale di chi ne soffre e che si traduce, inoltre, in alti costi economici sia diretti (acquisto di farmaci, visite mediche, assistenza , ricoveri), sia indiretti (assenza dal lavoro). In Campania la prevalenza è sovrapponibile alla media nazionale, ciò significa che nella Regione oltre 450.000 abitanti soffrono di questo disturbo.

Della patologia e dei percorsi diagnostici e terapeutici si è parlato oggi in occasione di un simposio dal titolo: “Nuove prospettive terapeutiche nella stipsi cronica” all’interno del 18° Congresso Nazionale delle Malattie Digestive FISMAD, in corso a Napoli fino a 31 marzo 2012, presso la Mostra d’Oltremare.

La stipsi cronica non si limita soltanto all’alterazione dell’alvo, ma è caratterizzata da una sintomatologia molto complessa che compromette seriamente la qualità di vita dei pazienti: gonfiore, sforzo, sensazione di evacuazione incompleta, fastidio addominale sono le manifestazioni più fastidiose avvertite da gran parte dei pazienti, di cui la maggior parte sono donne (circa l’80%), con un’età media di 50 anni.



Una recente indagine (LIRS – Laxative Inadequate Relief Survey) condotta a livello nazionale da Doxa Pharma, con il supporto non condizionato di Shire Italia, su un campione di 900 pazienti con stipsi cronica, afferenti a 39 centri di gastroenterologia in tutta Italia, ha indagato proprio l’impatto della stipsi cronica sulla qualità di vita dei pazienti.

Dall’indagine LIRS risulta, infatti, che il 46% del campione giudica “non buona” la propria salute e, in generale, chi soffre di questa patologia percepisce la propria condizione di malato cronico e avverte la medesima limitazione di questa condizione al pari di un iperteso o di un malato di artrosi e in modo maggiore rispetto a chi soffre di emicrania.



“La stipsi cronica è un disturbo che condiziona la vita e restituisce un profondo disagio, determinando un processo di ridefinizione della propria normalità – dichiara il Professor Rosario Cuomo, Associato di Gastroenterologia all’Università Federico II di Napoli – Le implicazioni emotive, poi, al pari di quelle fisiche, provocano un’alterazione del benessere del paziente, condizionando il modo di affrontare la quotidianità. E’ importante sottolineare che i pazienti affetti da questo disturbo sperimentano una reale sofferenza, che compromette la qualità di vita personale e lavorativa – continua Cuomo - e questo ha un’importanza sociale, non solo individuale, con ripercussioni economiche rilevanti”.



Dalla ricerca LIRS è emerso, infatti, che il numero delle ore lavorative perse in una settimana a causa della stipsi cronica va da 4 ore nei casi più gravi a circa 1 in quelli più lievi. Partendo da questo dato, si è calcolato che un paziente affetto da stipsi cronica grave costa in media, in termini di assenteismo, 1.500 € all’anno. Senza contare che, oltre alle ore lavorative perse, c’è un problema di riduzione della performance lavorativa che, nei pazienti più severi, arriva al 35%.



“Se un paziente con episodi di stipsi – sottolinea Cuomo – dopo una prima correzione del proprio stile di vita, come un regime alimentare adeguato (maggiore assunzione di frutta, verdura e acqua) e un aumento dell’attività motoria, non percepisce alcun beneficio, è opportuno che si rivolga a uno specialista gastroenterologo. Questi, infatti, valuterà, a seconda dei casi, la necessità di ricorrere a terapie farmacologiche o effettuare esami strumentali”.



Ad oggi, le opzioni terapeutiche utilizzate nei casi di stipsi cronica sono rappresentate principalmente dai lassativi (formatori di massa, osmotici, stimolanti), che non sempre, però, portano risultati risolutivi.

Dall’indagine LIRS risulta, ad esempio, che solo 1 paziente su 5 è soddisfatto della terapia in atto, mentre la percentuale di chi si dichiara insoddisfatto va dal 35% per i pazienti di grado moderato al 50% per quelli più severi.



“Fortunatamente – conclude Cuomo – oggi la classe medica ha a disposizione una nuova opzione terapeutica rivolta alla popolazione femminile affetta da stipsi cronica che non ha trovato una risposta soddisfacente alle terapie tradizionali. Si tratta di un farmaco appartenente alla classe farmacologica dei procinetici. Tale molecola favorisce la motilità dell’intestino attraverso un migliorato coordinamento dei movimenti peristaltici che portano i contenuti intestinali verso il retto, facilitando, quindi, la normale evacuazione”.



La stipsi cronica è una patologia alla quale non ci si abitua, anzi, con il passare degli anni i sintomi peggiorano. Per questo motivo diventa fondamentale un tempestivo e corretto approccio diagnostico e terapeutico.

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di Redazione
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