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E' in questo periodo che nasce il pomodoro del piennolo

In produzione i primi "Piennoli Dop"


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In produzione i primi 'Piennoli Dop'
03/08/2010, 15:08

NAPOLI - L'Italia ha un nuovo prodotto DOP, uno speciale pomodoro che –se mai avete avuto la fortuna di assaggiare- rimane saldo nella memoria.  Inutile nasconderlo, un sapore come pochi possono vantare e qualità organolettiche veramente da numeri uno! È il pomodoro del Piennolo del Vesuvio, il cui Regolamento Comunitario di riconoscimento della Dop, uscito sulla Gazzetta Ufficiale Europea il 17 dicembre scorso, ha reso ufficiale la denominazione: un lungo iter, quello per l'ottenimento della Dop, iniziato nel 2003 con la presentazione al ministero delle Politiche Agricole e Forestali dell'istanza di registrazione della denominazione da parte del Comitato promotore. Il Piennolo è una varietà che dà i suoi frutti nelle ardue pendici del Vesuvio – da cui prende il nome di Pomodorino Vesuviano, in gergo piennolo o o’piennulo-, proprio all’interno del Parco Naturale. Ha una pezzatura di circa 20-25 grammi, forma ovale e due caratteristici solchi laterali dette coste che lo distinguono nettamente dal vicino parente siciliano “pachino”. All’estremità inferiore termina con una punta, il pizzo, peculiarità che lo rende ulteriormente riconoscibile. La buccia, saldo baluardo per la conservazione, è compatta e spessa, la polpa è densa dal tipico sapore acidulo-dolce, conferitogli dall’equilibrata concentrazione di zuccheri e sali minerali. Il colore è rosso fuoco e dalla tradizione contadina apprendiamo di come questo particolare gli sia stato trasmesso dalla lava del vulcano, nutrimento delle radici della pianta. La difficile coltivazione del Piennolo esonera da arringhe sul prezzo un po’ elevato: cresce tra i 150 ed i 450 m sopra il livello del mare, senza irrigazione, così da dare basse rese, intorno ai 70-80 q/ha. I terreni ad esso più conformi, inoltre, risultano spesso ostici: trovandosi a quote elevate sono difficilmente raggiungibili e la coltivazione della terra, scura e sabbiosa per le colate laviche, si dimostra quanto mai problematica.

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di Nando Cirella
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