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Inquinamento industriale: l’Italia e i suoi veleni


Inquinamento industriale: l’Italia e i suoi  veleni
21/02/2012, 09:02

«L’Italia sta pagando un prezzo altissimo all’industrializzazione. Molto resta ancora da fare per bonificare l’ambiente». Lo scrive il Messaggero di sant’Antonio, numero di febbraio, nell’articolo di apertura del periodico (diffuso in quasi 160 Paesi del mondo, 520 mila copie in abbonamento soltanto in Italia), dal titolo «Veleni d’Italia», firmato da Alessandro Bettero. Una mappa dettagliata delle aree del nostro Paese racconta decenni di sviluppo selvaggio che ha contaminato l’ambiente.
I danni provocati alla salute sono gravissimi: migliaia di cittadini colpiti da malattie e lutti. «A osservare bene la carta geografica dell’Italia dei veleni, elaborata dall’Istituto superiore di sanità, vengono i brividi», si osserva nel servizio.

Le aree interessate da condizioni di inquinamento industriale, sono la cruda realtà fotografata da Sentieri, acronimo di «Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio inquinamento»: la prima mappa dell’Italia avvelenata da amianto, diossina, idrocarburi, metalli pesanti. Responsabile non è solo la chimica, ma anche l’industria petrolchimica e della raffinazione, quella siderurgica, l’industria che produce energia elettrica, le miniere, i siti collegati all’amianto e ad altre fibre minerali; le discariche e gli inceneritori.

Piemonte, Sardegna e Campania stanno pagando il prezzo più alto. Ma anche il Veneto, con Porto Marghera, Venezia e Mestre. «Molte aziende – afferma Paolo Rabitti, ingegnere e urbanista, consulente delle Procure italiane in alcuni dei più importanti processi istruiti su casi di inquinamento ambientale – quando dovrebbero iniziare a bonificare le aree che hanno inquinato, preferiscono chiudere e trasferire gli impianti industriali nei Paesi in via di sviluppo, in Asia o nell’Est europeo, continuando così a inquinare altrove piuttosto che provvedere alla bonifica da noi come prescrive la normativa italiana ed europea». E aggiunge: «Purtroppo, se non interviene lo Stato, non si procede con le bonifiche. E, a volte, non si bonifica neanche quando ci sono i soldi per farlo».

Intanto si continua a morire. Se ieri i protagonisti occulti del nostro “benessere” erano l’amianto, il cvm, gli idrocarburi, i metalli pesanti, oggi lo sono le polveri sottili – prodotte da automobili, riscaldamento ed inceneritori – e l’elettrosmog: elettrodotti, ripetitori e telefonia mobile. Siamo proprio certi – conclude il periodico – che non stiamo ripetendo gli stessi errori?

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di Redazione
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