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Ma dietro le scuse, ci sono solo interessi economici

Internet, è "guerra" di privacy con Google+ e Facebook


Internet, è 'guerra' di privacy con Google+ e Facebook
06/08/2012, 10:04

Negli ultimi tempi Facebook ha dichiarato una vera e propria guerra a pseudonomi e nickname. Se ha sospettiminaccia di bloccare l'account, se non verrà messo il vero nome; chiede (e sarebbe interessante sapere con che diritto) numeri di telefono e fotocopie di carte di identità agli utenti che si iscrivono; e così via. La giustificazione ufficiale è per evitare che ci si nasconda dietro l'anonimato per insultare le persone, creando problemi al social network. Una scusa molto debole, per non dire inesistente: se così fosse, allora ci dovrebbero essere sanzioni specifiche per chi insulta. Ma qualche breve esperienza personale permette di concludere che si può insultare liberamente, senza tema di sanzioni. E anche il controllo dei nomi ha portato a risultati paradossali: Milite (vero cognome) non va bene; Milites (soldati in latino; e comunque un cognome falso) va benissimo. 
Ma in realtà la vera battaglia è economica: in barba a tutte le leggi, si sa che la potenza economica di Facebook sta proprio  nei nomi, nelle descrizioni delle abitudini dei singoli, che gli utenti descrivono nei loro profili e che sono utilizzati come base per campagne pubblicitarie spesso mirate a quella persona, usando i cellulari che sono stati dati. 
Facebook spinge anche gli utenti alla delazione: posta la foto di un contatto dal nome sospetto ai suoi contatti e chiede se quel nome sia quello vero. Il no è subito accettato, per il sì te lo chiede più e più volte.
Per questo anche Google+ a breve comincerà la sua battaglia ai nick, spingendo i propri utenti a mettere i nomi veri. E per gli stessi motivi. 
E anche con Twitter cominciano i problemi, date le pressioni di molte polizie affinchè anche lì i nick vengano eliminati a favore di un indirizzo vero.
Ma il discorso della sicurezza è una falsa scusa, anche e soprattutto per la Polizia: basta un controllo e sono immediatamente in grado di risalire all'IP dell'utente sospettato di un reato e da qui al numero di telefono corrispondente. 

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di Antonio Rispoli
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