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Come e perché virtuale e reale coincidono

"Internet non è il mondo reale", sostengono i matusa italiani


'Internet non è il mondo reale', sostengono i matusa italiani
09/06/2011, 17:06

"Internet non è il mondo reale". Quante volte i net surfer più assidui si sono sentiti ripetere questa siderale banalità dai consueti matusa (di tutte le età) che vedono l'ambiente web come qualcosa di "esotico", astratto; etereo e quindi assolutamente scollegato con il mondo reale?
Lo snobismo pregiuduziale verso la rete (ed in particolare verso il web 2.0) è figlio di un atteggiamento miope che ha da sempre caratterizzato l'approccio a tutte le novità proposte dall'ingegno umano. Dal cinema che abbandonava il muto, arrivando alla tv a colori ed ai telefoni cellurari, tutti i prodotti che rappresentavano un'innovazione subivano l'ostracismo dei "nostaglici". In Italia, dove sono note l'allergia di massa allo "sperimentale" e la polverosa gerontocrazia culturale subita (ed assimilata) anche dai più giovani, si osserva dunque lo stesso tipo di diffidenza guidata da profonda ignoranza verso il nuovo.
Non ci si rende conto, ad esempio, che gli autentici disadattati del 2011 sono proprio coloro che risultano incapaci di dare la giusta considerazione ai social network ed all'interazione con il mondo cibernetico. Giusto per fare qualche esempio ai numerosi e sprovveduti detrattori del web, basta citare la vittoria del presidente americano Barack Obama: una campagna elettorale, quella dell'attuale inquilino della Casa Bianca, che si è mossa in netta prevalenza su internet (myspace, youtube). E, proprio grazie l'uso sapiente e pervasivo della "net" (l'ambiente che non sarebbe reale), il presidente ha vinto con relativa facilità sui suoi oppositori.
Altro esempio (probabilmente ancora più eclatante) di personaggio che ha saputo trarre il massimo vantaggio dalla rete e dal cosiddetto "virtuale" è un certo Mark Zuckerberg: da un semplice sito dove gli studendi universitari commentavano le proprie foto in pieno regime di frivolezza, è nato un colosso da oltre 500 milioni di utenti e dal valore multimiliardario. Per non parlare di Google; motore di ricerca che grazie al "non reale" è diventato una delle aziende più potenti e ricche del mondo.
Ci sarebbero poi  da citare gli innumerevoli esempi di persone che, passando ore, giorni, settimane e mesi sui social network, sono riuscite poi a trasportare in piazza un "sentimento" e a creare dei veri e propri movimenti civici (vedi Indignados).
Ancora: innumerevoli sono i casi di giovani e meno giovani che trovano interessanti occasioni lavorative esclusivamente grazie al corretto utilizzo del web. Il bello di internet, inoltre, è che ha la capacità di essere spietata con i "fenomeni da baraccone" ed i vari egocentrici a perdere a relativamente meritocratica con chi è dotato di idee originali e talento. Ciò perché è un media interattivo-creativo, che garantisce un dialogo diretto tra l'attore e lo spettatore. Inoltre, come ho scritto anche nel saggio pubblicato all'interno del libro:"Pratiche collaborative in rete", l'ambiente internet diviene spesso una vera e propria palestra di vita; un'occasione d'accrescimento culturale e conoscivito e di crescita psicologica.
Anche in merito alla considerazione un po' razzista dei net-surfer più appassionati che sarebbero tutti (o quasi) "sociopatici", c'è da osservare la superficialità e la miopia dimostrata dagli allergici al nuovo: se infatti un emarginato di Napoli, fino alla fine degli anni 90, difficilmente poteva trovare altri suoi "simili" in giro per l'Italia e per il mondo e sentirsi così meno solo, oggi, grazie alla connessione "glocale", è possibile anche per persone con problemi di "timidezza" trovare una compagnia che, per quanto virtuale, rappresenta comunque una consolante alternativa alla solitudine reale.,
In conclusine, è comunque doveroso precisare che questo editoriale non vuole essere un inno acritico al mondo internettiano. L'intento, difatti, era ed è solo quello di sfatare, con considerazioni che in tanti (fortunatamente) reputeranno fin troppo scontate, le banalità che la moda e l'atteggiamento nostalgico esprimono quando si parla di virtuale. Non a caso, il tanto osteggiato facebook, è divenuto in pratica un'enorme banca dati attraverso la quale le aziende possono non solo leggere i curriculum degli iscritti (da notare la modifica della sezione info; resa più ordinata e professionale) ma anche valutare le "personalità" degli utenti iscritti.
Continuare a sostenere che virtuale e reale non sono oramai intimamente e perennemente connessi, dunque, significa essere del tutto sordi ai cambiamenti socio-economici e dimostrarsi inconsapevoli alleati di quel sistema vecchio, ermetico, antimeritocratico e nebuloso che tanto si critica all'interno dei bar e delle piazze e che, paradossalmente, viene poi scardinato e modificato solo quando si usa l'ancora sottovaluto virtuale per coordinarsi, confrontarsi e, perché no, anche scontrarsi aspramente.

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di Germano Milite
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